I NOVE LAMPE

Gioia, sono le ore 5 del 15 dicembre 1955 ed una sveglia suona  nell'abitazione di Via Paolo Losito al n.11.
Sono già in piedi e, cercando di fare meno rumore possibile effettuo in tutta fretta le mie pulizie personali ed esco di casa.
Suono il campanello dell'attiguo portoncino al n. 13 e salgo quindi in casa di [...]

Arnaldo Amorese (Angelo)Gioia, sono le ore 5 del 15 dicembre 1955 ed una sveglia suona  nell'abitazione di Via Paolo Losito al n.11.

Sono già in piedi e, cercando di fare meno rumore possibile effettuo in tutta fretta le mie pulizie personali ed esco di casa.

Suono il campanello dell'attiguo portoncino al n. 13 e salgo quindi in casa di mio zio Orlando, dove mi attende una scodella di fumante caffellatte che trangugio riducendo in tal modo la residua sonnolenza ed il torpore dovuto all'ora inusuale in cui mi sono alzato.

Io e mio zio usciamo in strada e ci avviamo alla nostra mèta.

Percorriamo la via del Castello costeggiando il Convitto Manzoni -validamente diretto dal compianto Don Vincenzo Angelilli-, la cantina della "Pisciamiire" segnalata da una frasche appesa sulla porta di ingresso e la macelleria di Angelina rinomata per la confezione artigianale della salsiccia fatta con carne di maiale tagliata a punta di coltello.

Tutta la strada è pallidamente illuminata da lampioni che irradiano una fioca luce giallognola.

Costeggiato il castello, ci immettiamo in una larga strada lastricata ed in discesa, giungendo al termine sul sagrato della chiesa di San Rocco, dove sono ad attenderci, oltre al Sacerdote Don Nicola Giampetruzzi, Zia Franceschina (Zietta), Nina e Lucia Nico, Chichedda e Finodda ed altre persone giovani, adulte ed anziane.

Salutati tutti, entriamo in chiesa e ci inerpichiamo, accompagnati da un ristretto numero di persone alle quali è consentito, su una scala a chiocciola accedendo ad un soppalco dove si trova un organo a canne da azionare con un mantice a mano.

Mio zio si siede sullo scranno dell'organo e, intonando inni sacri natalizi, segna l'inizio della funzione religiosa detta delle nove lampade (i nove lampe), per le lampade che, una al giorno, verranno accese prima della celebrazione della S. Messa, nei nove giorni di novena che precedono la Notte Santa del Natale.

Durante tutta la funzione religiosa, accompagnati dalla musica suonata da zio Orlando, intoniamo diversi inni natalizi sacri, seguiti nel canto dai fedeli presenti nella navata sottostante della chiesa.

Il tutto dura fino alle sei e trenta circa ed alla fine la chiesa si svuota; io, mio zio ed alcuni dei parenti presenti, decidiamo e stabiliamo quale casa di amici o conoscenti dobbiamo allegramente invadere, con l'affettuosa pretesa di rifocillarci con bevande calde e pasticcini.

Dappertutto siamo accolti con entusiasmo che denota sostanzialmente  che l'invasione era attesa.

Al termine dell'abbondante colazione, ciascuno si avvia verso il luogo del proprio impegno ed io, tornato a casa, prendo la mia cartella e mi avvio verso il Liceo Classico, dove frequento il primo trimestre della IV Ginnasio.

Il rituale che ho appena descritto e che dura i nove giorni precedenti la Notte Santa, lo avevo celebrato anche nei tre anni precedenti, ma ho voluto illustrare quello del 1955, perché questo sarebbe stato l'ultimo: infatti la sera del 5 gennaio 1956 (data per altro del mio 15° compleanno), con la mia famiglia prendevo il lungo treno del nord che mi avrebbe condotto a Como, dove mio Padre, ufficiale di carriera dell'Esercito era stato trasferito e dove io, il 7 gennaio, senza soluzione di continuità riprendevo, nel secondo trimestre dell'anno scolastico, il corso della IV ginnasio presso il Liceo Classico "A:Volta"

Affermare che non vi sia stata soluzione di continuità,  non è del tutto esatto: uno strappo con la realtà lasciata a Gioia ed il conseguente trapianto nella nuova realtà sociale, non è stata indolore, anzi …

Le difficoltà iniziali di inserimento nel nuovo contesto è stato lento e difficoltoso, forse anche perché mai ho dimenticato i luoghi della mia infanzia ed i miei compagni di scuola lasciati a Gioia: anche adesso che sto terminando la mia sessantottesima primavera, ricordo quegli anni felici e non mi vergogno a dire che gli occhi si inumidiscono ed un dolce languore mi pervade.

