Novità sul simbolo cristiano per eccellenza

La sera del 12 settembre 2009, nella Chiesa di S. Antonio …

Crocifisso Ligneo del '600La sera del 12 settembre 2009, nella Chiesa di S. Antonio, ha avuto luogo un interessante "fuori programma" nelle manifestazioni in onore del SS. Crocifisso: la presentazione del libro di Michele Loconsole, "Il segno della croce. Storia e liturgia", con cui il giovane autore ha illustrato i risultati delle sue indagini sulla devozione per la S. Croce nei primi secoli dell'era cristiana, sfatando alcuni luoghi comuni. Il pubblico, conquistato dalla semplicità, dall'immediatezza e dal fascino delle sue parole, ha così potuto conoscere un alacre studioso di storia delle maggiori reliquie della Passione di Gesù, come la Sindone, la corona di spine, il cartiglio con il titulus ovvero l'iscrizione identificativa del condannato, fissata sulla sommità della croce – per Gesù, con le lettere dell'acronimo I(esus) N(azarenus) R(ex) I(udeorum).

Studiare la storia delle reliquie ha un senso – ha sottolineato il relatore – in quanto è proprio la storia il fondamento della nostra fede: il Cristianesimo non è semplicemente una religione, ma un fatto, l'incarnazione del Figlio di Dio, che si fa uomo e muore (anzi si fa uccidere) per la nostra salvezza. La venerazione delle reliquie è appunto la naturale conseguenza di questo evento concreto, tanto straordinario quanto unico nel panorama delle religioni e dei culti di ogni epoca e luogo (nessun altro dio, infatti, è mai sceso al livello dell'uomo, condividendone la povertà, la sofferenza e la sorte mortale!), ma i cristiani odierni sembrano non rendersene conto… Da qui l'amarezza dello studioso, insegnante di religione, nel constatare l'ignoranza del fatto evangelico: gli episodi della vita di Gesù e le sue parabole sono pressocchè sconosciuti tra i cattolici, soprattutto tra i ragazzi.

Quando la Croce da simbolo è divenuta oggetto di devozione? Quando al legno si è aggiunta l'immagine di Gesù crocifisso? Cercare una risposta a questi interrogativi era l'obiettivo dell'indagine. Significativo anche il rapporto individuato tra le due maggiori reliquie della Passione, la Croce e la Sindone: la prima accolse Gesù vivo e lo restituì morto, la seconda lo accolse morto e lo restituì vivo, fornendo la prima prova della Resurrezione (le bende di lino, con cui era stato avvolto il corpo, abbandonate a terra, come se chi le portava se le fosse lasciate cadere di dosso alzandosi, e il sudario, piegato a parte, furono infatti le prime cose che videro i discepoli accorsi al sepolcro, alla notizia che il grande masso, che chiudeva l'ingresso, era stato rotolato via).

Crocifisso Ligneo del '600 - ParticolareCirca trecento anni dopo (nel 325-326) furono trovati i chiodi, il cartiglio ed il legno della Croce, ancora con tracce di sangue, in uno scavo archeologico fatto eseguire da Elena, madre dell'imperatore Costantino, la prima pellegrina nei Luoghi Santi. Secondo la tradizione il segno della croce era già apparso in sogno a suo figlio prima della battaglia a Ponte Milvio con Massenzio, preannunciandogli la vittoria (in hoc signo vinces), e per questo era stato riprodotto sulle insegne imperiali. Propaganda? Può darsi. Di certo, però, Costantino, che non era cristiano, ma si convertì, forse, nell'ultimo periodo della sua vita, fu uno dei più grandi, se non il maggiore Imperatore cristiano, e nel riconoscere legittimamente la Chiesa compì un'operazione lungimirante, di spessore politico e sociale senza precedenti, poiché ne comprese le potenzialità in un momento in cui veniva a crearsi in Occidente un pericoloso vuoto istituzionale (politico, sociale, assistenziale) con il trasferimento della capitale dell'Impero a Bisanzio (Nea Rome, la "Nuova Roma", poi detta dal suo nome "Costantinopoli", l'attuale Istanbul). Fu così che ebbe inizio il potere temporale della Chiesa, che avrebbe reso il Papa una delle due supreme autorità del Medioevo, accanto all'Imperatore.

