Servizio Sanitario: un collasso annunciato

30 luglio 2009 Autore: Franco Ferrara  
Categorie: Politica & Società, Primo Piano

 La sanità pugliese  è di nuovo sotto inchiesta giudiziaria. I reati contestati agli appaltatori e dirigente del Servizio Sanitario sono  correlati alla "corruzione" e "turbativa d'asta". Sono i reati compiuti nei confronti della Pubblica  Amministrazione. Le 4 inchieste sono finite per direttissima nel sistema politico regionale e nazionale, coinvolgendo indirettamente la vita privata del Presidente del Consiglio. Qualche mese prima abbiamo avuto il "caso" dell'assessore regionale alla sanità, il quale ha rassegnato le dimissioni dalla Giunta ed è finito nel Parlamento.

La corruzione nel sistema degli appalti pubblici, viene da lontano e ha diverse declinazioni nella classificazione dei reati previsti dal Codice Penale. Come si rileva dalla Relazione del Procuratore Generale della Corte dei Conti, la tassa immorale della corruzione nel 2008 ha toccato la cifra di 60 miliardi. La cifra immonda può essere uguagliata all'intero ammontare del debito delle ASL e degli Ospedali. I crediti vantati dai fornitori del Ssn sono infatti di ben 33,7 miliardi un valore che sulla base di un anno ha raggiunto l'incremento del 15,6%.

Le ultime vicende giudiziarie pugliesi salite agli onori della cronaca mondiale, possono essere assunte come indicatori per comprendere la "maledizione" che attraversa la sanità pugliese. Continua l'assenza della "bonifica etica" per innestare processi di autoriforma, capaci di eliminare alla radice il sistema della corruzione. Il Ssn è da diversi anni al centro di attenzione della magistratura: le iscrizioni alla Facoltà di medicina, la gestione delle Aziende Ospedaliere, la dipendenza dal mercato farmaceutico. Nel mese di marzo scorso il neo-assessore , il medico Tommaso Fiore ha fornito la situazione della Sanità in Puglia. In quella Relazione viene sostenuto che "la situazione economica della Sanità in Puglia è critica ma non drammatica e che i Settori più rilevanti della spesa sanitaria regionale sono stati messi sotto controllo". Ma è ancora possibile salvare il Ssn? Senza modificare il sistema degli appalti la corruzione resterà annidata  e quindi si potrà avere il crollo dello stesso. Il collasso si avrà nonostante il "federalismo fiscale" della spesa pubblica, in quanto il passaggio dal "costo storico" al "costo standard" segnerà un'altra tappa dello svuotamento della riforma del 1978. La riforma della fine degli anni '70 permise di sanare i deficit delle Mutue e collegava il Ssn italiano ai Servizi Sanitari Europei. Il Ssn collasserà anche a motivo del tramonto della professione medica. Il medico è la più antica professione del mondo, la ritroviamo presso tutti i popoli: egiziano, greco, persiano, ebreo, cinese, latino-americano. Viene esercitata in Occidente ed è legata a Ippocrate di Cos (370 a.C.?) attraverso il "grande giuramento" con il quale il medico si impegna a "esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento".  Un giuramento che ha vincolato e vincola miriadi di generazioni di medici. Un giuramento che prescrive al medico che "oltre la diagnosi e la prognosi della singola malattia e del singolo malato anche l'osservazione e l'analisi di tutti i fattori ambientali (geografici, climatici, igienici e sociali) che influiscono sul malato medesimo". Nonostante la traduzione  del giuramento in chiave moderna, riscontriamo la sua rimozione. Il primato, la fedeltà del giuramento ippocratico è stato vanificato dal processo di mercificazione del bene salute. La riforma introdotta nel 1978 è stata l'ultima occasione per salvare la figura medica dal primato assoluto del mercato. I pilastri sui quali poggiava la riforma erano: "prevenzione,cura e riabilitazione" ; il contesto di vita assumeva un ruolo determinante.

Allo stato attuale sono chiari i termini della situazione critica del Ssn. La vittima principale è stato il carattere universale del Servizio il quale è stato consegnato alla dipendenza del sistema degli appalti. La Relazione del Procuratore Generale della Corte dei Conti del 2008 ha documentato ampiamente l'"istigazione alla corruzione", questa è ripartita per regioni: Sicilia (13,7); Campania (11,46); Puglia (9,44) Lombardia (9,39); Calabria (8,19). Istigare a perseguire la corruzione non può trovare giustificazione alcuna e quindi richiede una rafforzamento del potere giudiziario e non il suo indebolimento.

Nella storia del pensiero conserviamo il prezioso contributo rimasto isolato di Ivan Illich,La nemesi medica. Questo grande pensatore del ‘900 ha svelato le radici dei limiti della medicina occidentale, sottoposta alla grande manipolazione operata dalle multinazionali farmaceutiche che con la complicità dei poteri politici mirano ad escludere del tutto la "prevenzione alle malattie e ad annullare la libertà di scelta terapeutica". Illich,  sosteneva che "la medicina cura una malattia ma toglie la salute". Il testo di I. Illich è uscito in Italia nel 1979, nell'anno che entrava in vigore la nuova riforma. Il ministro della Sanità Donat Cattin disse: "per attuare la riforma si rende necessario inviare medici e infermieri in Africa a svolgere un biennio di professionalizzazione, il contatto diretto con la povertà li avrebbe liberati dalle tentazioni  della salute merce". D'allora in Africa ci sono andati medici e infermieri come scelta personale, attraverso il mondo della cooperazione e missionario. Si tratta di scelte singolari, minoritarie. I neo laureati in medicina iniziano l'attività con la supplenza negli ospedali per perseguire la specializzazione, oppure sostituendo il medico di base, lo troviamo cioè nell'area del precariato.

Diffondere la responsabilità a tutti i livelli sia ospedalieri che territoriali permetterebbe l'affermazione del controllo reciproco a differenza di quello accentrato. L' azzeramento dell'istigazione alla corruzione può avvenire cambiando integralmente  il sistema degli appalti. Le tre funzioni: affidamento, gestione e collaudo, non possono essere accentrate ma ripartite su tre livelli in modo che la funzione di controllo non coincide con le stesse figure. E' la strada da percorrere per salvare il Ssn dal collasso.