Qualcuno capirà il mio stato d'animo? Chiedo scusa a tutti per lo stato malinconia soffusa che eventualmente questo scritto potrà provocare.

Grazie comunque per la comprensione.

Arnaldo AMORESE (Angelo)

15 dicembre 2009

  • Scuola di Politica

Commenti

8 Commenti per “I NOVE LAMPE”
  1. s.tangorre Sebastiano Tangorre scrive:

    Gioia ore 5 di ventanni dopo, mi sveglio anch'io a quell'ora per l'evento religioso. Con i miei amici della parrocchia della Chiesa Madre, ci incontravamo seguendo un percorso pattuito la sera prima. Ognuno attendeva sotto il proprio portone di casa il proprio amico, (si evitava di suonare il campanello per non svegliare le famiglie) e con tanta gioia ci recavamo in parrocchia. Alla fine della celebrazione, si faceva colazione a casa della "perpetua generosa" di turno (quai sempre ci offrivano pupi fritti o pettole con lo zucchero) oppure il mio parroco Don Vito Palumbo, ci offriva un pezzo di focaccia calda acquistata dal panificio di Piazza XX Settembre, e con molto entusiasmo dopo qualche ora eravamo tutti a scuola. Anch'io, qualche anno dopo, ho visto partire molti di quelli amici e parenti per cercare un lavoro al Nord. Oltre a loro, purtroppo la vita mi ha tolto, qualche mese fa, il carissimo amico "Vito Marotta". Questa è la storia del nostro Sud, si vive bene finchè l'età ti concede il dono dell'incoscenza. Da adulto è facile perdersi nei meandri della sopravvivenza e con molti molti sacrifici, se vivi con lealtà, qualcuno a tarda età, riesce a vivere da essere umano.

  2. Frandalex Frandalex scrive:

    Grazie Angelo per questo meraviglioso ritratto di esperienze, di ricordi, di valori e … di rimpianti.
    Non sempre, ahimè, apprezziamo a nostra terra.
    Grazie.
    Francesco

  3. ocasapiens ocasapiens scrive:

    La nostra città è impossibile non amarla e tanto più la si ama tanto più la si segue, la si vuole più bella, più rispettata, proprio come il bene che si vuole a i propri figli. Perciò è un delitto, a mio parere creare le condizioni per cui molti giovani, ieri come oggi, e come sarà domani, debbano essere costretti a cercare altrove prospettive di una vita possibile. Essi quasi sempre soffrono per questo allontanamento e il ricordo della loro terra rimarrà per tutta la vita malinconico e triste come dimostra la lettera che ha avviato questo piccolo dibattito.

  4. uomodellastrada uomodellastrada scrive:

    La tradizione dei nove lampe l’ho vissuta per qualche anno come ministrante al fianco di Don Antonio in Chiesa Madre.
    Unico ministrante a supporto del parroco, ruolo che mi rendeva estremamente orgoglioso.
    Però…che fatica.
    Ciao a tutti e buon Natale.
    UDS.

  5. f.decarlo Francesco De Carlo scrive:

    Una decina di giorni fa, il sig. Arnaldo AMORESE (Angelo), mi ha spedito spontaneamente, per e-mail, questo bellissimo post chiedendomi cortesemente e con tanta educazione e discrezione di "pubblicarlo se lo avessi ritenuto opportuno".