Dalle ricerche di Loconsole, fondate su testimonianze letterarie, epigrafiche e monumentali,  emerge, però, che, non a partire dall'epoca di Costantino (il IV secolo d.C.), come si credeva finora, bensì già negli anni immediatamente successivi alla morte di Gesù la croce divenne "segno" distintivo dei Cristiani (ad es., nei documenti, sulle tombe), e che anche la devozione per la Terra Santa, ovvero per i luoghi della vita terrena e della morte di Gesù, risale all'epoca degli Apostoli, ben prima dell'indagine sul terreno condotta dall'imperatrice madre. Questi luoghi ed i loro primitivi monumenti, da secoli meta di pellegrinaggi, erano stati intenzionalmente occultati dall'imperatore Adriano (117-138 d.C.) con la sovrapposizione di un tempio dedicato a Venere. Almeno due rivolte giudaiche, nel frattempo, erano state duramente represse dagli imperatori: nel 70 d.C., con la distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera di Tito, e nel 132 d.C., con la diaspora, per cui Giudei e Cristiani, che tra l'altro i Romani non distinguevano, furono cacciati dalla loro patria, l'antico Regno di Israele e di Giudea, che allora assunse il nuovo nome di Palestina, cioè Terra Philistaeorum ("Terra dei Filistei"), mentre a Gerusalemme fu attribuito quello di Aelia Capitolina.

Proprio l'insistenza delle strutture del tempio pagano su un sito tradizionalmente riconosciuto come cristiano dovette apparire sospetta ad Elena, che lo fece abbattere e nel corso degli scavi rinvenne le tre croci ed il cartiglio con l'iscrizione, per poi inglobare in un'unica chiesa il Golgota (l'altura della crocifissione) e la tomba vuota di Gesù. Alla dedicazione di questa prima basilica cristiana in Terra Santa, il 14 settembre del 335, fu associata la festa dell'"Esaltazione della S. Croce", mentre in Occidente una tradizione diversa, la cui fonte è Cirillo, vescovo di Gerusalemme, portava all'istituzione di un'altra festa il 3 maggio. È interessante notare come da noi, a Gioia, si celebrino entrambe le ricorrenze: il 14 settembre nella Chiesa di S. Antonio, detta anche "del Crocifisso"; il 3 maggio nella Cappella della Madonna della Croce nei pressi del Camposanto.

La copertina del libro di Michele Loconsole "Il segno della Croce. Storia e Liturgia"Quanto all'antichità del segno della croce, se ne registra la presenza in tutta la Sacra Scrittura, anche in numerosi episodi e personaggi dell'Antico Testamento. In ambito cristiano una delle rappresentazioni simboliche più antiche risale al II secolo, attestata a Gerusalemme e in Giordania e presente tuttora nei nostri cimiteri: è il cosiddetto chrismòn, ottenuto dalla sovrapposizione delle lettere R e c, spesso interpretato erroneamente come PAX, costituito in realtà dalle due iniziali del nome di Cristo in greco. Il segno della croce compare nei primi testi liturgici del II secolo soprattutto in relazione al Battesimo, ma da fonti coeve del 120 – 125 d.C. si ricava che i Cristiani si segnavano continuamente con la croce, prima di intraprendere ogni attività quotidiana, prima di uscire di casa e al rientro, indicando con la menzione del Padre la testa, del Figlio il cuore, dello Spirito le braccia, ovvero la forza per compiere la volontà di Dio.

Testimonianze archeologiche sulla devozione per la croce sono a Napoli, Ercolano e Pompei già pochi anni dopo la morte di Gesù. Al secolo VIII risalgono i primi crocifissi dipinti, poi scolpiti; è diversa la maniera di rendere Gesù crocifisso: morto nei tipi occidentali, che sottolineano la Passione; vivo e con gli occhi aperti in quelli orientali, che esaltano la Resurrezione.