Luglio 2009.                                             
FRANCO FERRARA

MURGIANET: un fallimento annunciato

30 luglio 2009 Autore: Sebastiano Tangorre  
Categorie: Politica & Società, Primo Piano

 Le auto fiammanti parcheggiate davanti alla sede di Gioia della LUM, da proprietari ignari o esenti dalle conseguenze  di "Tolleranza 0", pur ostacolando il traffico di via Paolo Cassano, indicano che all'interno del Centro Direzionale è in corso un imponente evento. Infatti, rappresentanti di aziende di consulenza, di formazione ed informatiche comunicano alla città la conclusione del progetto "MURGIANET" offrendo ai presenti anche l'opportunità di brindare per il successo dell'iniziativa. La Pubblica Amministrazione, soggetto promotore, nonostante l'importanza dell'evento (almeno per gli organizzatori) è rappresentata dal solo Sindaco di Gioia, Piero Longo. Assenti gli assessori alle Attività Produttive ed ai Servizi Sociali che, per i suoi obiettivi, avrebbero dovuto essere presenti. Assenti anche i rappresentanti dei comuni limitrofi coinvolti, a conferma della scarsa attenzione ai risultati dell'iniziativa.

Gli obiettivi colti con la realizzazione del progetto sono stati esposti dal dottor Francesco Intini, già segretario di Gioia del Colle nelle amministrazioni Povia e Mastrovito, responsabile del progetto composto prevalentemente da attività informatiche; dalla dottoressa M. Scherillo, amministratore unico di C.L.E. Computer Levante, società di consulenza ed informatica che ne ha realizzato il portale, brillante imprenditrice affezionata al Comune di Gioia, sin dal gemellaggio tra Gioia e Targoviste, cui sono state affidate attività formative per il personale comunale ed il coordinamento dell'uso dei locali del Centro Direzionale in rappresentanza della LUM; dal dottor L. Desiante di Gioiatech (azienda nata con i finanziamenti della legge 81/89 destinati anche alla diversificazione e ristrutturazione di aree industriali in crisi, tra cui "miracolosamente" rientrò l'area siderurgica gioiese che, secondo il programma di investimenti approvato ed avviato nel 2002 da Sviluppo Italia, prevede interventi per circa 16 milioni di euro e un incremento occupazionale a regime, previsto nel dicembre 2005, di 133 addetti. Gioiatech è controllata dal gruppo Lutech S.p.A., società di ingegneria e servizi che ha realizzato insieme a CLE il portale MURGIANET.).

Per portare a termine questo progetto ci sono voluti ben sette anni, di cui tre impiegati dalla Regione Puglia per la sua approvazione e quattro spesi dal Comune di Gioia per la sua realizzazione, a fronte dei 18 mesi previsti. Il ritardo accumulato ha reso MURGIANET un progetto decisamente superato, le necessità della comunità si sono evolute, i web-point hanno perso di interesse. Il personal computer è ormai presente in tutte le famiglie ed i costi di connessione sono, oggi, davvero contenuti. Inoltre, nei sette anni passati, diversi  progetti sono stati finanziati e realizzati da altri enti territoriali e molti di questi hanno avviato servizi "uguali" ai suoi, vanificandone l'esistenza. E tutto ciò era prevedibile già dal 2005, momento in cui la politica avrebbe dovuto riflettere con più attenzione sulla bontà del progetto. Avremmo risparmiato non pochi soldi pubblici per un contenitore, di fatto, vuoto e web-point destinati al solo utilizzo di chi li ospita.

Cos'è MURGIANET
MURGIANET è un progetto ideato nel 2002, finanziato nel 2005 (in parte con i fondi regionali POR Puglia 2000-2006 e in parte con fondi propri dei comuni aderenti) ed ultimato nel 2009.

Gli obiettivi dichiarati nel progetto sono: la diffusione della cultura dell'ICT con installazione di web-point in luoghi strategici e presidiati del territorio, di facile utilizzo per le categorie svantaggiate; l'adeguamento delle infrastrutture tecnologiche di rete dei comuni proponenti per attivare servizi destinati ai cittadini ed alle imprese; la diffusione e il consolidamento della rete dei SUAP del distretto industriale murgiano e l'utilizzo della firma digitale.

Il progetto soddisfa tre delle linee di intervento previste dalla misura 6.2 "Società dell'Informazione": la diffusione della conoscenza nella comunità dei cittadini, l'innovazione nella pubblica amministrazione, il sostegno delle identità e dei sistemi produttivi locali.

Il Comune di Gioia del Colle è l'Ente capofila dei 13 Comuni che in forma associata hanno beneficiato del finanziamento: Acquaviva delle Fonti, Altamura, Cassano delle Murge, Gioia del Colle, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Sammichele di Bari, Spinazzola, Toritto, Turi. Tra i partners la Provincia di Bari, l'Istituto Regionale Ricerca Educativa, l'Università, l'Azienda di Sviluppo Multiservizi S.p.A. di Settimo Torinese e lo SV.E.V.O. La redazione tecnico- progettuale è affidata alla società GAMINA di Nicola Mele.

Costi
Il valore economico del progetto è di euro 1.894,080,00 (fondi comunitari 1.491.264,00 e fondi comunali 400.000,00) suddivisi in costi interni: 57.087,00; costi di esercizio 89.215,00; costi hardware 338.372,00; costi software 578.778,00; costi telematici 130.800,00; costi infrastrutture 260.392,00; convegni workshop e comunicazione 72.000,00.

Nel dettaglio il progetto si articola in cinque macro attività definite "operazioni". Ogni attività è a sua volta suddivisa in sotto attività che generano un prodotto: accesso pubblico a internet, diffusione dei modelli intranet nei comuni, integrazione di patrimoni informativi sui localismi, servizi a sostegno del terzo settore e dell'economia sociale, consolidamento degli sportelli unici per imprese ed edilizia.

Evoluzione degli affidamenti delle forniture
Anno 2005 – Viene indetto un bando di gara per selezionare i soggetti no-profit in linea con gli obiettivi progettuali, presso cui allestire e concedere in comodato d'uso gratuito, mediante stipula di apposita convenzione, un web-point composto da due PC in rete, una stampante ed uno scanner.

 A Gioia del Colle  risultano operativi, molti solo sulla carta, 8 web-point ubicati presso: l'URP comunale, i Servizi Sociali in via Fanfulla, 13, la Biblioteca comunale, la CRI in via Giovanni XXIII, 104; l'ACLI in via E. De Amicis, 5; l'A.SO.TU.DIS in via L. Da Vinci, 23 e l'Associazione Pro Loco in via Fontana 20. I cittadini possono utilizzare le postazioni internet acquistate con il progetto gratuitamente. Si aggiudica attraverso avviso pubblico il servizio di consulenza tecnica uno dei progettisti: Nicola Mele.

Anno 2007 – Parte la gara per la fornitura di postazioni web-point, comprensiva di hardware, software, servizi di installazione. Si aggiudica la gara la Ditta DATAMAT S.P.A, di Roma, per un importo complessivo di euro 395.000,00. L'appalto per la fornitura delle intranet nei 13 comuni va alla Associazione Temporanea TELECOM S.P.A – SIRTI S.P.A., per un importo complessivo di euro 371.981,37.

