Angelo Signorelli, il medico “ribelle” appassionato d’arte – Le passioni
Il collezionismo archeologico, una passione "atavica"
"Le radici del mio essere affondano nell'humus della Magna Grecia dove fiorì l'arte e la vita. E i documenti di quell'arte e di quella vita ci sono significati dai vasi, dalle terrecotte, dalle monete".
Vero polo d'attrazione per gli ospiti di Angelo Signorelli erano le grandi vetrine del salotto con i [...]
Il collezionismo archeologico, una passione "atavica"
"Le radici del mio essere affondano nell'humus della Magna Grecia dove fiorì l'arte e la vita. E i documenti di quell'arte e di quella vita ci sono significati dai vasi, dalle terrecotte, dalle monete".
Vero polo d'attrazione per gli ospiti di Angelo Signorelli erano le grandi vetrine del salotto con i reperti archeologici della sua terra in bella mostra. Da piccolo, durante le vacanze estive, la sua occupazione preferita era, infatti, assistere alla ricerca di oggetti antichi in località Monte Sannace. Ciò che emergeva dal "ventre della madre terra" lo estasiava. Quei reperti costituirono il primo nucleo della sua collezione, che in seguito egli avrebbe arricchito con la partecipazione a vendite all'asta, su consiglio di clienti e antiquari, tra cui i fratelli Jandolo di Roma, Vincenzo Fioroni di Tarquinia e Ceppaglia di Gioia, lasciandosi persino guidare nelle ricerche, tra il 1911 e il 1914, da un archeologo suo amico, Wolfang Helbig. Le monete antiche erano riposte, invece, nello studio, dove fino agli ultimi anni soleva ritirarsi la sera, a rimirarle, dopo un'estenuante giornata di lavoro. Lo ricordava così Maria, la sua primogenita, alla quale si deve un'interessante biografia e la pubblicazione postuma di vari scritti paterni.
La "Medicina sociale" (1914-1926)
Angelo Signorelli si adoperò in modo particolare per il progresso e la cura della sofferenza umana: nel 1914 inaugurò un servizio di "assistenti sanitarie" a domicilio, compiendo il primo giro di visite con la marchesa di Roccagiovane, e nel 1919 fondò, come direttore e docente, una scuola che, da semplice istituzione privata, sarebbe diventata una delle più importanti attività assistenziali femminili, tanto da fargli meritare una medaglia d'oro della Croce Rossa.
Durante la prima guerra mondiale fu un interventista convinto. Nel gennaio del 1916 istituì e presiedette un "Comitato di soccorso per i profughi serbi", in gran parte professionisti, funzionari, commercianti, artisti, ma anche operai e contadini soprattutto montenegrini, che affluivano a Roma di passaggio verso la Francia. Poi partì volontario come Maggiore Medico e al fronte ricevette l'incarico di fondare l'Università Castrense di S. Giorgio di Nogaro (UD), per la formazione dei giovani medici, che educò con entusiasmo alla serietà ed alla responsabilità della professione.
Olga lo sostituiva sia nell'ambulatorio domestico sia come direttrice del Dispensario "Regina Elena"; i due si tenevano aggiornati per corrispondenza, scrivendosi anche due volte al giorno. Le loro vite, però, si divisero alla fine della guerra: Olga abbandonò l'esercizio della medicina per la cultura, l'arte, il teatro, cambiando anche dimora; Angelo si consacrò alla medicina sociale, trasformando il suo studio in Gabinetto Radiografico, per la diagnosi della tubercolosi, con un apparecchio acquistato nel 1917, e si unì ad un'altra donna, dalla quale ebbe la sua quarta figlia.
La sua missione di medico, seppure al di sopra della politica, fu pesantemente intralciata dal Regime. Nel 1922 fu tra i primi a visitare a Roma e a curare Mussolini, pur non essendo iscritto al Partito Fascista. Quando, però, nel 1923 con i medici tedeschi visitò anche Lenin, affetto da un'emiplegia destra, in occasione del "Congresso panrusso di medicina e igiene sociale" a Mosca, a cui era stato invitato dal Governo sovietico, ed al ritorno in Italia ne scrisse in alcuni articoli sulla "Tribuna", fu schedato come comunista e sorvegliato speciale, fino al 1927.
