VIAGGIO TRA I QUARTIERI GIOIESI / Giù alle Croci
Il rione denominato "Giù alle Croci" è oggi il quartiere del divertimento e dello shopping, forse il più avanzato della città per la sua dotazione di attrattive per il tempo libero e di attività commerciali.
I servizi di quartiere, ad esclusione dei contenitori scolastici, non hanno seguito lo sviluppo dell'articolato sistema insediativo che si è andato [...]
Il rione denominato "Giù alle Croci" è oggi il quartiere del divertimento e dello shopping, forse il più avanzato della città per la sua dotazione di attrattive per il tempo libero e di attività commerciali.
I servizi di quartiere, ad esclusione dei contenitori scolastici, non hanno seguito lo sviluppo dell'articolato sistema insediativo che si è andato sviluppando negli ultimi quindici anni e che vede ora, nella realizzazione di diversi interventi edilizi per case a schiera, la sua naturale conclusione.
Il tessuto insediativo cambia la sua grana nel passaggio dalle zone di completamento alle zone di espansione. E' lampante la condizione morfologica di assoluta incongruenza delle stecche residenziali di via San Francesco D'Assisi e via Santa Caterina da Siena che vedono le rispettive sezioni stradali, con stalli di parcheggio a "spina pesce", molto ridotte. Questo è accaduto per l'errata tipizzazione di tale maglia nel piano regolatore come area di completamento e non come area di espansione. Accanto a queste accidentalità, a cui oggi non è più possibile porre rimedio, vi sono delle aree interstiziali e di margine, territori abbandonati dal progetto urbano e che costruiscono il "negativo" della città costruita, per i quali è necessario prevedere un ruolo diverso da quello di scarti urbani.
Emblematica è la condizione che si presenta a ridosso dell'asilo di via Amendola. Da un lato vi è un vuoto urbano che con il passare degli anni è stato destinato dai cittadini a collegamento diretto di via Amendola con via Gobetti e via Matteotti. Una terra di qualcuno che – sembra – finalmente verrà recintata per renderla inaccessibile a quanti, valutate le condizioni in cui si trova, la ritenevano o la ritengono una sede stradale incompiuta. Dall'altro lato, su via Giulio Pastore, vi è un'area recintata con dei pannelli di grigliato multicolore. Questo spazio è stato oggetto di esproprio da parte del Comune nell'anno 2005 per costituire la prosecuzione dell'asilo che, con il suo ampliamento in termini di aule, si vedeva privato di una zona pertinenziale per i giochi all'aperto. Tale condivisibile progetto non trova, ancora oggi, una sua attuazione. L'area versa in uno stato di abbandono, creando situazioni di disagio ai residenti nelle vicinanze, e nega ai fruitori dell'asilo comunale gli spazi per le attività didattiche all'aria aperta.
Altra considerazione meritano le aree a ridosso del centro polifunzionale "Le Torri", del palestrone e del cinema multisala. Se le aree a parcheggio del centro polifunzionale sono in uso pubblico tanto che la strada che costeggia tale struttura funge anche da asse viario per il quartiere, non si comprende se lo stesso discorso valga per le aree a verde le quali, a distanza di anni, sono ancora precluse alla fruizione con la recinzione di cantiere. Per le aree che costeggiano il palestrone e il cinema multisala si registra una presenza di spazi residuali delle aree lottizzate a cui non è dato sapere quali saranno le modalità per un loro auspicabile utilizzo. Vi è poi il giardino – non giardino che fronteggia il multisala, il quale è una negazione della naturalità con le sue superfici impermeabili scelte, evidentemente, per abbattere i costi di manutenzione.
La città contemporanea è oggi condizionata da fenomeni urbani associati a flussi di zapping che rendono i paesaggi dell'abitare in continua fluttuazione. E' necessario ricostruire i sensi e i nessi costitutivi per dare forma e identità ai luoghi urbani connotati da un'accumulazione senza regola, manifestamente disarmonici. Devono essere rivalutati nell'ottica di una riqualificazione della città nel suo complesso, preziose cellule staminali per promuovere il policentrismo urbano.
Nunzio Loporcaro
Tratto da "la Piazza" dicembre 2009
1 febbraio 2010












Scusa la mia ignoranza in materia urbanistica ma mi potresti spiegare meglio la frase <> magari con qualche esempio concreto.
Disurbanisticamente
Frandalex
… il writer ha tagliato la frase, era l’ultimo capoverso del post.
Defrasatamente
Frandalex
Gentile signor Frandalex, la ringrazio per la sua attenzione.
Innanzitutto credo che si riferisca al fenomeno urbano dello zapping che, come avviene con il telecomando della televisione, sta a indicare un’edificazione senza regole e senza riferimenti. Esempio concreto è il quartiere di Giù alle Croci dove si sono realizzati recentemente diversi interventi edilizi che non hanno guardato al progetto urbano (al rione) e nemmeno al progetto urbanistico (alla città). Come evidenziato nell’articolo è zapping il realizzare edifici a macchia di leopardo perché le urbanizzazioni primarie e secondarie non riescono a stare al passo con la macchina dell’edilizia residenziale a vendere. Questo modo di fare provoca i ben noti fenomeni di sprawl delle periferie moderne ovvero la dispersione urbana che, ormai, è un elemento tanto grave ed inquietante dal punto di vista sociale-urbanistico-economico-culturale da essere affrontato dalle teorie urbanistiche di seconda generazione. Purtroppo la pianificazione urbanistica del nostro comune ci vede in partenza soccombenti avendo un piano regolatore concepito negli anni settanta quando non si sapeva nemmeno cosa potevano generare le lottizzazioni edilizie e i piani particolareggiati di zona che, oggi, sotto gli occhi di tutti, risultano insoddisfacenti ai reali standard dell’abitare che non sono solo verde, parcheggi e infrastrutture ma anche e soprattutto sostenibilità ambientale (risparmio energetico, consumo dei suoli, mobilità ciclabile e pedonale).
La invito a seguire il mio viaggio nei quartieri gioiesi sul bimestrale La Piazza e ad effettuare delle camminate di quartiere come si definiscono in sociologia urbana. Nel numero in edicola troverà la disamina del centro storico. A seguire, affronterò i restanti quartieri della città.
Cordialmente.
Il riferimento alla mobilità ciclabile mi fa venire alla mente che una sera nel percorrere una strada del rione fra via Bari e Via Acquaviva, cui credo lei faccia riferimento lei, ho potuto riscontrare che un “buontempone”, forse anche “stimolato” dalle polemiche sulle poste ciclabili che ci hanno visti protagonisti, ahimè, anche a livello nazionale, un buontempone, dicevo, si era fatto l’infilata di tutti i “birilli” spartitraffico cancellando di fatto in pochi secondi la pista ciclabile appena realizzata.
E facendo un metaflashback, in quel momento mi sono ricordato di quando ero ragazzo e tanti altrettanti “buontemponi”, il cui “colore” conoscevo benissimo (che alla fine sono “entrati in banca” o al Comune), si divertivano a sfasciare tutte le cabine telefoniche, di conseguenza impossibile fare una telefonata in tutta la città.
Poi, grazie a Dio, sono arrivati i telefonini nonchè, ahhimeeee, i ripetitori.
Morale: stare all’opposizione non vuol dire sfasciare la città.
Intenzionaldistuzionemente
Frandalex
Egregio Frandalex, mi faccia capire…l’implicazione
“X distrugge l’arredo urbano implica che X è dell’opposizione”
da quale sistema logico formale la ha tratta?
Si trattava di “raccomandazione” non di constatazione di fatto.
Nonesageratamente
Frandalex