La Malpolitica di Don Rocco D’Ambrosio
Malpolitica. S'intitola così il saggio di Don Rocco D'Ambrosio sullo stato della politica italiana, presentato nei giorni scorsi a Gioia, nella sala De Deo. Si legge in poco meno di mezz'ora. E lo si ascolta per giorni. Come una piaga profonda che fa fatica a sanarsi. Perché sulla cartella clinica della politica italiana che, da [...]
Malpolitica. S'intitola così il saggio di Don Rocco D'Ambrosio sullo stato della politica italiana, presentato nei giorni scorsi a Gioia, nella sala De Deo. Si legge in poco meno di mezz'ora. E lo si ascolta per giorni. Come una piaga profonda che fa fatica a sanarsi. Perché sulla cartella clinica della politica italiana che, da buon specialista, Don Rocco traccia, si imprime una diagnosi disperante. La metastasi è ovunque. Attraversa l'etere, dilaga nelle coscienze, dissemina i suoi virus nelle rattrappite menti degli italiani.
Poiché la "malpolitica ossia una politica malata, degenerata, corrotta e pervasiva (…) oltre ad essere politica, è anche (crisi) sociale, culturale, religiosa ed economica. O, per dirla con altre espressioni di Calvino, è la trama di uno sfacelo senza fine né forma, una corruzione troppo incancrenita".
Corruttore indiscusso si rivela il berlusconismo, fenomeno che ha le sue radici in settori "discutibili della DC e del PSI" in quella che fu la Prima Repubblica. Il berlusconismo è un modello culturale ed antropologico irrefrenabile, subdolo, seducente, diabolico. E' l'apologia del ventre, dell'Io egoistico, dell'immoralità. E' l'apoteosi di una visione antisociale della realtà, perché quel che solo conta è la soddisfazione del proprio piacere, del proprio interesse, a discapito dell'Altro, divenuto mezzo da manipolare, non più persona da amare. Don Rocco riassume gli elementi fondanti del berlusconismo così: "marcato utilitarismo, sete sfrenata di potere e denaro, il servirsi delle istituzioni più che servirle, il piegare le leggi a proprio favore, il vantarsi di non pagare le tasse, lo stile volgare ed arrogante, l'offendere gli avversari, l'ambiguità di giudizio su mafie, servizi segreti e massoneria, il considerare nemici tutti coloro che non condividono il proprio pensiero ed operato, l'utilizzo strumentale della religione, il mancato rispetto della laicità dello Stato, l'ottenere il consenso con ogni mezzo lecito ed illecito, ritenersi al di sopra di tutto e tutti".
Il tutto concentrato in un leader carismatico che ne diventa il paradigma, il modello esemplare, venerabile. Ma soprattutto, modello raggiungibile, perché incarnazione dei vizi più profondi dell'uomo, quelli che una visione solidale e civile della società ha da secoli cercato di dominare, rimuovere, in nome dello spirito e della ragione, del bene comune, della convivenza civile, dell'amore disinteressato dell'Altro da sé. Il berlusconismo è, ad esempio, l'esatto contrario del modello cristiano di uomo: Gesù Cristo. Nel racconto evangelico delle tentazioni del deserto, Gesù lotta e vince proprio quei modelli che incarnano il berlusconismo: il denaro e gli istinti, il potere, la divinizzazione di sé ed il consenso ad ogni costo. Il berlusconismo s'impone così come una sorta di anticristo del nostro tempo. Una religione di successo, perché facile da perseguire, accattivante, immediata. In rapida espansione, perché chi detiene il potere evangelizza tramite il possesso pressoché totale dei mass media, impedendo alla massa di pensare, di capire, di riflettere.
L'unica vera soluzione a tale decadimento, rimane, per Don Rocco, il conoscere le parole, così spesso violentate, strumentalizzate e piegate ai significati che il potere impone. "Don Milani aveva infatti scritto sul muro della sua aula: l'operaio conosce 100 parole, il padrone 1000, per questo è lui il padrone. E' la conoscenza, prima di tutto, che ha reso qualcuno il padrone e l'operaio spesso subisce proprio perché sa meno. E' l'ignoranza dei cittadini uno degli elementi che fortifica il leader" del berlusconismo.
Enzo Cuscito
Tratto da "la Piazza" febbraio 2010
3 marzo 2010