Anno 2008 – Viene indetta la gara per  la progettazione e la realizzazione del portale e delle reti intranet presso i comuni aderenti al progetto. Si aggiudica l'appalto la Ditta ATI C.L.E. Computer Levante – GIOIATECH di Bari – Gioia del Colle, per un importo complessivo di euro 235.200,00.

 

Sebastiano Tangorre

 

Tratto da "La Piazza" agosto 2009

Il Bene Comune è il fine della Politica (IV° ed ultimo capitolo)

29 luglio 2009 Autore: Carlo Antonio Resta  
Categorie: Scuola di Politica

Don MilaniUn'altro autore, questa volta è un economista John Stuart Mill (Inghilterra 1830) è la visione liberale. John Stuart Mill dice: poiché in una società passabilmente costituita, finisce quasi sempre per prevalere l'interesse egoistico dei singoli, tutto sta a mettere insieme gli interessi personali e far sì che coincidono con gli interessi della collettività. Questo dal punto di vista economico viene sostenuto dal liberismo. Però poi sono davvero gli interessi di tutti? O ci sono delle persone che impadronendosi sempre più di una fetta della collettività, piano piano fanno coincidere i loro interessi con gli interessi della collettività? Per cui qualcuno dice, ecco io vi do il lavoro perché i miei interessi sono diventati gli interessi della collettività! Ma tu cosa ci ridai? Perché tu prendi il maggiore ritorno del risultato del lavoro? Anche il fascismo italiano aveva la sua idea di bene comune che diceva: l'individuo è subordinato alla nazione, il fine della persona è la Nazione Italiana dotata di un'esistenza di fini ,di mezzi, di azioni superiori. La Nazione si identifica con lo Stato fascista, e quando l'uomo si realizza integralmente cioè, dal punto di vista educativo, dal punto di vista familiare, dal punto di vista spirituale, tutto si deve realizzare nello Stato fascista. Lo Stato è la vera realtà dell'individuo, tutto è dentro lo Stato niente è fuori dello Stato. L'individuo vive nella Nazione, nella quale come elemento infinitesimale, passeggero e di fini, dei quali deve considerarsi l'opera e lo strumento. Cioè l'uomo non vale niente, è lo Stato che vale, per cui lo posso sacrificare, posso sacrificare altri uomini. E il bene comune quale? È il bene della Nazione. Facendo il punto della situazione, abbiamo visto in questo breve excursus che l'idea di bene comune ha avuto diversi contenuti. Abbiamo visto la visione aristotelica, nella quale c'è la realtà di un bene comune come vita felice; la realtà che viene da Cicerone, il bene comune rispecchia la natura dell'uomo; Sant'Agostino, il bene comune viene dalla legge di Dio; San Tommaso, è un bene insito nell'uomo che l'uomo costruisce per il bene della collettività e poi c'è un fine più grande che è Dio. E poi abbiamo visto le varie visioni contrattualistiche, le quali dicono che l'uomo costruisce il bene comune, mette insieme con gli altri i propri interessi, e a volte questi propri interessi sono interessi che vengono delegati, che non vengono più messi in discussione. Infine abbiamo visto la visione di bene comune che è data semplicemente dallo Stato, è lo Stato che lo definisce. Poiché come abbiamo verificato all'inizio, anche le fonti laiche dicono che il bene comune è un concetto di natura cristiana di matrice cattolica, lo ritroviamo nel documento del Concilio Vaticano II la Gaudium et Spes. Il concilio Vaticano II pone in questo documento l'esplicitazione di quelle che sono i rapporti fra la Chiesa e il mondo contemporaneo, quindi la Chiesa si preoccupa anche di vedere di considerare cos'è il bene comune. E dice: il bene comune è l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alla collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente è più celermente. A me dice don Luigi Renna: "Piace sempre descrivere questa idea di bene comune come un ellisse, non un cerchio nel quale al centro c'è l'uomo, ma un'ellisse con due fuochi, da un lato c'è l'uomo dall'altro lato c'è lo Stato, la comunità, quindi qual è il centro? Il centro è l'uomo ma il centro è anche la comunità, per cui l'uomo non è l'assoluto, ma non è l'assoluto neppure lo Stato, sono sempre in dialogo tra di loro. Per cui lo Stato deve considerare un bene la comunità civile, la nazione, gli organismi internazionali, tutte le associazioni ,tutte le realtà sociali devono considerare il bene della persona. Però poi, dall'altra parte, la persona deve considerare gli altri in società". Qual è la novità di questa concezione? E' veramente la collettività, è il bene sia della collettività sia dei singoli membri. È il contrario di quello che dice il fascismo, perché il fascismo dice che i singoli membri sono come il sale che si scioglie nell'acqua, non esiste più il sale esiste solo l'acqua, l'acqua salata ovviamente. Ecco nell'ellisse non viene diluito il singolo membro ma ha una sua identità. Allora una comunità civile è chiamata ad essere più pienamente comunità civile, ma le persone devono essere più pienamente artefici di quella società civile. La Gaudium et Spes risale alla fine del Concilio Vaticano II  dicembre 1965, poi nel 2003 la dottrina sociale della Chiesa riprendere e amplia questo concetto e dice: "il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale, ma essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile. Esiste un nemico che odia il bene comune, l'ha detto il comitato che ha preparato la settimana sociale, è il contrattualismo. Il contrattualismo si autocomprende in forza di un contratto, dove ciascuno persegue il suo bene personale, privato, accettato se necessario anche da parziali momenti di convergenza, purché atti allo scopo di ridurre al proprio benessere. Il contrattualismo significa che io non cerco il bene comune, io cerco il mio bene e mi accordo su alcune cose. Questo significa legittimare una logica del vivere in cui anche nella ricerca del bene comune, ognuno sente l'altro come un concorrente, come un avversario, come un nemico. Allora il contrattualismo è l'inverso del bene comune. Oggi ci dobbiamo chiedere quale idea del bene comune sta in giro nei nostri discorsi? È l'idea del bene comune come il bene del singolo e della comunità? O il bene comune contrattualista, nel quale io cedo qualcosa ma non arrivò mai a condividere pienamente l'altro e le ragioni dell'altro? Se dal punto di vista delle idee in un momento prepolitico, questa elaborazione non la vivo, allora vuol dire che io non ho nessuna idea che nutre il mio pensiero politico. Dice Jacques Maritain nel libro "la persona e il bene comune" il bene comune è tale, perché viene ricevuto di persona, ognuna delle quali è come uno specchio del tutto, nello specchio c'è il tutto, e ogni persona è il tutto. Così il fine della società non è il bene individuale ne la condizione di bene individuale di ognuno delle persone che la costituiscono. Maritain ci dice: "C'è lo specchio del tutto per cui non posso prescindere nel costruire il bene comune da tutto quello che è la persona". Va precisato anche che il bene comune non si identifica con i valori comuni. Il bene comune non sono i valori comuni, i valori comuni sono qualcosa di ideale, che unisce delle persone che hanno la stessa cultura. Io posso avere dei valori religiosi, l'altro non ha dei valori religiosi, ma abbiamo qualcosa che è ancora prima dei valori religiosi: la nostra natura umana. Per cui io sono chiamato a condividere il bene comune anche con chi non ha i miei stessi valori. Io non posso decidere da solo, lo decido con quelli che hanno valori comuni e diversi. Don Luigi Renna dice: "Abbiamo usato molto il magistero, dal punto di vista laico esistono punti di riferimento? Certo! I punti di riferimento sono quelli dei diritti dell'uomo! Vogliamo trovare dei punti di riferimento per dire quali sono gli elementi che oggi, ci aiutano a dire cos'é il bene comune?" L'elemento più valido è la dichiarazione dei diritti dell'uomo.  Alcuni di questi elementi che sono propri dei diritti dell'uomo sono ripresi dalla Gaudium et Spes e sono: il vitto, il vestito, l'abitazione, il diritto a scegliere liberamente lo Stato di vita, fondare una famiglia, all'educazione, al lavoro, al buon nome, al rispetto, alla necessaria informazione, alla possibilità di agire secondo il retto dettato della coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla giusta libertà anche in ambito religioso.  Don Rocco D'Ambrosio  nel suo testo "La vigna di Nabot" dice: "La traduzione in progetto politico e relativa legislazione, dell'impegno per il bene comune, rientra per lo più, in ciò che è definito lo Stato del benessere, o Welfare. Pur essendo direttamente ispirato dai principi etici della giustizia sociale, destinazione universale dei beni, solidarietà e sussidiarietà, è nella visione del bene comune che il Welfare State trova la sua piena giustificazione. Lo Stato sociale è spesso degenerato in Stato assistenziale, ed è per questo che oggi occorre riaffermare il suo valore rettamente inteso, cioè l'applicazione simultanea dei principi di solidarietà e sussidiarietà". Cioè, io devo avere un sistema sociale, un sistema democratico nel quale ho sia la solidarietà perché mi preoccupo veramente di tutti, sia il principio di sussidiarietà. Il bene comune è un bene sussidiario, perché l'altro vuole essere messo in grado di ricevere quegli strumenti e poi muoversi da solo. Non deve vivere come una persona che riceve tutto dallo Stato, perché in quel caso lo Stato non vuole il bene della persona. Stefano Zanardi che è un grande economista bolognese dice: per costruire il bene comune nella nuova società ci vuole più stato, più società e più mercato. Più stato, con le sue regole che deve far rispettare. Più società, la società si deve muovere, deve essere capace di investire non deve prendere tutto dallo Stato. Più mercato, il mercato deve essere presente ma con il giusto equilibrio. Allora il bene comune lo si costruisce nella misura in cui lo Stato, la società e il mercato sono in rispettivo equilibrio, solo così il mercato non la fa da padrone come succede oggi. La partecipazione democratica nei partiti, viene rispettata sia nella maniera in cui si scelgono le priorità a cui dare importanza dal punto di vista politico, sia nella maniera di scegliere le persone che devono rappresentare. Evitando di mettere a rischio il bene comune proponendo candidati che hanno dei forti interessi economici. Dice la Rerum Novarum, il fine della società civile è universale, perché è quello che riguarda il bene comune a cui tutti i singoli cittadini hanno diritto nella dedita proporzione. Tutto questo ci insegna che dobbiamo stare molto attenti quando utilizziamo il termine "bene comune". Oggi a rendere più difficile la riscoperta del valore del bene comune, c'è una situazione politica contingente. Politica contingente che ha messo in discussione diritti e valori inalienabili. Alla base di questa contingenza politica e anche delle diverse visioni che abbiamo analizzato, c'è la visione antropologica dell'uomo. Noi questo non lo consideriamo più. Thomas Hobbes diceva: "L'errore viene da un esame troppo superficiale della natura umana". Parole sante. Un politico che promette soltanto -  dicevano i romani  "panem et circensis" pane e giochi di circo – un politico così, vuole un cittadino bambino. In Cina si limitano persino le nascite, perché chi governa vuole più uomini e meno donne, si vuole l'uomo macchina. Il problema è che c'è stato un cambiamento proprio dell'idea di uomini. Se l'uomo non si nutre più di certi concetti, delle idee sarà la fine per la politica. Invece così ci vogliono incantare, questo non glielo possiamo permettere.

