La provincia: proviamo a capire come funziona (Parte 2 di 2)

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La provincia, ente intermedio tra comune e regione ha il compito di curare e di promuovere lo sviluppo della comunità provinciale.
 
Gli organi fondamentali della provincia sono tre: il Consiglio, la Giunta e il Presidente. Il presidente viene eletto direttamente dal popolo; la giunta di fatto viene nominata dal presidente della provincia inoltre viene presentata e approvata dal consiglio provinciale. E poi il consiglio provinciale che viene eletto dal popolo.
Questo il compito dei vari organi: il consiglio provinciale viene eletto normalmente ogni cinque anni, c'è stato un periodo in cui veniva eletto ogni quattro anni poi portato a cinque.
 
Il consiglio provinciale è un organo di indirizzo e di controllo politico amministrativo, anche qui dice il prof. Nicola Occhiofino: “permettetemi di sottolineare che non è più tanto organo di controllo politico amministrativo, io ho assistito ad annate in cui il consiglio provinciale poteva parlare di tutto, però si limitava solo ad un solo compito di controllo politico amministrativo, quello del bilancio. Per il resto era come se non ci fosse, come se non avesse responsabilità diretta. E qualche volta anche sullo stesso bilancio che è rimasto l'unico atto sul quale il consiglio provinciale decide, attraverso tanti meccanismi interni spostato dalla sua approvazione. Se il bilancio non viene approvato bisogna andare a casa. Ma ripeto è l'unico atto di controllo politico amministrativo vero che un organo come il consiglio oggi ha. Si possiamo richiamare tante altre cose che il consiglio può fare, però di fatto dal punto di vista del controllo politico vero rimane l’unico atto e basta”.
 
Il consiglio ha competenza su atti fondamentali che sono quelli indicati dall'articolo 42 del testo unico. Il consiglio può essere sciolto nei seguenti casi: se compie atti contrari alla costituzione, per gravi violazioni di legge, per gravi motivi di ordine pubblico, quando non viene assicurato il normale funzionamento dello stesso organo ed infine per la mancata approvazione del bilancio.
 
La giunta: collabora con il presidente della provincia nell'amministrazione dell'ente, è competenza dei componenti della giunta tutto ciò che non è di competenza del consiglio. La giunta è un organo collegiale, molte volte è un ente che non vive di luce propria ma vive di luce riflessa rispetto alle scelte che il presidente compie nell'attuale fase.
I compiti del presidente della provincia sono quelli di rappresentare l'ente, sovrintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici e alle emanazioni degli atti. Nomina e revoca gli assessori, adesso potremmo dire gli assessori non rispondono più al consiglio ma al presidente. Il presidente è libero di sostituire un assessore, poi comunicherà al consiglio l'avvenuta sostituzione.
 
Anche qui viene fuori la pericolosità di questo meccanismo rispetto al quadro oggettivo di riferimento e di controllo che una democrazia richiede. Le dimissioni implicano la decadenza della giunta, lo scioglimento del consiglio e il ricorso obbligatorio a nuove elezioni. Vediamo ora quali sono i compiti e le funzioni della provincia, i quali ci permetteranno di comprendere meglio circa l’utilità o meno di questo ente.
 
Ai sensi dell'articolo 19 del testo unico degli enti locali (che riprende la 142/90 integralmente perché appunto è il testo unico), alle province spettano le funzioni amministrative che riguardano la sezione intercomunale o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori: difesa del suolo (mi fermerei qui perché questo nostro paese sulla difesa del suolo è proprio messo male. È una delle più grandi omissioni che sono state compiute in questo paese, e i compiti della provincia incominciano proprio con la difesa del suolo), tutela e valorizzazione dell'ambiente, prevenzione delle calamità, tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche, valorizzazione dei beni culturali, viabilità e trasporti, protezione della flora della fauna, parchi e riserve naturali, caccia e pesca nelle acque interne, organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore, servizi sanitari di igiene e profilassi pubblica attribuiti dalla legislazione statale o da quella regionale, compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica, la formazione professionale compreso l'edilizia scolastica attribuita dalla legislazione statale e regionale.
 