    Ho subito risposto al suo appello con entusiasmo per una serie di motivi:

    • 1. Curando personalmente la categoria dei "Gioiesi nel Mondo", tutto quello che è utile ai nostri concittadini lontani, per farli sentire ancora membri "della nostra comunità gioiese", deve essere fatto; compreso pubblicare i "loro ricordi gioiesi".
    • 2. Avendo vissuto negli anni "70 la stessa identica esperienza (tra l'altro insieme a Sebastiano che per primo ha commentato il post), l'articolo trasmesso dal sig. Angelo ha subito suscitato in me una serie di ricordi legati al periodo più bello della vita: "l'adolescenza".
    • 3. L'articolo può servire agli adolescenti di oggi, sempre più legati ai social network virtuali, come, all'epoca, i "social network" erano "reali" e "vissuti" per strada ed in parrocchia. Siamo nell'era di Internet, sapete bene che ne sono pienamente coinvolto anch'io, ma proprio perché ho anche vissuto "quei tempi" (che ritengo più intensi dal punto di vista "umano"), avverto durante la giornata l'esigenza di un ritorno, (anche con i ricordi) al una vita reale.

    Qui i temi sono: Il "ricordo", l'"adolescenza", la "fede", la "buona compagnia", la "parrocchia", la "nostalgia" e la "malinconia" argomenti sul quale dovremmo riflettere di più.

    Con l'occasione Auguro a tutti voi ed alle vostre famiglie un Buon Natale e felice Anno Nuovo.

  6. bello bello scrive:

    Ho letto con nostalgia e rimpianto quanto scritto da Angelo! Anche io ho partecipato, da giovane, alle nove lampe. Era anche un modo, a parte la fede, per allargare le amicizie. All'uscita della chiesa (dopo la ristorazione), le ragazze erano disponibili ad una parola in più che faceva sognare noi adolescenti di allora. Dopo la parola o l'occhiata sperata, ci si sentiva più grandi e felici e quasi autorizzati a suonare tutti i campanelli disponibili per poi scappare, con la paura di essere riconosciuti. Le maledizioni e le parolacce delle persone disturbate dallo scampanellio, risuonano ancora nelle mie orecchie e, alla mia età, mi fa sentire ancora un poco bullo. Saluti

  7. Frandalex Frandalex scrive:

    Devo confessare che, nonostante che a Gioia io sono nato, sono venuto a viverci piuttosto "tardi". La tradizione delle "nove lampe" è pertanto venuta a mia conoscenza proprio attraverso il post. Devo confessare di essere rimasto incantato dalla descrizione e dai valori intrinsecamente espressi. Per quanto riguarda invece i campanelli, beh quelli li ho suonati anch'io, all'uscita da cinema! Frandalex

  8. Enzo TANGORRE Enzo TANGORRE scrive:

    Avevo dimenticato il rituale delle nove lampe e, aggiungo, mi ha fatto piacere che qualcuno lo abbia ricordato soprattutto se quel 'qualcuno' è residente fuori Gioia. Ricordo volentieri il periodo della mia adolescenza in cui ho vissuto più volte questa esperienza con te, Franco, con Sebastiano (a casa è Nino)con Marcello e tutti gli altri. C'era un alone di magia e di curiosità che avvolgeva misticamente quelle mattinate scure e fredde.Il sonno interrotto era ben ripagato dalla vicinanza degli amici uniti in preghiera. Ricordo anche la parte 'tragicomica' della 'novena' (così la chiamavamo): spesso il sonno, appunto interrotto, induceva l'organista, che nella fattispecie era il compianto Mons.Di Maggio, ad effettuare qualche stonatura oppure a sbavature di sincronizzazione dei vari attacchi dell'organo con il coro. Ciò destava ilarità tra noi ragazzi (compresi alcuni amici che di lì a poco avrebbero intrapreso gli studi per diventare addirittura preti….). Per tutti valeva lo stesso ordine:rimanere imperturbabili. Ma dopo con la focaccia, si rovesciava il sacco e si rideva a crepapelle sperando che, il giorno dopo, la stecca….ritornasse.
    Buon Natale a Tutti
    Enzo TANGORRE

Inserisci qui il tuo Commento

Fai conoscere alla comunità la tua opinione per il post appena letto...

Per inserire un nuovo commento devi effettuare il Connettiti

- Attenzione : Per inserire commenti devi necessariamente essere registrato, se non lo sei la procedura di LOGIN ti consente di poter effettuare la registrazione istantanea.