Grazie a don Luigi Renna per questa bella lezione.

Carlo Antonio Resta

A Gioia “Chi paga sbaglia”

28 luglio 2009 Autore: La Redazione  
Categorie: Politica & Società, Primo Piano

 In Italia la Legalità è spesso un concetto soggettivo: è un valore quando fa comodo e cessa di esserlo quando la legge non ci piace. Quindi parcheggiamo in seconda fila, usiamo il cellulare al volante, imbrattiamo l'ambiente, ci assentiamo dal lavoro anche se non siamo ammalati, evadiamo le tasse, ci facciamo raccomandare, usiamo il voto di scambio per vincere le elezioni vendendolo addirittura per 50 €.  e concediamo favori calpestando con noncuranza i diritti altrui.

 

Un quadro desolante nel quale diventa evidente l'imbarbarimento della società e l'urgente esigenza di riappropriarsi di una cultura della Legalità che è compito arduo e che richiede , nel nostro Paese, una mutazione culturale ma direi antropologica.

 

Un cambiamento necessario però che implica delle modalità di intervento che non siano solo mirate all'uso della coercizione e della sanzione, bensì siano perseguite la via della trattativa  e della convinzione e sopra di tutto della educazione.

 

Pur non condividendola in toto, ben venga a Gioia la politica del "Chi sbaglia paga!" ma devono essere gli stessi promotori di tali politiche ad essere coerenti con ciò che pretendono dai cittadini! I fatti dimostrano che non succede nulla di quanto auspicato dal celeberrimo slogan che purtroppo rimane tale.

Per far sì che il nostro Paese progredisca occorre che ogni singolo cittadino partecipi alla vita pubblica e con maggiore impegno, che reclami i propri diritti e che assolva, in prima persona, ai propri doveri. Lo sviluppo di una cittadinanza più matura , consapevole e partecipativa passa attraverso politiche giuste che devono essere veicolo di inclusione e non fattore di discriminazioni e sottolineature di privilegi castali !