All'indomani della straordinaria scoperta l'imperatrice Elena trasferì la Croce, alcuni chiodi ed il titulus a Roma in un ambiente del suo Palazzo, destinato a cappella, nucleo dell'attuale Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. La Croce di Gesù fu frammentata in reliquie sparse in tutto il mondo, concesse alle comunità di fedeli che ne avessero fatta richiesta: qualcuno ha ironizzato sulla loro sovrabbondanza, deducendone la falsità; secondo uno studio di Vittorio Messori, invece, se si potessero ricomporre, tutte queste reliquie non formerebbero neanche i tre quarti del patibolo, il braccio orizzontale della croce.

La Croce è sempre attuale, in quanto segno incommensurabile dell'amore di Dio per l'umanità, ed è urgente il suo recupero. Loconsole ci ha fatto notare come papa Benedetto XVI l'abbia ricollocata sull'altare, che simboleggia il sepolcro di Cristo, per richiamare con forza la centralità del Crocifisso nell'operato della Chiesa e nella vita cristiana. Infine una proposta controcorrente: ritornare alla pianta cruciforme nell'edificazione delle nuove chiese. Se, infatti, quelle di un tempo recano l'impronta della croce nella loro stessa forma (la pianta a croce latina o greca), sono orientate, cioè con l'altare maggiore ad Oriente (parola che deriva dall'ebraico "or" = luce), ed il sacerdote stesso nelle celebrazioni liturgiche invita i fedeli ad Oriente, cioè verso la luce di Cristo, le chiese moderne, invece, sono "disorientate" e perlopiù di forma circolare, come se si fosse persa l'importanza del segno.

La Chiesa di S. Antonio, con luminarie, per la festa del CrocifissoSpontaneo e caloroso l'applauso del pubblico, incuriosito tra l'altro dalle anticipazioni dei risultati di un'ulteriore indagine condotta in collaborazione con il prof. d. Nicola Bux sugli estremi cronologici della vita di Gesù: dall'analisi comparata di otto calendari dell'epoca risulta che Egli "nacque il 25 dicembre dell'anno "zero" e morì nel 30 d.C."; perciò festeggiamo il Natale non in una data convenzionale, come si riteneva, ma nel giorno effettivo della nascita di Gesù, che non va neanche collocata alcuni anni prima dell'era volgare, secondo l'opinione corrente per correggere un presunto errore di datazione, mentre l'ora terribile della morte sopraggiunse per Lui prima dei "proverbiali" trentatrè anni.

Al ringraziamento del Sindaco, portavoce di impressioni largamente condivise, sono seguite alcune suggestive osservazioni di d. Domenico, uno dei predicatori della festa, sul seicentesco crocifisso ligneo della Chiesa di S. Antonio, che nel programma originario avrebbe dovuto essere l'argomento della serata. Datato 1696, è opera di frate Angelo (da Pietrafitta), che ne realizzò un altro alcuni anni dopo, agli inizi del ‘700, nella Chiesa di S. Francesco a Castellaneta. È una scultura molto particolare: la bocca socchiusa suggerisce che qui Gesù non è ancora morto, ma nei suoi ultimi istanti di vita, quelli forse in cui si rivolge alla Madonna e a Giovanni, il discepolo più giovane, i quali ai piedi della Croce ne ricevono l'eredità spirituale a nome di tutta l'umanità; l'orecchio grande, teso verso l'alto, sta a significare, invece, che, mentre il capo è reclinato sotto il peso della morte imminente, l'ascolto è sempre rivolto al Cielo, alla volontà del Padre.

12 ottobre 2009

  • Scuola di Politica

Commenti

11 Commenti per “Novità sul simbolo cristiano per eccellenza”
  1. avatar MARAUDER scrive:

    Argomento interessante ma per favore fermiamoci agli aspetti antropologici e di storia dell’arte.
    Quanto alla veridicità storica di tutte le vicende narrate, dalla individuazione della “esatta” data di nascita di Gesù, alla Sindone, al ritrovamento della “vera” croce etc etc forse la sede più opportuna della conferenza sarebbe stata una puntata di Voyager.

  2. avatar enzo cuscito scrive:

    Marco Travaglio
    MA IO DIFENDO QUELLA CROCE

    5 novembre 2009
    Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

    Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.

    Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).

    Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).

    Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

    Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.

    A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

    da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009
    Dal 23 settembre Il Fatto Quotidiano è in edicola

  3. avatar Frandalex scrive:

    Fa ridere, fa tristezza, fa ribrezzo, fa schifo, fa pena chi, abituato a parlare male di tutti, parla male indistintamente degli uomini di Chiesa senza probabilmente averne conosciuto veramente mai nemmeno uno. Se l’immagine di Nostro Signore la dovesse difendere il sig. Travaglio ….

  4. avatar grillino scrive:

    Le provocazioni di Travaglio fanno sempre discutere, ma fanno anche riflettere e spesso dicono cose che altri non hanno il coraggio di dire.
    E come sempre o spesso, la verità può far venire le doglie a molti.
    Un saluto

  5. avatar Frandalex scrive:

    Da lui non mi farei difendere nemmeno la borsa dell’immondizia, scusa.

  6. avatar grillino scrive:

    Preferisco essere comunque sempre informato, in un modo o in un altro, che non esserlo o che mi si dica ciò che “garba” alla politica di turno.
    Io invece a differenza di te, sul difendere la mia proprietà preferisco lui rispetto al signore di Porta a Porta, del quale non sai mai come fidarsi.
    Un saluto

  7. avatar enzo cuscito scrive:

    Come spesso accade, e mi rattrista, quando si tenta di condurre la riflessione su temi più alti, c’è chi preferisce concentrarsi sul dito e non sulla luna che si voleva indicare. Ma mi rendo conto che la saggezza ed il buon senso, se non li si posseggono, non si possono innestare di sana pianta. Pazienza e compassione, allora.

    La discussione non era Travaglio si, Travaglio no. Era un’altra.
    Per questo, prima di esprimere le mie riflessioni sulla questione, voglio riportare nuovamente dei brani tratti da un articolo, pubblicato negli anni ‘80, quando si cercò nuovamente di togliere il crocifisso dalle aule, dalla scrittrice atea ed ebrea Natalia Ginzburg, dal titolo “Non togliete il crocifisso”.

    Scriveva:

    “il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.

    La Ginzburg proseguiva:

    “Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.

    Il giornalista Antonio Socci, inoltre, citato dallo stesso Travaglio, ha ricordato, inoltre, in un articolo apparso su Libero alcuni giorni fa che:

    “sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.

    Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo.

    Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso.

    Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa”.

    Sperando che, chi volesse esprimere le proprie opinioni, non si soffermi sugli autori di queste parole, ma voglia condividere con noi le proprie riflessioni in merito alla vicenda.
    Vi ringrazio.
    Enzo Cuscito

  8. avatar grillino scrive:

    Hai ragione Enzo e me ne scuso, anch’io mi sono lasciato prendere dalla solita polemica.
    Per quanto mi riguarda, non è certamente il crocifisso nelle aule scolastiche che può turbare chicchesia, ma sono d’accordo con Travaglio quando dice:
    A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola … e via fino in fondo, non per difendere un arredo scolastico ma per far capire a chi dovrebbe capire (bambini cattolici e non), il perchè di una convivenza religiosa.
    Un saluto

  9. avatar bello scrive:

    Ci fosse un referendum per scegliere se rimanere in europa, io voterei NO!!!
    Convintissimo!
    Cosa significa per un italiano essere cittadino europeo?
    Quali sono i vantaggi?

  10. avatar enzo cuscito scrive:

    Tranquillo caro Grillino. La mia riflessione non era rivolta contro di te, che più volte su questo portale ci hai portato tutti a capire e meditare su infinite questioni che riguardano la nostra città e la realtà che ci circonda.

    A Bello dico che portare la discussione sul significato della presenza in Europa è fuorviante. L’Europa ha garantito all’Italia maggior sicurezza e stabilità economica. Oggi, senza l’Europa, avremmo rischiato di ritrovarci come l’Albania di alcuni decenni orsono. Certo, è un’Europa a metà. Perché l’unità non la costruisci solo sull’economia, ma anche costruendo una politica ed una cultura europea forte e solidale. Spesso, invece, prevalgono i nazionalismi e gli interessi di parte.

