La provincia: proviamo a capire come funziona (Parte 1 di 2)

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La 7^ lezione svolta il 5 dicembre 2009 della scuola sociopolitica di Gioia del Colle del Centro Studi Erasmo Onlus, parla della Provincia. Il docente è il prof. Nicola Occhiofino già assessore provinciale. Quello della Provincia è un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi con due scuole di pensiero, una propende per la continuità del ruolo e dell'esistenza dell'ente provinciale l'altra ritiene che i compiti, le funzioni e il ruolo della provincia possano essere sostituiti da altri livelli istituzionali come: le aree metropolitane, dalle città metropolitane o addirittura anche dalla stessa regione.

La mia esperienza dice il prof. Nicola Occhiofino: “Mi porta a dire che dipende da come vengono date risposte ai problemi, alle attese, ai bisogni del territorio. Dipende dall’ente se legittima la propria esistenza oppure non la legittima. Un assessorato in una provincia o in un comune che fa della programmazione la linea portante, si ritrova dei risultati, e quella parte del territorio sarebbe una parte di territorio ben governata. Là dove invece, si ha un assessorato che non fa programmazione, un presidente di provincia che non ha tempo, allora ci troveremo di fronte ad un ente che non risponde ad esigenze, ai compiti precipui della provincia, in questo caso può essere considerato un ente inutile. Personalmente ritengo che l'ente in quanto tale possa assolvere a funzioni e possa continuare ad esistere”.

Il prof. Occhiofino evidenzia come un'area vasta, composta da più comuni, molte volte non può essere sostituita facilmente della città metropolitane, (in numero ben limitato nel nostro paese, 10 individuate dal Parlamento: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Reggio Calabria, Roma, Venezia; 5 individuate dalle Regioni a statuto speciale: Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Trieste) o da aree metropolitane.

Il nostro docente asserisce che, se a monte c’è la politica come esercizio delle migliori virtù della persona, se c'è la politica che è la forma più esigente della carità, come ricordava Papa Paolo VI, la risposta umana programmata ai bisogni della gente viene esercitata in modo concreto.

Questa è la linea centrale di ogni discorso, questo è il contenuto rispetto al contenitore, se manca questa politica, i contenitori falliscono, abbiamo la crisi della politica la crisi delle istituzioni come questo particolare momento della vita del nostro paese.

La tutela e il riconoscimento delle autonomie locali sono elementi fondamentali della Costituzione e dell'aspetto istituzionale del nostro paese, i più importanti sono due: la Provincia e il Comune.

La Regione non è un ente locale, è una configurazione ed appartiene ad un'altra dimensione. La provincia e il comune sono dotati di autonomia normativa, autonomia statutaria e autonomia amministrativa. Le leggi che regolamentano gli enti locali sono tre: la 142/90 legge fondamentale che ha dato il via poi alla configurazione attuale, il decreto legislativo 267 del 2000 e la legge costituzionale n. 3 del 2001.

Sul versante della democrazia gli enti locali hanno un ruolo molto importante, intervengono sul piano della partecipazione e sul piano istituzionale come governo del popolo che si articola in primo luogo dal basso. Un paese che non ha una articolata democrazia di base ,un paese nella sua dimensione collettiva privata di questa partecipazione dal basso, non è un paese democratico.

Spesso ci fermiamo all’analisi delle grandi Istituzioni, dimenticando che le Istituzioni locali con la loro autonomia possono svolgere un ruolo determinante rispetto alle scelte da compiere, alle risposte da dare, agli obiettivi da raggiungere, ai nuovi orizzonti da delineare.Un esempio concreto è il ruolo che hanno svolto sul versante della costruzione della pace, tematica che normalmente si demanda a livelli internazionali, alla diplomazia a carattere universale planetario.

Proprio in questa città dice il prof. Nicola Occhiofino: “Potremmo dire di aver avuto una cosa molto bella della quale anche io diedi il mio modestissimo contributo, quando stavano per arrivare gli F16. Ci fu una grande partecipazione popolare, e a testo di questa partecipazione popolare ci fu un grande vescovo che abbiamo avuto, Monsignor Tonino Bello che lasciò un documento contro gli F16, una cosa bellissima, documento che forse non ne siete a conoscenza, venne addirittura discusso in sede Onu. A Gioia Del Colle gli F16 non vennero più, a dimostrazione di come in effetti non è formale il riferimento all'autonomia locale, compito che su determinate materie le autonomie locali possono svolgere insieme a movimenti, insieme alla società civile”.

Proprio sul lato della democrazia preoccupa l'attuale grave situazione politica, sul versante della partecipazione alla democrazia. Il parlamento del nostro paese come sede più alta dal punto di vista delle Istituzioni, non può vivere sempre di preoccupazioni per leggi da approvare sul versante della giustizia.

Moro diceva: "Non basta parlare per avere la coscienza a posto. Noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia". Nel nostro paese esiste un problema che ossessiona madri e padri quotidianamente, che è quello del lavoro.

Riflettiamo un attimo rispetto a ciò che abbiamo di fronte oggi dice il prof. Occhiofino: “E’ tutto l'opposto, la cosa che voglio sottolineare non solo la contrapposizione fra legge ad personam e giustizia da rispettare, che è una contrapposizione letale, ma quella concezione molto bella "noi siamo dei politici e noi abbiamo un limite" molte volte alcuni politici non hanno limiti, sembrano degli onnipotenti, sembra che tutto sia permesso, sembra che tutto possano fare, sembra che siano i migliori, sembra che sappiano tutto.Questo riferimento di Moro credo che sia un riferimento molto saggio del quale forse, noi dovremmo fare buon uso in questo periodo dove tutto è attraversata da questa questione della giustizia”.