Luisa Pavone

Il Bene Comune è il fine della Politica (III° di IV capitoli)

28 luglio 2009 Autore: Carlo Antonio Resta  
Categorie: Scuola di Politica

Don MilaniNonostante Thomas Hobbes è uno dei padri del liberismo, dice che gli uomini si mettono insieme semplicemente per raggiungere i loro interessi, e sono dei lupi che stanno insieme per spartirsi la preda, non sono delle persone che si vogliono bene. Per cui dice: "La maggior parte degli scrittori politici suppongono, pretendono, postulano che l'uomo sia un animale politico, e su questa base costruiscono le loro teorie politiche. Teorie che costruiscono come se non vi fosse bisogno di conservare la pace, un ordine di tutto il genere umano, in una concordia osservanza di determinati fatti e condizioni che essi chiamano leggi. Ma questo è falso, benché accettato dai più. L'errore proviene da un esame troppo superficiale della natura umana. Quello che gli uomini fanno per essersi consociati, ci rivela gli intendimenti secondo i quali gli uomini si riuniscono in società". Cosa fanno gli uomini dopo che si sono consociati? Si direbbe in una maniera molto volgare: mangiano! Ma il problema non è mangiare, è mangiare in maniera smodata! Mangiare togliendo gli altri. Solo lo Stato può assicurare il bene dei singoli cittadini, che sono intrinsecamente egoisti. Per Rousseau (1870)- siamo in pieno illuminismo – il bene comune è la volontà generale! Noi consegniamo a qualcuno la nostra volontà che definisce una volontà generale, per trovare una forma di associazione che difenda la persona e uno unendosi agli altri veda rispettato in fondo se stesso. Ciascuno di noi mette in comune la sua persona e ogni suo potere sotto una volontà generale, quest'atto di associazione produce un corpo morale collettivo. Cioè ognuno da una sua parte e costruisce un'unica volontà, questo pensiero non ha avuto altro che il suo punto massimo nella rivoluzione francese. Cosa si costruisce nello Stato della rivoluzione francese? Uno stato in cui ognuno ha consegnato la sua libertà. Esiste un io comune, però il problema qual'é, fin qui ci troviamo, il problema è che poi si può contestare questa volontà generale? La storia della rivoluzione francese dice che non si può contestare, perché una volta che hai consegnato la tua volontà, o ubbidisci a questa volontà o non hai più alternativa. Per cui dopo la rivoluzione francese anzi la degenerazione della rivoluzione francese c'è stato il terrore.

Continua… domani con il quarto ed ultimo capitolo

Carlo Antonio Resta

La Piazza è in edicola…

27 luglio 2009 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: La Comunità

 Sommario del bimestrale "la Piazza" -agosto 2009

pag. 34 – La ricerca del potere ad ogni costo

Pag. 35 – MURGIA.NET: un fallimento annunciato

           - la Regione propone il Ciclovia dell'Acquedotto

Pag. 36 – Piero Longo: Il signore degli slogans

            – Vittoria Procino, la nuova presidente della Pro Loco

Pag. 37 – Curiosando qua e là:

              Zone a traffico limitato: dov'è la novità?

              La persuasione psicologica del "chi sbaglia paga"

              Primo bilancio sociale o pubblicità ingannevole?

              Chiusura piscina comunale, quanti sospetti!

              Spesi 15.000 € per sorvegliare i giardini pubblici

Pag. 38 – Rotary: Pino Nettis cede il martelletto a Margherita Pugliese

            – Antonia Divella: dopo 30 anni a scuola… promossa a pieni voti!

Pag. 39 – Bullismo: Di chi è la colpa?

            - Piazza Pinto: luogo ritrovato ma non condiviso

Pag. 40 – Omaggio a Vito Umberto Celiberti

Pag. 41 – C'era una volta lo stagnino: Giovanni Marinelli

            – Programma iniziative estive: Ma l'Estate…

Pag. 42 – In Toscana in versi… Giacomo Leronni

            – Le liriche di Isabella Morra

Pag. 43 – Adolfo Soho Brunelli – monaco Zen a Gioia

            – Lettera a un'amica (temporaneamente) malata di cancro

Pag. 44 – L'incendio alla Distilleria Cassano

            – "Albo d'Onore", racconti di vita

Pag. 45 – Pallavolo: La Nava Volley progetta la nuova stagione

           – Terzo Memorial Gianni Angelillo

           – Lo sport gioiese tira le somme

Il Bene Comune è il fine della Politica (II° di IV capitoli)

