Chi è, chi non è (diverso da ki)

    “Chi è, chi non è (diverso da ki)”, uno degli “effetti collaterali” più positivi della produzione laboratoriale di Teatron, ha portato in teatro gli studenti dei licei classico e scientifico per costruire uno spettacolo tecnicamente pregevole ed emotivamente superlativo.
Merito delle Ombre, sempre più consistenti, determinate e pronte a cogliere ogni opportunità affinché la cultura “teatrale” [...]

    Chi è, chi non è (diverso da ki)”, uno degli “effetti collaterali” più positivi della produzione laboratoriale di Teatron, ha portato in teatro gli studenti dei licei classico e scientifico per costruire uno spettacolo tecnicamente pregevole ed emotivamente superlativo.
Merito delle Ombre, sempre più consistenti, determinate e pronte a cogliere ogni opportunità affinché la cultura “teatrale” sia fruibile per tutti. Marica Girardi, insegnante “modello” di indole “gioiosa e giocosa”, appena “ieri” sullo stesso palco con il Teatro del V.A.G.O., ha lavorato per mesi con serietà e competenza. Le sue urla dietro le quinte facevano tremar le tende, ma il luccichio nello sguardo raccontava un’altra storia… Con lei Rosanna Ventura, sue le scenografie minimali eppur ad effetto, Mariana Borrelli, jolly organizzativo e Rosa Angela Silletti, cuore della comunicazione.
“Tutto esaurito” nel teatro Rossini la sera dell’11 maggio. Alle 21 in punto gli attori erano in scena, il nastro adesivo steso sul pavimento segnava il confine tra accademici ed esperienziali, teorici e pragmatici. Chiude la querelle su questa prima “diversità” una pioggia di “vorrei”, sanno di lacrime, ne conservano il tepore, giungono dritti al cuore e sciolgono ogni gelo… “Vorrei che le mie parole abbiano il coraggio di non essere solo parole, che fossero così piene di significato, da poterle anche tacere…”.
Seconda diversità, la più scontata, quella tra uomo e donna, esasperata in un monologo di Giorgio Gaber sulle note di “Cara di amo” di Elio e le Storie Tese. Obiettivo pienamente raggiunto: far riflettere sorridendo. “Un uomo è un uomo a volte prima, a volte dopo, a volte mai” ed ancora “Gli uomini si sono sempre occupati del potere sulle cose, le donne del potere sulle persone…”. Dopo esilaranti scambi e battute al vetriolo si concorda che “senza due corpi e due pensieri differenti, non c’è futuro”.
La terza diversità, si avvale di una metafora, geniale l’idea della bambola “pensante e parlante”. Il suo dramma è esser viva, pensare ma non poter comunicare, “impotente, immobile, senza un’espressione… “ a parte quella cucita sul suo viso. Scopre che anche nell’attuale condizione il suo destino è la solitudine, che le “bambole” umane nel suo mondo di bambola non sono “vive”, ora che lei lo è.
Nella lettura del loro diario è racchiuso l’universo dei “non mi piace”, la bambola comprende e sorride, ora sa che può scegliere, può decidere, può dimenticare, può accettare di essere diversa e di vivere diversamente. Ottima l’interpretazione, suggestivo il gioco di luci.
Sul palco per i saluti c’eran proprio tutti: Carmela Alanzi, Alessia Antonicelli, Rossella Bellacicco, Donatella Capurso, Chiara Cardetta, Maria Castiglione Minischetti, Anna Valentina Catucci, Stefania Ciccarone, Lara Chimienti, Marianna Colafemmina, Valeria Di Mola, Giusy Debernardis,Roberta Dellisanti, Daria Girardi, Stefania Gasparro, Vincenzo Grandieri, Debora Leo, Eustachio Martellotta, Domenica Masi, Vito Melchiorre, Simona Miccolis, Antonella Milano, Eugenia Paradiso, Maria Paradiso, Natalia Petrera, Giuseppe Rizzi, Sara Rizzi, Elena Rubino, Mariachiara Russo, Francesca Santoiemma, Giada Scarnera, Nicolò Soldato, Cristina Solazzo, Giovanna Spinelli, Valentina Tafuni, Gaia Vignozzi e Federica Vitale.
Dalila Bellacicco
 
 

   

29 luglio 2010

  • Scuola di Politica

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