Poi raccolte le elaborazioni dati, con l’assistenza tecnico amministrativa e gli enti locali, la provincia in collaborazione con i comuni sulla base di programmi, promuove e coordina attività nonché realizza opere di rilevante interesse provinciale sia nel settore ecologico, produttivo, commerciale e turistico sia in quello sociale, culturale e sportivo.
 
Dalla semplice lettura di tali funzioni, credo che si possa dedurre che non sia un ente che non ha da fare, dipende da come certe cose vengono affrontate e risolte, dipende dalla statura della classe dirigente. Molte volte nella provincia basta fare quattro o cinque cose di grande portata per caratterizzare la vita di un ente locale, questo vale anche per le amministrazioni comunali, per le città metropolitane e per le aree metropolitane.
Alla provincia spettano entrate tributarie, tasse dovute a trasferimenti. Anche qui ci troviamo dal punto di vista formale di fronte a delle contraddizioni: un governo centrale che nel programma col quale si è presentato al popolo diceva che bisognava sopprimere le province, di fatto con questo stesso governo sono nate altre province. Ecco le contraddizioni enormi e negli ultimi tempi, giustamente, vengono date dalla regione alla provincia alcune funzioni che non erano state attribuite, come la formazione professionale, questo nella nostra regione.
 
Questo è il quadro degli enti locali che il prof. Nicola Occhiofino ci descrive, al quale secondo lui vanno aggiunte alcune riflessioni. Il riferimento è alla politica rispetto alle Istituzioni: il nostro docente ritiene che sia giunto il tempo per costruire una nuova stagione degli enti locali, rappresentata e costituita dalla sapienza istituzionale e dal cuore generoso.
 
Cioè le Istituzioni e quindi gli enti locali devono avere un cuore come le persone, altrimenti non sarebbero in grado di comprendere la vita delle persone. Dovrebbero avere un cuore dice il prof. Occhiofino: “E dovrebbe essere un cuore di carne, non un cuore di pietra”.
 
E’ necessario compierlo oggi questo sforzo se vogliamo che le istituzioni poi non siano gusci vuoti, ma siano le case nelle quali le cittadine e i cittadini possono stare, sentirsele proprie con le cittadinanze attive sempre presenti. Situazione difficile da costruire, ma non dobbiamo dimenticare quello che è avvenuto prima di noi, non dobbiamo dimenticare le stagioni diverse dalle nostre.
 
Il prof. Occhiofino ci ricorda che durante il periodo fascista quando qualcuno parlava di democrazia e di libertà si rispondeva che erano utopie, per di più pericolose, si rispondeva che non potevano mai accadere. La storia ci dice che grazie alla lotta popolare, alla resistenza, abbiamo conquistato la democrazia e la libertà.
 
Così per queste stagioni abbiamo il dovere di costruire, non è chiuso il capitolo del far fiorire la democrazia nel nostro paese. Dobbiamo impegnarci tutti per la costruzione di questa stagione, incominciando dagli enti locali per poi arrivare anche ad altri livelli.
 
In alcuni incontri pubblici che la scuola sociopolitica di Gioia Del Colle ha organizzato, da alcuni magistrati seriamente impegnati nella lotta contro la mafia, è venuta fuori questa indicazione: “Non aspettatevi nessun cambiamento dalle Istituzioni, noi magistrati siamo disponibili a partecipare a questi incontri, dove coltivare un germoglio,una speranza di cambiamento che può venire solo dal basso”.
 
Certo sono sfide difficili, ma sono sfide che possono essere affrontate solo da amministratrici e amministratori dotati di grande statura, formati, aperti a sapienza, competenti e che abbiano scelto questa strada (senza fare nessuna retorica dice il prof. Occhiofino) come una missione. Queste amministratrici e questi amministratori hanno bisogno di un calibrato itinerario formativo, che prepara la fatica delle conoscenze, dei saperi e delle scelte.
 
Questo paese ha un'estrema necessità di una nuova classe dirigente, non andremo da nessuna parte senza una nuova classe dirigente, anche qui ci insegna il passato dice il prof. Occhiofino: “Questo percorso formativo che state compiendo voi che frequentate queste scuole indica la speranza in questa direzione. Parlando con degli amici dicevo, noi dobbiamo fare ciò che fecero negli ultimi anni della resistenza, costruirono questa classe dirigente che ci ha dato la Costituzione, che ci ha dato la Repubblica”.
 
