Ci scrive Ivana Guagnano

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Lo scorso 28 dicembre si è consumato l'ennesimo episodio di barbarie, di oltraggio alla vita, al buon senso, al buon gusto e al buon funzionamento della Pubblica Amministrazione cui tutti abbiamo diritto.

Alle ore 13:30 circa, Donato D' Ippolito, presidente dell' Associazione WWF Gioia-Acquaviva-Santeramo, veniva raggiunto telefonicamente da un privato cittadino, che animato da un sentimento di pietà e compassione, o semplicemente  convinto di compiere un gesto di civiltà, che dovrebbe essere spontaneo e naturale  nel 2010, in un Paese come l' Italia, provvedeva a segnalare la presenza di un cane in gravi condizioni, paralizzato sul ciglio della carreggiata di Via Federico II di Svevia, poco distante della Concessionaria Automobilistica Opel. Lo stesso, aggiungeva inoltre, di avere già informato della vicenda il Comando della Polizia municipale di Gioia, dal quale di tutta risposta si era sentito replicare: "Noi non possiamo farci niente!!! Contatti pure il WWF, ecco a lei i recapiti telefonici…"

Il Sig. D' Ippolito,  poco sorpreso, data la pratica frequentissima dei Vigili Urbani di girare all'associazione in questione,  qualunque tipo di segnalazione che riguardi animali,  da cani moribondi a gatti intrappolati nei tombini o paralizzati sugli alberi, (come se gli attivisti dell' associazione avessero doti o mezzi da MacGyver) si era affrettato a chiarire al segnalante, che purtroppo, la situazione in oggetto, ricadeva nelle competenze esclusive della Polizia Municipale e della ASL veterinaria e invitava pertanto il cittadino a ricontattare i Vigili Urbani, per sollecitarli ad intervenire in un caso di loro competenza.

In passato gli attivisti dell'associazione non hanno esitato ad intervenire su questioni inerenti anche animali d'affezione o sul randagismo, sia al fine di sollecitare  Polizia Municipale, ASL veterinaria e Pubblica Amministrazione al rispetto della legge nazionale 281/91, che regolamenta la materia, sia prodigandosi in operazioni di soccorso  di animali agonizzanti, feriti o in difficoltà. Sia ben chiaro però, che operazioni di questo tipo, esulano dagli obbiettivi e dalle finalità di un' associazione, quale il WWF, che si configura come  ambientalista e non animalista e che quindi, le stesse, sono state condotte dai singoli volontari a titolo personale, assumendosene rischi e costi, per sopperire alle mancanze degli organi competenti ed evitare agli animali la morte o lunghe e strazianti agonie. Ed è proprio sul nostro sentimento di amore e di compassione verso gli animali, che Polizia Municipale e ASL veterinaria fanno   leva, venendo spesso meno ai propri doveri, come accaduto  è per l' ennesima volta lo scorso 28 dicembre. Alle 16.00, sono stata raggiunta telefonicamente da un ‘ altra volontaria dell' associazione, che mi riferiva che il cane agonizzante segnalato alle 13:15 alla Polizia Municipale, era ancora sul ciglio della strada. A quel punto mi sono affrettata a contattare personalmente il comando dei Vigili Urbani, per sollecitare un intervento tempestivo e chiedere delucidazioni in merito al fatto, che a distanza di ore, non fosse ancora intervenuto nessuno. Come tutte le volte, mi sono sentita rispondere dall'agente al telefono, che lui era all'oscuro di tutto e che la segnalazione era stata recepita dal piantone del turno precedente, il quale ho buone ragioni per credere, che alle 13:15, deve aver avuto troppa fame per fare l'unica operazione che gli spettava e cioè contattare l' ASL veterinaria, o semplicemente  lasciare mandato al suo collega del turno successivo. Ma infondo era solo bestia moribonda, sul ciglio di una strada!

Dopo aver ricordato, come ogni volta, all'agente, la procedura  che avrebbe dovuto mettere in atto, mi sono recata sul posto tranquillizzata dal fatto  che la ASL veterinaria sarebbe intervenuta, di lì a poco, in soccorso dell' animale.

Alle ore 17.15, accanto al cane agonizzante e terrorizzato c'erano solo due cittadini, tra cui la  ragazza che ne aveva segnalato la presenza diverse ore prima ormai e l' attivista dell' associazione che aveva provveduto ad avvisarmi. A distanza di un‘ora e un quarto dalla mia segnalazione alla Polizia municipale, mi sono permessa di contattare il veterinario della ASL, responsabile comunale per il randagismo, che, come spesso accade in queste occasioni, non era in servizio, giustificato da impegni  istituzionali. Alle ore17:30 al Comando della Polizia Municipale stavano ancora cercando di capire come formulare il numero di telefono di un veterinario ASL di turno, che sarebbe dovuto arrivare da chissà dove. E solo alle 18.30 è giunto sul luogo un veterinario del servizio pubblico, proveniente dal  Comune di Sammichele, il quale ha specificato di essere stato contattato solo un quarto d' ora prima e che ha candidamente ammesso di essere  privo di qualunque mezzo per il soccorso dell'animale, per cui l' unica cosa fattibile, era il trasporto dello stesso, presso clinica veterinaria, che distava poco più di dieci metri dal luogo in cui il cane agonizzava ormai da ore. Ma anche per compiere questa semplicissima operazione, era necessaria la presenza degli agenti della Polizia Municipale, che con tutta la calma possibile, sono arrivati sul posto intorno alle 18:45, bacchettando per giunta i presenti, che da ore attendevano accanto al cane, di "fare largo e lasciarli lavorare!"