27 luglio 2009 Autore: Carlo Antonio Resta  
Categorie: Scuola di Politica

Don MilaniPossiamo dire che il padre del bene comune è Aristotele, lui ci da le radici di una sua concezione, Aristotele vede nascere la società, e come la vede nascere? Vedendo coloro che abitavano in piccoli villaggi dispersi nelle campagne, che storicamente poi si mettono nella polis, nella città. Una città è una realtà che offre dei servizi per il bene della persona, offre delle mura di difesa, offre la possibilità di un commercio, offre un governo. La città quindi, offre delle sicurezze, una vita che richiama la vita felice, infatti scrive nell'etica politica: "La comunità che risulta da più villaggi è la polis perfetta, che raggiunge per così dire il limite dell'autosufficienza completa, i villaggi non erano autosufficienti la polis è autosufficiente, formata per rendere possibile la vita, esiste per rendere possibile una vita felice". Per noi oggi la polis rimane un punto di riferimento ideale, anche se non è tutto oro quello che luccica. A questo punto, dobbiamo stabilire se è identico il bene per il singolo e il bene per la città. Qui si comincia a porre un problema, cos'è più importante il mio bene personale, quello che io posseggo come un campo, un palazzo e se questo palazzo ostacola un progetto della città, io venga rispettato nella mia proprietà? Oppure è più importante il bene della comunità? Il singolo o la società? Il singolo o una città, coincidono sempre il bene di queste persona/entità? Sappiamo che in realtà non è così è qui comincia a nascere un conflitto di pensiero. Cicerone (80 a.C.) è un eclettico, però ha un'idea di bene comune come "riflesso della natura umana" e dice: "Un solo proposito tutti devono nutrire, che il vantaggio del singolo si identifichi con quello comune, poiché se uno lo assume egoisticamente per sé ogni umano consorzio ritiene dissolto". E ancora, "Se la natura prescrive che l'uomo, per il fatto stesso di essere uomo, chiunque esso sia si prenda cura del suo simile, ne discende per necessità che il vantaggio sia comune".  Quindi esiste un bene comune perché abbiamo una natura in comune. Questa è quella che Cicerone chiamava "natura umana". Ma se cerco qualcosa in comune con gli altri lo posso cercare per due strade, o perché abbiamo lo stesso interesse o perché prima del nostro interesse c'è qualcosa che ci accomuna. Cicerone dice: "Ci accomuna la nostra natura". In molti ci chiediamo, perché  dobbiamo rispettare gli extracomunitari che vengono per cercare lavoro, perché abbiamo in comune gli stessi interessi? Sicuramente no! Molto probabilmente perché abbiamo in comune la stessa natura. Questo è il concetto di natura, un concetto che forse oggi può essere utile riconsiderare. Poi c'è la visione cristiana del bene comune.
La visione cristiana non è univoca,  esiste la corrente di pensiero di Sant'Agostino (380 d.C.) il quale, caduta Roma la definì la città di Dio perché basata su principi cristiani. Egli dice: "Se io vedo un popolo privilegiare alcune cose rispetto ad altre, do una definizione di questo popolo proprio in base alle cose che privilegia. Secondo questa definizione il popolo romano ci tiene di più alla cosa pubblica. Che cosa poi abbia spezzato la concordia giungendo alle guerre sociali e civili ce lo attesta la storia. La storia di Roma ci dice che all'esterno delle sue mura, dimostra di non avere la stessa equità che cerca di raggiungere al suo interno, anche se al suo interno ci sono le classi sociali. Sant'Agostino dice che il bene comune lo può possedere soltanto chi ama Dio e quindi, una visione di una persona che mette al primo posto un'etica religiosa e costruisce così il cosiddetto Sacro etico. La missione di Sant'Agostino può piacere ai cristiani ma potrebbe non piacere agli altri, anche se per i cristiani non è l'unica strada per concepire lo Stato. Uno Stato non è buono se è cristiano se è confessionale, non è buono se proclama che la religione di Stato è quella cattolica o è quella protestante, perché uno Stato non ha la finalità religiosa non rispondere a questo fine. Mentre c'è un'altra visione, una visione molto più equilibrata che è quella di S. Tommaso d'Aquino (1240). Don Luigi Renna ci dice che la visione di S. Tommaso d'Aquino è quella più moderna, che fa scuola sia in ambito cattolico che laico e prende direttamente spunto dalla visione di Aristotele. Mentre Sant'Agostino ha come autore di riferimento Platone, S. Tommaso ha come riferimento Aristotele. S. Tommaso dice: "Il bene dell'uomo singolo non è l'ultimo fine ma viene ordinato al bene comune". Pensiamo a quello che una persona cerca di raggiungere come proprietà con i risparmi di una vita, ecco, è il bene del singolo. Dice S. Tommaso che quel bene del singolo non è assoluto, ma viene ordinato al bene comune, non coincide con il bene comune ma viene ordinato al bene comune. Vuol dire che quel suo bene singolo se è un campo ma da quel campo deve passare una strada, secondo il principio della comunità, del vivere insieme quel campo è ordinato al bene comune. Se quella strada è essenziale va fatta! Anche se rimane qualcosa di cui il proprietario debba essere risarcito. Quindi la proprietà privata non come ultimo fine ma viene ordinato al bene comune. Però c'è un bene che è al di sopra del bene comune che è Dio. E il fine dello Stato è Dio? No il fine dello Stato è la persona! In definitiva S. Tommaso ci dice che l'uomo ha dei suoi limiti, che sono ordinati al bene comune, però il bene comune, il bene della città non è assoluto,  perché l'uomo lo trascende e va verso qualcosa ancora di più grande. Per cui l'uomo non può vedere definito il suo bene comune dallo Stato, dal partito, da una nazione, il suo bene rimane oltre. Da questo punto di vista il totalitarismo dice il contrario, se l'uomo ha un bene, singolo, è un bene che trascende il bene comune, vuol dire che l'uomo è libero. Vediamo Guicciardini (politologo e storico 1500) che dice: "Conducono bene le cose in questo mondo quegli uomini che hanno sempre badato all'occhio gli interessi loro e tutte le azioni le misurano con questo fine, ma fallace è il comportamento di quegli uomini che il loro comportamento consista in qualche comodo pecuniario più che nell'onore, nel saper mantenersi la reputazione e il buon nome". Allora qual è l'idea, l'uomo vive per affermarsi questo è il bene e il proprio interesse, il resto è secondario. Ed è ancora più terribile quello che dice dopo, Guicciardini dice: "La calcina con la quale si murano gli stati dei tiranni è il sangue dei cittadini". Come si costruiscono le mura delle città dei tiranni? Con il sangue dei cittadini. L'uomo non deve arrivare ad usare il sangue dei cittadini come calcina, questo è il contrario del bene comune. Poi abbiamo l'esperienza di Tommaso Moro (1500).  Tommaso moro era ministro di Enrico VIII, fu martirizzato perché non volle convertirsi all'anglicanesimo, è stato proclamato da Giovanni Paolo II il patrono dei politici. Egli scrisse "l'utopia", scriveva sotto il re Enrico VIII così assoluto da avocare a se anche la carica di primate della Chiesa. Tommaso Moro pensa e  fugge con la sua fantasia in uno Stato diverso e scrive: "esaminando dunque e considerando tra di me, questi stati che oggi in qualche luogo si trovano, non mi si presenta manco che come in una congiura dei ricchi" – lo Stato come una congiura dei ricchi – "I quali sotto il nome o il pretesto dello Stato non si preoccupano che del proprio interesse. E immaginano, inventano ogni maniera, ogni arte con cui conservare anzitutto senza paura di perderlo, ciò che hanno disonestamente ammucchiato essi e in secondo luogo, come serbare per se al prezzo più basso possibile, ciò che a fatica producono tutti i poveri, volgendolo a questo ultimo fine. Queste subdole disposizioni i ricchi stabiliscono che vengono osservate in nome dello Stato, cioè anche in nome dei poveri e così diventano legge. Ma questi uomini immoralissimi, che con insaziabile cupidigia si dividono tra loro i beni che sarebbero bastati a tutti, come sono lontani dalla felicità". Ecco uomini che costruiscono uno Stato che è una congiura dei ricchi, e il bene comune evidentemente è il bene personale.  E ancora andiamo a Thomas Hobbes (Inghilterra 1610), lo Stato moderno,  è una rivoluzione per l'etica politica. Thomas Hobbes si chiede come si fa a costruire il bene comune? Parte da una visione famosa, nella quale considera che l'uomo nei confronti dell'altro uomo è sempre un rapace, dice: "Homo omini lupus", l'uomo è un lupo, non è buono! Quindi è tutto il contrario di quello che dice Cicerone, che noi nell'animo abbiamo una predisposizione per costruire il bene comune. No, noi abbiamo una predisposizione per aggredire l'altro, per approfittare degli altri.

