Maurizio Di Feo
Assemblaggi, installazioni, audio, dipinti digitali, video art… codici comunicativi spesso complessi, che si prestano a criptiche, meditative ed esegetiche riletture distanti anni luce dal messaggio iniziale, eppur di pari "spessore" concettuale… Arte che crea a sua volta "velature e vibrazioni" mentali che danno vita a parallelismi interpretativi suggestivi.
Maurizio Di Feo, humus classico-accademico, ed una rara [...]
Assemblaggi, installazioni, audio, dipinti digitali, video art… codici comunicativi spesso complessi, che si prestano a criptiche, meditative ed esegetiche riletture distanti anni luce dal messaggio iniziale, eppur di pari "spessore" concettuale… Arte che crea a sua volta "velature e vibrazioni" mentali che danno vita a parallelismi interpretativi suggestivi.
Maurizio Di Feo, humus classico-accademico, ed una rara e capillare intuitività del contesto spazio-tempo, ne percepisce l'esasperato, tormentato evolversi.
Mutua questa urgenza, la trasfigura in Arte, ne saggia la consistenza e contrasta il suo paludoso involversi, sperimentando inediti linguaggi digitali. Non rinuncia ad una regia pittorica espressa nei fondali e in porzioni sceniche rigorosamente dipinte a mano, mosaici di schegge per comporre e scomporre, strutturare e destrutturare una grafica melodica su cui lasciar danzare frame di meccanica genialità.
Nasce così una "video art storia", scritta con penna digitale su PVC in 1250 fotogrammi, 1250 consequenziali, potenziali, singoli dipinti. Una storia che narra la magia di un incontro, la sconfitta di un disagio, la scoperta di nuovi orizzonti imprigionati in rugginose scorie cui, inconsapevolmente l'umanità affida il futuro. Voce e colonna sonora un ensemble di rumori in apparente totale dissonanza con le immagini, per suggerire riflessioni metafisiche ed annodare percezioni visive ed uditive all'istante, al qui, adesso, in ciclico, precario, affilato bilico tra passato e futuro. Una storia che si evolve in pensieri, prototipi di futuristica, indotta unicità artistica, essi stessi, inedita "opera d'arte" forgiata dalle energie psichiche dell'artista.
Nello studio di Maurizio Di Feo installazioni enigmatiche, scardinate da ruoli e funzioni, immerse da un amniotico estro in realtà difformi per poi rinascere in contesti assurdi, con lo stesso corpo ma non la stessa anima, assolutamente "vere", vissute, pensate, cercate… Esoscheletri di un primordiale evolversi di indefinite emozioni fluttuanti tra le catene di un passato-zavorra e quelle eteree di un futuro-wireless. Nel tentativo di comprendere e comprendersi nascono opere rebus, le parole "novellano" con le immagini, graffiano, strappano, denunciano, illustrano esse stesse un malessere che, paradossalmente, corrobora e dà forza alla creatività.
Installazioni talvolta minimali, talvolta composite sia nella storia che nella forma, impreziosite da morse, da molle, da legni sbiaditi, da ramate ossidazioni e casuali ombre, dalla patina del tempo, assurgono ad icone di sacralità artistica grazie alla teatrale, sapiente regia di un artista che ha scelto di esecrare sterili provincialismi e confrontarsi con altre realtà.
Dalila Bellacicco
Tratto da "la Piazza" dicembre 2009
27 gennaio 2010











