Angelo Signorelli, il medico “ribelle” appassionato d’arte – Gli ideali e la carriera
La giovinezza nel segno della "ribellione" ovvero al servizio degli ideali
I ricordi paterni di imprese eroiche, sedimentatisi sin dalla fanciullezza nel suo animo irrequieto, facevano, intanto, emergere impetuosamente in lui il desiderio di difendere gli oppressi. Quando nel 1897 scoppiò la guerra tra Grecia e Turchia, Angelo si arruolò come volontario garibaldino in una legione [...]
La giovinezza nel segno della "ribellione" ovvero al servizio degli ideali
I ricordi paterni di imprese eroiche, sedimentatisi sin dalla fanciullezza nel suo animo irrequieto, facevano, intanto, emergere impetuosamente in lui il desiderio di difendere gli oppressi. Quando nel 1897 scoppiò la guerra tra Grecia e Turchia, Angelo si arruolò come volontario garibaldino in una legione di studenti, la "colonna Bertet", ma quello stesso anno i giovani vennero sbarcati a Bari, "sicuri di essere tutti arrestati. Eravamo in prevalenza socialisti e anarchici. Invece ci accolse una folla di popolo festante e ci portarono in trionfo e ci acclamarono ovunque passammo. Io mi distaccai dagli altri e andai a casa, al mio paese che dista appena due ore da Bari. Fui festeggiato dalla mamma. Mio padre era morto da quattro mesi. Alla fanciulla che allora amavo e che non si fece vedere, lasciai partendo sulla soglia di casa sua un fiore che avevo raccolto sui campi di Grecia e una cartuccia di fucile".
Lo ritroveremo a Roma, nel 1899, implicato in disordini studenteschi, scatenati da alcune discriminazioni del Rettore dell'Università. Angelo pagò a caro prezzo il suo idealismo: prima fu escluso dalla sessione estiva di esami con una delibera del Senato Accademico, poi fu tenuto d'occhio dalla Questura come "anarchico e socialista", finché nell'agosto del 1900, dopo l'assassinio di re Umberto I a Monza ad opera dell'anarchico Gaetano Bresci, fu imprigionato nel carcere romano di "Regina Coeli". Non si lasciò prendere dallo sconforto, anzi si sforzò di impegnare utilmente il suo tempo: scriveva poesie su frammenti di carta, ma soprattutto chiese libri per continuare a studiare, tanto da riuscire a laurearsi dopo un anno, il 21 luglio 1901, in Medicina e Chirurgia, e con il massimo dei voti!
Una fulgida carriera. L'incontro di due anime
Trascorsi pochi mesi, il 12 novembre, vinse il concorso di assistente medico-chirurgo. Nel 1903 cominciò a lavorare nella clinica del professor Baccelli, come aiuto di Semeiotica Medica, continuando fino al 1911. Negli anni successivi ricoprì molti incarichi nell'Ospedale di Santo Spirito e all'Università. Pubblicò una sessantina di lavori scientifici, segnalandosi in Italia e all'estero per la scoperta di numerosi segni diagnostici.
Era all'inizio della sua carriera quando conobbe Olga Resnevic, studentessa di Medicina, di sette anni più giovane, che aveva abbandonato la famiglia e la Lettonia, allora provincia baltica della Russia, per tradurre in una professione i suoi ideali umanitari. Dopo un anno in Svizzera, insieme ad altri rifugiati, aveva visitato Siena e, affascinata dalla figura di s. Caterina, vi si era stabilita iscrivendosi all'Università.
Nell'autunno del 1906 Angelo ed Olga rendevano pubblica la loro unione, suscitando scandalo nell'ambiente medico ed universitario, dove Angelo era noto come ribelle per i suoi precedenti. Noncuranti dei pettegolezzi dei colleghi, si trasferirono insieme ad una domestica, Beppinella, in un appartamentino di sole due stanze, senza caminetto, con un arredo essenziale e una terrazza piena di fiori. Angelo lavorava vicino casa, nel 1° Padiglione del Policlinico "Umberto I", di cui divenne Direttore di Reparto. Olga, invece, si unì al gruppo di Angelo Celli e sua moglie, che dal 1900 portavano assistenza sanitaria alle misere popolazioni dell'agro romano.