Continua… domani con il terzo dei quattro capitoli

Carlo Antonio Resta

Il Bene Comune è il fine della Politica (I° di IV capitoli)

Don MilaniLa 14^ lezione che abbiamo frequentato alla scuola socio politica di Gioia Del Colle, ha trattato il tema: "Il bene comune, fine della politica". La lezione è stata tenuta da don Luigi Renna docente di Teologia Morale presso la Facoltà Teologica pugliese e da oggi 30 maggio 2009 eletto nuovo Rettore del Seminario Regionale a Molfetta. Prima di entrare nell'argomento ritengo opportuno fare una precisazione d'impostazione. Alcune lezioni alle quali ho assistito, opportunamente commentate, hanno presentato gli argomenti in modo più incisivo e compiuto. Questa lezione, a parer mio, vista la chiarezza e la semplicità singolare degli argomenti, non ha bisogno di commenti particolari. Mi limiterò a presentarla quanto più fedele possibile alle enunciazioni del docente. Entro subito in argomento facendo a me e a chi legge, due domande: in quanti conosciamo i contenuti del concetto "bene comune"? E in quanti conosciamo i rapporti che legano il bene comune come fine ultimo alla politica? Questa lezione ci dovrebbe chiarire le idee su questi concetti, quindi iniziamo col dire che  il bene comune è un'espressione molto ampia che, se non focalizzata bene, rischia di essere un contenitore vuoto. Il bene comune rappresenta un caposaldo nell'ambito della dottrina sociale della chiesa, ma al di là della dottrina sociale della Chiesa,  rimane, dal punto di vista universale, un vero punto di riferimento per quanto riguarda le dottrine politiche. Sul dizionario di politica di Matteucci e Bobbio della Utet, una casa editrice laica,  dicono che il concetto del bene comune è un concetto soprattutto di matrice cristiana, di matrice cattolica. Il bene comune è un'idea universale che può ispirare la politica, tratteremo questo concetto attingendo a varie fonti storiche e ci renderemo conto che esso è il fine della politica. Prima di iniziare questo percorso è opportuno avere un'idea precisa di quello che è il bene comune, quantomeno per sapere quali sono i nostri interessi legittimi. Il bene comune è l'insieme di tutte quelle condizioni utili alla vita sociale, che permettono sia alla persona singola sia alla collettività, di vivere in modo dignitoso. Il bene comune si può ottenere solo con una mutua e ordinata collaborazione, che presuppone la capacità e la ricerca del bene altrui come se fosse il proprio. Purtroppo oggi di questi concetti se ne sono perse le tracce. Scrive il prof. Ruggiu, dal punto di vista della gestione del potere occorre trovare un interesse generale, individuare il bene comune che consente di salvaguardare gli interessi legittimi e contemporaneamente, regolarizzare gli interessi e gerarchizzarli. La gestione della cosa pubblica non viene praticata più secondo i crismi della democrazia, ma in virtù della gestione del potere. Il potere del più forte, che impone una visione del mondo senza un legame sociale. L'assenza di questi punti fermi danno spazio a una società corporativa (difatti l'Italia viene definito il paese delle corporazioni), dove il criterio è l'interesse, dove torto e ragione sono legate alla quantità di forza che si è in grado di mettere in campo. Qui abbiamo due strade, o la strada della riscoperta e del rispetto di questi valori, oppure la strada del cedere le nostre aspirazioni ad un potere forte che, decide qual è il bene per lui e poi addirittura lo chiama comune. O il bene è frutto di una ricerca sociale di un cammino di una società, oppure c'è la forza che impone la sua idea.

Continua… domani con il secondo dei quattro capitoli

Carlo Antonio Resta

Dai Popolari Liberali ad Alleanza per Gioia

25 luglio 2009 Autore: La Redazione  
Categorie: Politica & Società, Primo Piano

 I sottoscritti Dr. Isacco Isdraele Romano, Vice Sindaco ed Assessore ai Servizi Sociali, Fabio De Benedictis, Assessore ai Tributi ed Entrate locali ed ai rapporti con il Consiglio Comunale ed attuazione del programma, dr. Filippo Gallo, Consigliere Comunale, Bellisario Mastromarino, Consigliere Comunale, avv. Leonardo Dongiovanni, Consigliere Comunale, comunicano di avere rassegnato in data 21.7.2009 le loro dimissioni irrevocabili dal gruppo dei Popolari Liberali. I sottoscritti comunicano altresì di avere aderito alla lista civica Alleanza per Gioia – Piero Longo Sindaco – e di essere, pertanto, entrati nel predetto gruppo consiliare. D'intesa con il Consigliere Comunale avv. Giovanni Mastrangelo si individua nell'avv. Leonardo Dongiovanni il Coordinatore cittadino e nell'avv. Giovanni Mastrangelo la figura del capogruppo consiliare.  

Gioia del Colle, 24 luglio 2009

f.to

dr. Isacco Isdraele Romano

sig. Fabio De Benedictis

dr. Filippo Gallo

sig. Bellisario Mastromarino

avv. Leonardo Dongiovanni

avv. Giovanni Mastrangelo

Concetta De Libero alla Nartist con “Suggestioni di Cinema e Teatro” dal 18 luglio

25 luglio 2009 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci, Primo Piano

Concetta De LiberoSetosi e scenografici ikebana sbocciano su tele umide di oli toscani, in una seducente cromatica dicotomia, a tratti così avvolgente da "contaminarli".

Nei colori, nelle audaci e originali composizioni, in un amalgama di laccata trasparenza che ne rifrange ed esalta le sfumature, Concetta De Libero racchiude l'essenza di un'intera vita scandita da cult movie intrecciati a ricordi, emozioni e speranze.

Cromie vivaci ed accostamenti talvolta ingenui, talvolta particolarmente complessi e seducenti, trasmettono umiltà, solarità, gioia di vivere ed una sensibilità fuori dal comune.

Concetta De Libero è nata ed ha vissuto la sua adolescenza a Gioia. Ha poco più di 14 anni quando con papà Angelo, appassionato di storia ed arte, e mamma Ada si trasferisce in Toscana. Qui si diploma presso il liceo linguistico e prosegue gli studi divenendo interprete.

Inizia la sua carriera lavorando in teatro, cura scenografie ed allestimenti di opere liriche, per poi passare alla cinematografia e da 18 anni è alle prese con traduzioni simultanee. Continua la Lettura