Il docente ci tiene a non differenziare fra prima e seconda Repubblica, perché dice: “Nel nostro paese la Repubblica è una ed è nata dalla resistenza. Quella Repubblica e quella classe dirigente che faceva dire ad un grande uomo come Giorgio La Pira, sindaco di Firenze nel 1955 in consiglio comunale a Firenze: Fino a quando voi mi lasciate questo posto – rivolgendosi ai consiglierimi opporrò con energia massima a tutti i soprusi dei ricchi e dei potenti, non lascerò senza difesa la parte debole della città, chiusure di fabbriche, licenziamenti e sfratti troveranno in me una diga non facilmente abbattibile, tuttavia la vera politica sta qui, difendere il paese, difendere il pane per la parte più grande del popolo italiano, il pane e quindi il lavoro è sacro, la casa è sacra non si tocca impunemente ne' l'uno ne' l'altro, che ad essere senza casa e senza lavoro è la peggiore delle calamità”.
 
Chiede scusa e aggiunge il prof. Occhiofino: “Non credo sia peccato di irriverenza chiederci quanti sindaci oggi nel nostro paese dicono e operano in questa direzione, di fronte alla mancanza del lavoro soprattutto per le giovani e per i giovani. Non solo i giovani, tormentati nel lungo elenco di diritti negati, soprattutto per questo diritto fondamentale che appunto è il lavoro, un diritto primario io ritengo che la classe dirigente debba avere l'ossessione di costruire giorno dopo giorno fonti di lavoro per il paese! L'ossessione!!”.
 
Alla costruzione di questo tipo di classe dirigente si riferisce il nostro docente, una classe dirigente che per ogni atto amministrativo anche il più piccolo, in qualsiasi sede istituzionale, giunta, consiglio e in qualsiasi livello si chieda: questo atto che stiamo per approvare, questa delibera va in direzione di chi non ha?
 
Perché proprio la crisi finanziaria che stiamo attraversando, ha dimostrato chiaramente cos'è accaduto quando corsari e falsari sotto mentite spoglie hanno fatto operazioni che hanno sconvolto l'economia mondiale, famiglie, popoli, persone.
 
Quante persone si sono tolte la vita fino ad oggi in questa ultima crisi finanziaria? E non mi riferisco a persone proprietari d’aziende, mi riferisco a persone come lavoratori dipendenti con reddito mediobasso!
 
Voi che frequentate la scuola sociopolita dice il prof. Occhifino non dimenticate queste indicazioni: “Delineate una nuova società con una giustizia distributiva più equa e fatela diventare linea portante. Certo non è facile, c’è tanta cattiveria, ma c’è anche tanta gente che ha un cuore grande e buona volontà. Bisogna sentire sulle proprie spalle le sofferenze degli altri e bisogna impegnarsi per liberare la gente dalla miseria e dalla povertà, bisogna far sì che la gente possa sentirsi a suo agio ovunque svolga il proprio essere. Certo le difficoltà ci sono ma le difficoltà ci sono perché si superino e nel passato sono state superate! Non vorrei riscaldare gli animi, i cuori ma io che ho vissuto nel passato tempi bui ed ho vissuto già una volta il cambiamento, dico che il cambiamento è possibile ancora! Anche oggi!”.
 
Il prof. Nicola Occhiofino chiude la sua lezione con una frase di don Tonino Bello, convinto che fosse rivolta a chi in una situazione di necessità di cambiamento, affrontasse l’impegno con spirito di sacrifici. Le scuole sociopolitiche possono rappresentare questo impegno e quindi possono essere i destinatarie di quella frase che diceva: “Coraggio profeti della primavera, la terra per non rabbrividire ha bisogno di vestali della speranza”.
 
Io credo che la speranza sia, conclude il prof. Nicola Occhiofino, sia per chi ha il dono della fede sia per chi vive una sana laicità, un elemento fondamentale per la trasformazione e per la liberazione.
  
Carlo Antonio Resta

8 marzo 2010

  • Scuola di Politica

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