Le autonomie locali oltre ad essere agenti di democrazia dal basso, hanno anche una funzione dialettica di più di altri livelli come può essere il parlamento, perché gli enti locali sono espressione diretta delle istanze, delle esigenze, dei problemi, dei bisogni delle cittadine e di cittadini.

Il sindaco in particolar modo è la figura istituzionale degli enti locali più coinvolto nell’immediatezza della risposta umana sui problemi. Per quanto riguarda la legislazione che attiene agli enti locali, fino al 1990 vigeva una legge che veniva dal 1934, ed era il testo unico della legge comunale e provinciale, era un testo del periodo fascista.

Questa legge assegnava un ruolo non soltanto inadeguato agli enti locali ma anche antiquato rispetto ai problemi storici, ed era in sintonia con i venti del tempo. Questa legge del 1934 di fatto ha governato dal punto di vista normativo gli enti locali fino all'entrata in vigore della legge 142/90 (possiamo definirla regina delle amministrazioni locali), che è la riforma degli enti locali.

Con la 142/90 si incomincia a valorizzare il contributo, il ruolo, la presenza delle cittadine e di cittadini, e anche delle associazioni che possono dare un apporto in quanto le città siano sempre più immagine del sentire delle persone. Dalla legge 142/90 in poi, c'è stato un susseguirsi di leggi in pieno campo di autonomie: la 81 del '93 che riguarda l'elezione diretta del sindaco e l'elezione diretta del presidente della provincia.

Su questa legge ci sono due interpretazioni: c’è chi dice che è meglio oggi, e che dice che sarebbe meglio oggi qualora non ci fossero stati dei condizionamenti molto forti. Questo discorso vale sia per la figura del sindaco come per il presidente della provincia, in quanto spesso si sentono sganciati dalle varie esigenze, si rapportano al popolo, si rapportano a chi li ha eletti e dicono: "io sono stato eletto dal popolo e quindi decido io".

Però bisogna ricordare che questa legge venne fatta in un tempo in cui si invocava con forza il decisionismo, si diceva che c’era molto assemblealismo e non si decideva mai, e bisognava invece decidere. Proviamo a ricordare come gli enti locali perdevano molto tempo a discutere, il nostro paese con il monocolore Dc era impantanato con le giunte che duravano pochi mesi, e poi il commissariamento.

Quella legge e quella politica non rispondeva e non faceva rispondere alla concretezza fondamentale di un'azione politica, le crisi erano galoppanti. Tutte queste motivazioni vennero portate per avere l’attuale legge dell'elezione diretta del presidente della provincia e del sindaco.

Ma vi garantisco dice il prof. Occhiofino : “Per mia esperienza diretta, ho visto l'una e l'altra, vi posso dire che oggi è molto difficile condizionare la vita di un presidente di provincia o di un sindaco. Dando molto peso a queste figure si sono svuotati gli altri organi, e quando gli organi si svuotano come potere di controllo è pericoloso sul versante della democrazia. Oggi parlando con degli amici si è detto abbiamo di nuovo i prefetti, prefetti che la costituzione di fatto nata dalla resistenza aveva tolto nella sostanza. Ma oggi che cos'è un presidente di giunta regionale? A rifletterci sopra, rispetto alla prefettura, se vogliamo guardare bene. E’ stata data questa capacità libera, di poter interpretare determinate questioni con il sigillo "mi ha eletto il popolo". Anche qualche altro dice lo stesso, mi ha eletto il popolo. Pochi ricordano che anche Hitler venne eletto dal popolo, direttamente, non è che non venne eletto, venne eletto dal popolo, poi fece ciò che tutti conosciamo disgraziatamente. Il controllo è sempre un fatto positivo, il controllo di un organo su un altro, il controllo che sarebbe la cosa più bella del popolo rispetto a gli organi, che non può essere solo quello di andarlo a votare ogni cinque anni per intenderci ma anche altro. Quindi io non appartengo a coloro che dicono è meglio così, io so che nel passato prendevano determinate decisioni, c'erano anche crisi di governo certamente a livello locale però avevamo assemblee avevamo comuni che erano veramente centri di democrazia, dibattiti su questioni rilevanti, il sindaco prima di muoversi avrebbe dovuto ascoltare sia le forze politiche sia diverse altre fonti, oggi tutto questo è messo da parte con grande preoccupazione. Anche se con un poco di attenzione, vediamo dal basso dei movimenti, certe cose a livello nazionale si capiscono facilmente”.

Poi abbiamo avuto altre leggi nel '97 la Bassanini bis e le successive modifiche, poi la 267 che è stato il testo unico grandissimo passo in avanti dal punto di vista della legislatura degli enti locali. Poi abbiamo avuto una legge costituzionale la n.3 del 2001 sulle modifiche apportate alla costituzione, e poi la legge finanziaria del 2007 la composizione degli organi, i compensi dei consiglieri e le componenti di aziende partecipate degli enti locali.

Questo per quanto riguarda il quadro legislativo di oggi rispetto all'organo provinciale come dimensione istituzionale, finanziaria e nei ruoli dei vari organi.

 

Domani continua con la II^ ed ultima parte

 

 Carlo Antonio Resta

7 marzo 2010

  • Scuola di Politica

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