Le condizioni cliniche in cui versava l'animale erano tali da giustificarne la soppressione, come poi di fatto è avvenuto, ciò che risulta ingiustificabile  invece, è il comportamento vergognoso delle autorità preposte, che per superficialità e leggerezza hanno lasciato che il cane agonizzasse per ore, esposto  alla  pioggia e al gelo, un cane, che sulla base della testimonianza della segnalante, era lì presente addirittura dalle prime ore del mattino e forse anche da prima, il che non esclude, che lo stesso possa essere stato segnalato alla Polizia Municipale anche prima delle 13:15.

Ciò che risulta ingiustificabile ed inaccettabile, è il fatto che la polizia Municipale abbia impiegato quasi sei ore, per compiere un' operazione banalissima, una telefonata alla ASL veterinaria,( dopo tutto nessuno gli avrebbe chiesto di sporcarsi le mani, soccorrendo in prima persona l'animale, compito  questo, di competenza della ASL ) che avrebbe potuto essere compiuta in poco meno di un minuto, risparmiando all' animale un lungo e inutile travaglio.

Ciò che risulta scandaloso e indecente, è quello che mi sono sentita rispondere da un agente della Polizia Municipale, un tipo alto, magro con occhiali e capelli brizzolati, che di fronte alla mia, credo giustificata indignazione, per un modus operandi che si trascina ormai da anni,  non ha saputo fare altro che replicare  a muso duro, quanto non perdo occasione di riportare letteralmente: "Lei non ha ancora capito che a noi, non ce ne frega un c…o, dei suoi cani, dei suoi gatti e dei suoi falchi grillai!"

Ora, non posso fare a meno di far presente a questo grandissimo cafone in divisa, che se vogliamo soffermarci su un discorso di proprietà e responsabilità di animali vaganti, quei cani e gatti o altri animali cui fa riferimento, sono sicuramente più "suoi" che "miei", perché è la legge stessa che gliene attribuisce la responsabilità, come indicato in svariate leggi che regolamentano la materia, da quelle per la prevenzione del randagismo e la tutela di animali d' affezione, alle disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento. Per cui la Polizia Municipale, oltre che gli altri Organi del caso, non possono esimersi dall' intervenire perché semplicemente non hanno a cuore, per così dire, la causa animalista. Essi SONO TENUTI  a farlo perché è la legge che lo impone loro. Lunedì 28 dicembre quindi, la Polizia Municipale, non solo potrebbe essere  incorsa nel reato contemplato dall' art. 328 del Codice penale, al comma 1, "Delitti contro la Pubblica Amministrazione: rifiuto d' atti d' ufficio e omissione", ma vi sono buone ragioni per credere, che la stessa, possa essersi macchiata anche del reato di maltrattamento di animale, previsto dalla L. 189 del 2004. La Cassazione infatti ha più volte affermato  che perché vi sia maltrattamento, "non è necessario che si cagioni una lesione all' integrità fisica dell' animale, potendo la sofferenza consistere in soli patimenti, pertanto il reato di maltrattamento può essere ravvisato anche nel caso in cui l' animale sia sottoposto a sofferenze di tipo ambientale, comportamentale o logistico- operativo". Reato che, risulta ancora più grave, se si tiene conto che il decreto Ministerile del 23 Marzo 2007, individua tra gli altri, proprio la Polizia Municipale, come Organo di vigilanza per la prevenzione e la repressione del reato di maltrattamento.

Ma ciò che più di qualunque inadempienza, mi indigna e mi disgusta è la superficialità,  la leggerezza e l' indifferenza con la quale ancora, ci rapportiamo alla sofferenza degli altri esseri viventi. De Lamartine sosteneva che :"Noi non abbiamo due cuori, uno per gli animali, l' altro per gli umani. Nella crudeltà verso gli uni e gli altri, l' unica differenza è la vittima." E non è crudeltà lasciare che un essere vivente, investito, con la spina dorsale fratturata, giaccia per ore, al freddo e sotto la pioggia, sul ciglio di una strada, aspettando che chi di dovere, faccia una banalissima telefonata, mentre la Polizia Municipale era probabilmente impegnata nella più nobile causa di sorvegliare le statuette dei presepi da possibili "rapimenti", come avvenuto lo scorso anno?