Dovette, così, abbandonare la direzione dell'"Istituto di San Gregorio al Celio", per l'educazione materna e dell'infanzia, di cui era titolare dal 1922, e la lotta contro la tubercolosi, occupando l'ultima posizione nel Dispensario. Continuò, tuttavia, ad impegnarsi in privato: nella sua casa impiantò "un completo, attrezzatissimo e modernissimo laboratorio per raggi "X"".
Riabilitato da un paziente illustre… colpevole di abuso di potere!
Intanto nel 1932 un suo paziente, Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, gli consigliava di iscriversi al Partito. Ignoriamo la decisione di Angelo, ma di certo la sua carriera riprese l'ascesa: nel novembre del 1935 ricevette da De Vecchi, allora Ministro dell'Educazione Nazionale, l'incarico di Direttore dell'Istituto di Semeiotica Medica e di docente nell'Università di Roma (gli studenti accorrevano numerosi alle sue lezioni appassionate e "singolari"!); contemporaneamente fu nominato Primario del 9° Padiglione del Policlinico.
Si pentì, però, di quell'amicizia influente, quando nel 1936 il Ministro si recò in visita a Rodi nel mar Egeo, sollecitato proprio da lui, che vi era stato due anni prima d'estate, su invito dell'amico governatore, Mario Lago. De Vecchi rimase, infatti, talmente affascinato da quei luoghi, da farsi nominare immediatamente Governatore delle Isole dell'Egeo, ordinando a M. Lago di imbarcarsi nottetempo per l'Italia, per prevenire un'eventuale ribellione locale. La moglie dell'ex Governatore impazzì per il trauma e Mario dovette ritirarsi a vita privata per curarla, in una sua villa di Capri. Angelo se ne sentì responsabile.
Alla fine del 1943, dopo la caduta del Fascismo, fu rimosso definitivamente dall'incarico d'insegnamento, ma non volle presentare alcuna domanda di riabilitazione, anzi serenamente affermava: "Ormai sono vecchio, debbo occuparmi, fin che posso, della mia professione, che ho trascurato per l'insegnamento in questi ultimi anni. Me ne starò a casa mia a lavorare con tranquillità". Dalla sua pacata autodifesa ci si rende conto di come Angelo Signorelli abbia perseguito, quasi perfezionato, i suoi ideali umanitari anche nella maturità.
"Appartengo agli Ospedali Riuniti da 35 anni: facile è sapere come io abbia adempiuto a questi incarichi e se mai vi sia stato asservimento delle mie attività ad idee e movimenti all'infuori di quelli scientifici e umanitari. Una sola eccezione: la guerra ultima. Nel reparto da me diretto ho ricoverato, e ne potrei dare l'elenco, un gran numero di persone soggette ad obblighi militari o perseguitati politici e razziali. Il 5 giugno, all'arrivo degli alleati, la mia corsia si svuotò quasi completamente ed alcuni erano ricoverati dai primi del settembre del 1943. E così ospitai nella mia casa ufficiali partigiani sfuggiti all'arresto nelle tragiche giornate delle Fosse Ardeatine."
Continuò ad essere l'uomo schivo di sempre, dedito alla sua missione di medico anche entro le mura domestiche, finchè il 20 ottobre 1952, a 76 anni, fu stroncato da un male inesorabile, che aveva nascosto ai suoi. L'annuncio della morte fu dato ad esequie avvenute.
Nei decenni successivi, fino ai nostri giorni, l'eredità culturale e scientifica di Angelo Signorelli e di Olga Resnevic è stata sviluppata in campi diversi dalle tre figlie: Maria, scenografa e burattinaia (1908-1992); Elena, medico (1910-2005); Vera, letterata (1911-2004).
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11 febbraio 2010