    Così come l’Europa avrebbe bisogno di darsi un’identità, un’anima. Non basta definirsi pluralista e multiculturale. Non posso confrontarmi con l’Altro se non so chi sono Io. E l’Io è fatto anche di un passato, di una storia. Nulla nasce dall’oggi al domani. Quel che l’Europa è oggi, è anche il frutto di millenni di culture, filosofie, religioni, vicende, divisioni, guerre e conquiste sociali. Invece, la sensazione è che l’Europa tema il proprio passato, ne abbia vergogna. Eppure proprio in questo continente hanno preso vita e forma le grandi rivoluzioni che hanno seminato nel mondo concetti come quello di “solidarietà”, “uguaglianza”, “libertà”, “progresso”, “diritti umani”. Così come da questi confini si sono sparsi nel mondo i germi delle due guerre globali e dei totalitarismi. Genio e sregolatezza che però ne hanno forgiato e temprato il carattere.

    Provare vergogna di tutto questo non è segno di forza, ma di debolezza. Perché rischia di trasformare l’Europa in un semplice contenitore, non in un interlocutore, non in un Tu che sappia confrontarsi autorevolmente con l’Altro. E senza dialogo non si stimola il fermento della crescita.
    Enzo Cuscito

  11. avatar Francesco Giannini scrive:

    Non mi sembra corretto esprimere prevenuti giudizi in base alla colorazione ( Rossa, Azzurra, Biancofiore, ecc. ) nostra o degli altri; mi sembra corretto esprimere una valutazione positiva o negativa sulle idee di cui uno è portatore, indipendentemente dal …colore.
    Ciò premesso mi chiedo: Perché fermarsi ad eliminare il Crocifisso dalle aule scolastiche?
    Per coerenza bisognerebbe togliere il Crocifisso anche dalle Piazze, dai Cimiteri,dalle facciate delle Chiese e dei campanili, di cui è ampiamente disseminata tutta l’Italia.
    E perché non eliminare anche le statue di Santi, i quali, sull’esempio del Crocifisso, hanno dato la loro vita per i fratelli?
    Che male può produrre il Crocifisso in un’aula scolastica?
    Per i credenti il Crocifisso è un simbolo di vita, non di morte, nè di discriminazione, essendo venuto in terra per salvare tutti gli uomini, di qualsiasi razza e colore; è un martire e un apostolo della non violenza ( chi di spada ferisce di spada perisce, a chi ti colpisce porgi l’altra guancia ), un osservante delle istituzioni e della giustizia ( date a Cesare quel che è di Cesare ), un difensore del rispetto dell’essere umano e della solidarietà ( quel che farete a uno di questi lo avrete fatto a me ), un salvatore dell’umanità tutta ( andate e predicate, chi crederà sarà salvato )…
    Per i non credenti il Crocifisso può rappresentare l’Uomo coerente fino in fondo, colui che lotta pacificamente contro l’ingiustizia per il trionfo sulla nostra terra di quei valori che sono alla base di ogni società civile: giustizia, amore, fratellanza, solidarietà, pace…
    Dov’è l’elemento di discriminazione o di turbativa in questa presenza… scomoda?
    Non è, invece, paura o intolleranza un tale atteggiamento?
    A questo punto dovremmo ” cancellare ” anche il ricordo di Martin Luther King, di Malcom X, di Gandhi, altri apostoli della non violenza, uomini di razza o di religione diverse dalla nostra.
    Coloro che venerano il Crocifisso non si sono mai peritati di eliminare questi martiri della non violenza dalla storia, perché essi sono patrimonio di tutta l’umanità e portatori di un messaggio universale e quindi valido per tutti gli uomini.
    Sollevare questa problema è demagogico, è come sollevare una polemica, è come sollevare un polverone per nascondere i veri problemi di una società senza Crocifisso, cioè di una società intollerante, che vuole vivere senza modelli, senza fari e senza punti di riferimento, una società che fa dell’interesse e del benessere personale i propri idoli.
    Un caro saluto a tutti.
    Franco Giannini

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