E ancora una volta qualcuno, a giustificare i soliti colpevoli, leggendo questa lettera, sentenzierà: "I soliti animalisti…"

Che mondo è quello in cui, chi chiede il rispetto della vita in tutte le sue forme, deve essere inscatolato in una categoria e  la compassione e la pietà, per un essere vivente che soffre, a qualunque specie esso appartenga, debba essere appannaggio dei "soliti animalisti" ? Che mondo è quello in cui, chi si indigna e non tollera  che la terra ingurgiti i nostri veleni e venga stuprata tutti i giorni per l' affarismo di pochi, debba essere chiamato "ambientalista"?  Come se chi rivendica il rispetto della persona o dei diritti umani, fosse chiamato "Umanista" . Non dovrebbe essere naturale, spontaneo, scontato,  esigere il rispetto di tutte le creature viventi, indignarsi e rifiutare qualunque comportamento che imponga loro delle sofferenze o quanto meno prodigarsi per alleviare quelle di coloro che soffrono, degli animali, come degli uomini, per quel sentimento che si chiama compassione? Non dovrebbe essere spontaneo rivendicare il rispetto per la Terra sulla quale e della quale viviamo, non foss' altro per una forma indiretta di rispetto di noi stessi e indignarci di fronte ad ogni violenza contro di essa?

Inscatolare la gente in categorie umane come "ambientalisti", "animalisti" e via dicendo, fa comodo a chi, nel non riconoscersi in nessuna di esse, si sente legittimato a pensare : "Non è affar mio!" e nel volgere lo sguardo dall' altra parte, può sentirsi in pace con la propria coscienza.

Non è dunque una questione di animalismo, ma di decenza e di rispetto della vita nella sua interezza, oltre che delle leggi, perché  solo quando avremo imparato a rispettare gli essere viventi diversi da noi, saremo in grado di rispettare veramente i nostri simili.

Einstein diceva che: "Un essere umano è parte di un intero chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione, attraverso l' allargamento del nostro circolo di conoscenza e di comprensione, sino a includere tutte le creature viventi e l' interezza della natura nella sua bellezza."

Ringraziando la Redazione per lo spazio concessomi, porgo cordiali saluti.

Ivana Guagnano

24 gennaio 2010

  • Scuola di Politica

Commenti

3 Commenti per “Ci scrive Ivana Guagnano”
  1. annamaria anna maria longo scrive:

    Cara Ivana,
    non sono un’”ambientalista” nel senso di facente parte di un’associazione specifica e condivido pienamente tutto ciò che hai scritto.
    Purtroppo il problema è proprio la mancanza di sensibilità e di attenzione reale verso qualunque essere, umano o animale o naturale, che non stia nel proprio orticello: ma quanto impiegherà quest’orticello a “morire” per inaridimento e isolamento? Guardando come la natura “fuori” dall’orticello sta impazzendo per colpa nostra,si può immaginare la risposta. Inoltre tutti i viventi contemporanei pensano che gli sconvolgimenti annunciati non li riguardino: ciechi, sordi e maledettamente egoisti!
    Ho due bambine, e la mia vita come quella di tutti noi ora quì su questa terra in questo momento è la loro domani, e domani e domani ancora: proteggere, salvaguardare l’ambiente in cui viaviamo ( e non penso solo a quello naturale ma anche sociale, etico e morale)è una nostra urgenza!!!
    Forse ho un pò trascurato l’episodio da te denunciato ma hai detto tutto tu e chi ti risposto, con le parole e nei fatti, con maleducazione e irresponsabilità deve solo vergognarsi!

    con stima
    anna maria longo

  2. bello bello scrive:

    Che vergogna, che schifo!
    Sopratutto per l’atteggiamento di chi doveve intervenire!
    S.na Ivana, perchè non denuncia a chi di dovere l’indifferenza di chi, per legge,non doveve permettersi tale atteggiamento.
    Coraggio, lo faccia! Sono speranzoso!
    La saluto. Bello

  3. antonio montenegro antonio montenegro scrive:

    leggendo questo post e quello di Enzo ho tirato un sospiro pensando a quello che è il periodo di decadentismo che stiamo attraversando.

    Il filo conduttore mi pare essere l’indifferenza che ci accompagna in ogni nostra performance di vita quotidiana e che si materializza nei nostri atteggiamenti consumistici in cui davvero troppo poco spazio rimane per la carità cristiana verso il prossimo (di cui tanti si riempiono la bocca ipocritamente).
    Nella vita di tutti i giorni, nei rapporti interpersonali, nei nostri atteggiamenti c’è sempre tanto egoismo. Condivido appieno il commento di anna maria con la metafora dell’orticello così destinato ad inaridirsi per l’isolamento…il problema è che in questo periodo storico in cui viviamo non si intravede nulla di nuovo all’orizzonte, in grado di dare risposte ed offrire esempi da seguire (basti vedere ciò che la nostra classe dirigente riesce a trasmettere come valori e/o idee per il nostro futuro).

    Non sono sicuro che denunciare ai competenti organi possa servire ad emendare i rei dello straziante episodio, il problema rimane nelle nostre coscienze, e non certamente punendo chi si è dimostrato insensibile si riuscirebbe a “convertirlo” in un essere migliore.

    Con stima e solidarietà alla sig.na Ivana ed a tutti coloro che hanno sensibilità d’animo

    Antonio Montenegro

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