Lettera aperta al sindaco Pietro Longo

 Egregio Sindaco
in data 14 ottobre 2008 ho presentato un'Interrogazione Consiliare riguardante la situazione della zona 167, finalizzata a conoscere i motivi dei ritardi per il completamento del Programma di Recupero Urbano ( PRU ) e la realizzazione del Centro Polivalente di assistenza per anziani. La Sua risposta del 10 novembre 2008, ha posto in evidenza problematiche di carattere economico riferite al completamento delle procedure di esproprio, assicurando comunque, che il tutto era in fase di definizione. Ho sentito il dovere, in base alle Sue risposte, far conoscere ed informare il Consiglio Comunale attraverso una mozione da me presentata il 25 novembre 2008 e discussa nel Consiglio Comunale del 18 dicembre 2008 ( delibera n°69 del 18/12/08 ) dove pur emergendo alcune difficoltà di pianificazione, c'era la precisa volontà dell'Amministrazione di " dare continuità " al programma di riqualificazione nell'interesse dei cittadini, avviando tutte le procedure per il completamento del Piano ( scadenza Aprile 2011 ). Dopo sei mesi di silenzio assoluto in data 8 luglio 2009, Lei ha convocato i Consiglieri Comunali e le Segreterie politiche di maggioranza e di minoranza  per informarLi  sul PRU, con la presenza del Dirigente UTC, il responsabile del Piano, l'impresa privata e l'Amministrazione Comunale, presentanto un documento datato 27 febbraio 2009 contenente la proposta di ridimensionamento del Piano rispetto al programma originario approvato in Consiglio Comunale. Nella proposta emerge la chiara volontà di utilizzare diversamente l'area del vecchio campo sportivo ( erano previsti campetti sportivi polifunzionali e verde attrezzato ). Sono state escluse dalle assegnazioni alcuni lotti edificatori di edilizia economica popolare ( IACP ). Non verrà più realizzato un complesso per le attività commerciali e terziarie a servizio del quartiere.

E' stato escluso il recupero della struttura al rustico per la realizzazione di un Centro Polivalente di assistenza per anziani ivi compreso la realizzazione di verde attrezzato a arredo urbano nei comparti edificatori. E' evidente, Signor Sindaco, che dopo aver superato i passati ritardi delle precedenti Amministrazioni dovuti a situazioni legate alle imprese private, ho l'impressione che gli ulteriori  ritardi accumulati hanno una loro strategia ben definita.

Perchè una proposta di " ridimensionamento del Pru, elaborata il 27 febbraio 2009, viene presentata e discussa solamente sei mesi dopo, pretendendo che entro il 17 luglio 2009 vengano fornite da parte delle Segreterie politiche e dai Consiglieri Comunali di maggioranza e di minoranza proposte alternative?

Signor Sindaco, ho la netta sensazione che, sulla questione PRU, aleggi l'ombra di decisioni già prese. Il raggiungimento degli obiettivi di riqualificazione urbana e di miglioramento della qualità della vita per il recupero di una periferia come la zona 167, dopo decenni in cui l'area è stata interessata dalla presenza di tipologie residenziali prive di una logica urbanistica, sviluppatasi in prossimità della vecchia circonvallazione SS 100 è un impegno che l'intera classe politica ha preso con la città. Il miglioramento dei servizi, la realizzazione di un Centro Polivalente di assistenza per anziani e tutti gli altri interventi complementari devono essere prioritari per rivitalizzare un quartiere come la zona 167, che non deve più essere definita periferia, quartiere dormitorio o abitato da cittadini di serie B.

Signor Sindaco le mie preoccupazioni su questa vicenda le avevo già espresse ad ottobre 2008, ed è per questo che non farò certo mancare ancora una volta, il mio contributo propositivo su questa vicenda, e lo farò insieme a tutti coloro che hanno a cuore questo problema, nella consapevolezza di ribadire la mia ferma convinzione che i problemi di interesse sociale devono avere assoluta precedenza rispetto ad altri interventi e spese varie che questa amministrazione sta portando avanti con molta approssimazione e senza una reale attenzione sul controllo e la razionalizzazione della spesa pubblica.

 

Gioia del Colle 14 Luglio 2009                     

Tommaso Bradascio
(Consigliere Comunale)

Dibattito sull’immigrazione.

24 luglio 2009 Autore: La Redazione  
Categorie: Politica & Società

 Lunedì 27 luglio 2009 – Via Roma ore 19:00

Il Movimento Politico Sinistra e Libertà per Gioia promuove un dibattito pubblico sul tema:

IMMIGRAZIONE: UN PROBLEMA O UNA RISORSA

Introduce

Giovanni FalconeSinistra e Libertà per Gioia

Intervengono

SILVIA GODELLI - Ass. al Mediterraneo e alle Attività Culturali della Regione Puglia

PIETRO COLAPIETROSegr. Generale Regionale Federazione Lavoratori Polizia CGIL

AZMI JARJAWIResp. Prov. Immigrati CGIL Bari

Seguirà Dibattito

A conclusione della serata MUSICA DAL MONDO

Sono invitati a partecipare cittadini, forze politiche e associazioni sindacali, culturali della città.

Gli ultimi colpi del mercato biancorosso

24 luglio 2009 Autore: La Redazione  
Categorie: Sport

Gioia del VolleyL'organico a disposizione di mister Chiovini per la stagione 2009/10 può definirsi ormai completato. Gli ultimi tasselli mancanti sono stati riempiti con l'acquisto di tre atleti, dei quali due sono delle assolute novità del nostro campionato.

Come anticipato nei giorni scorsi dal presidente Antresini, la Nava potrà contare sull'esplosività del nazionale bielorusso Sergey Antanovich, 22enne martello di grandi prospettive, dotato di un fisico prestante e molto incisivo in attacco e dai nove metri. Giocava in patria nel Belorussia.

La seconda novità porta il nome di Vladislav Hotulevs, centrale classe '80, anch'egli dal fisico imponente, essendo alto 200 cm per 90 kg; 90 presenze in nazionale lettone, ha alle spalle una buona carriera anche a livello internazionale, con quattro stagioni in Francia (Nizza, Parigi e Cannes) e l'ultima in Spagna (Unicaja Almeria). Tra le sue doti migliori percentuali molto alte in attacco e una battuta davvero temibile.

L'ultimo neo arrivato è invece una conoscenza ben nota, soprattutto al pubblico gioiese, che nella passata stagione l'ha visto più volte opposto ai colori biancorossi. Si tratta di Daniele Tomassetti, centrale romano di 29 anni e 203 cm, prelevato dall'Andreoli Latina con cui ha giocato nelle ultime due stagioni sia in massima serie che tra i cadetti. Per lui un ritorno in Puglia, in quanto nel 06/07 ha indossato la casacca della Salento d'amare Taviano.

Con lui anche l'ultimo reparto è sistemato e la rosa è completa in vista del raduno di agosto.

 Ufficio Stampa Nava Gioia del Volley

Contro il ritorno delle leggi razziali in Europa

23 luglio 2009 Autore: La Redazione  
Categorie: Politica & Società

La Difesa della RazzaAlla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo. Non sempre sono state però conosciute in tempo. In questo momento c'è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell'Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l'adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.

Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l'esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani. Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati.

Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all'aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.Non ci rivolgeremmo all'opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. Continua la Lettura

Regione Puglia: ma cos’è questa crisi?

I giornalisti delle testate locali intervistano Mario Loizzo Assessore Regionale ai trasporti

Introduce Gianni Valletta, Segr. PD Gioia

Coordina Paolo Covella, Dir. Paesi & Paesi

Venerdì 24 luglio 2009 – Ore 19,30 – Via Roma – Gioia del Colle

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