Nell'estate del 1907 Angelo conobbe in Lettonia i genitori di Olga. Il 17 luglio 1908 anch'ella si laureò in Medicina e Chirurgia nell'Università di Roma: fu una delle prime donne medico; a novembre diede alla luce la primogenita, Maria. Nel 1909, per interessamento di un suo professore, un noto ginecologo, Olga assunse la cura dell'ambulatorio "Regina Elena" per bambini poveri, in Trastevere: allocato in due stanze di una casa popolare al pianterreno, non godeva di alcun sussidio, tanto che la direttrice, Nadine Helbig, pianista tra le migliori allieve di Liszt, per finanziarlo organizzava ogni anno due concerti di beneficienza, spesso nella sala del Teatro Nazionale, che la proprietaria, la sig.ra Tebaldi, le concedeva a titolo gratuito.
Angelo non poté collaborare con lei, per l'incarico di Direttore di Reparto. Intanto la sua carriera subiva una battuta d'arresto: pur essendosi classificato primo tra gli idonei al concorso per quattro posti di Medico Primario, bandito nel 1910 dal "Pio Istituto di Santo Spirito e Ospedali Riuniti" di Roma, non lo vinse, forse perché schedato in Questura come "ribelle". Quindi nell'agosto del 1911, su consiglio di madame Helbig, si recò a proprie spese ad Edimburgo, per partecipare ad un congresso di aggiornamento sulla lotta antitubercolare. Ciò gli fruttò nel 1913 (fino al 1926) la nomina a Direttore del Dispensario Sanatorio "Regina Elena", nei pressi di Castel Sant'Angelo, istituito dal prof. Rossi Doria, assessore per l'Igiene, per la lotta contro la tubercolosi.
L'ingresso nell'alta società
Nel frattempo, sempre grazie a madame Helbig, Olga ed Angelo si erano inseriti come medici nell'ambiente cosmopolita romano, annoverando tra gli amici e i pazienti molti importanti esponenti della vita politica (tra cui principi, ambasciatori) ed artistica del tempo. Avevano anche cambiato casa: caricati i pochi arredi su un carretto a mano, avevano traslocato nel lussuoso appartamento dato in affitto a £ 340 al mese dalla principessa Maria Bonaparte Guidi, in via XX Settembre, n. 68. "Sette vani e camera da bagno più quattro camere, cucina e vasche da lavare al sottosuolo, più l'uso di un piccolo giardino", ma soprattutto un bel camino, incorniciato da marmi policromi, avevano affascinato il medico trentaquattrenne, un giorno al ritorno in carrozzella da una delle vendite all'asta, cui abitualmente partecipava.
Da quel momento in poi, per un quarantennio, casa Signorelli ospitò di giorno un ambulatorio medico, in un salottino con poltrone impagliate e vista sul giardino, tramutandosi di sera in un frequentatissimo salotto artistico-letterario. Angelo si fece mecenate di giovani artisti della sua generazione, in difficoltà economiche, come A. Spadini, A. Soffici, F. De Pisis, G. De Chirico, di cui fu il primo acquirente in Italia, e, tra i letterati, G. Papini, G. Prezzolini, G. Ungaretti, U. Zanotti Bianco, M. Bontempelli, C. Alvaro. Il mercoledì sera era riservato agli intrattenimenti musicali, con le prove al pianoforte di trii e quartetti di Bach, Brahms e Beethoven, allora mai eseguiti in concerti. La porta di casa, lasciata aperta, perché il campanello non infastidisse musicisti ed uditori, vide una sera solcare la soglia nientemeno che da Eleonora Duse!
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10 febbraio 2010











