Teatro: business e contraddizioni… tecniche
Nel numero uno del mese di dicembre 2009, a pag. 7 del periodico "Gioia Lab", nel leggere l'intervista dal titolo "Teatro: equilibrare i costi con i ricavi", a firma di M.L'A, effettuata a Giancarlo Castellano, in qualità di direttore tecnico del teatro, non possiamo non notare nelle risposte date dall'imprenditore gioiese delle contraddizioni in merito [...]
Nel numero uno del mese di dicembre 2009, a pag. 7 del periodico "Gioia Lab", nel leggere l'intervista dal titolo "Teatro: equilibrare i costi con i ricavi", a firma di M.L'A, effettuata a Giancarlo Castellano, in qualità di direttore tecnico del teatro, non possiamo non notare nelle risposte date dall'imprenditore gioiese delle contraddizioni in merito alla gestione e alle finalità del Teatro Rossini.
Soprattutto quando, con riferimento alla "regola del business e del riempimento quantitativo della sala per far quadrare i conti", sostiene che tra pubblico e privato "vale la stessa considerazione perché c'è di mezzo denaro pubblico".
E che, "come imprenditore che maneggia pubblico denaro, occorre rendere equilibrato il lato dei costi con quello dei ricavi". Ma la sua funzione non era esclusivamente legata alla conduzione tecnica della stagione teatrale?
Cosa c'entrano i costi e i ricavi, o il maneggio del denaro pubblico?
Trattandosi di una gestione diretta del Teatro, quindi comunale, questa incombenza non doveva essere a totale carico dell'ufficio ragioneria o dell'economo, oltre che dell'assessore al bilancio, per non dire dell'intero Consiglio Comunale?
Si dà il caso che compito degli Enti pubblici non è quello di creare "business", come un normale imprenditore privato che il più delle volte propende per la quantità degli spettatori, più che per la qualità degli spettacoli proposti, ma di erogare servizi. E il Teatro Rossini dovrebbe essere in questo senso la punta di diamante, avendo come prerogativa quella di produrre "Cultura", non soldoni. In merito, poi, alla faccenda del caffè letterario, dato in gestione ad un privato, come si può credere ad "un provvedimento subìto" (da chi?), quando tutti sanno che la Direzione artistico-organizzativa, di cui fa parte integrante anche il sindaco, funziona a meraviglia?
E che dire, a proposito della "mancanza di un ufficio stampa", che "non è il nostro mestiere e che non rientra nelle nostre incombenze", quando nel Disciplinare sul funzionamento della Direzione è scritto esattamente il contrario? E come può provvedere alla carenza "di personale comunale specializzato per il funzionamento di un teatro" se anche lui, in qualità di imprenditore del settore, e dopo essersi assicurato questo servizio, rivela candidamente che "su questo mi sto attrezzando, ho fatto fare un corso di formazione al tecnico per la parte palcoscenico, luci ed audio e assumerò personale per la cassa e la segreteria"?
In cosa realmente consiste il miglioramento, o la fregatura, in questa gestione diretta? E soprattutto, per chi?
Donato Stoppini
Tratto da "la Piazza" dicembre 2009
26 gennaio 2010












Senti non è che volevo intervenire per forza ma ho dei dubbi.
Se fai riferimento ad una intervista, non era meglio pubblicarla a latere?
Se commenti l’intervista rilasciata au un altro, non era meglio chiedere un’ulteriore intervista fatta da te?
Ci sono momenti in cui penso che non tutti abbiamo la distinzione chiara fra giornalismo e ruolo di rappresentanza atteso, con annesso opinion menagement.
Un frappè fra “pseudoleduecose” può portare a risultati … non saprei quale termine usare.
Sinceramente
Frandalex