Luoghi e persone attraverso l’obiettivo di Tonino Angelillo
"Semplicità", una bimba scalza, accanto a un fontanile, alle spalle una bicicletta, tra le mani una fetta di pane dalla mollica "scavata" con cura, un sapore perso nel tempo… Uno dei tanti luoghi, delle tante persone che Tonino Angelillo nei suoi 55 anni di ricerca professionale ha incontrato e "archiviato" con amore. Questa bimba oggi [...]
"Semplicità", una bimba scalza, accanto a un fontanile, alle spalle una bicicletta, tra le mani una fetta di pane dalla mollica "scavata" con cura, un sapore perso nel tempo… Uno dei tanti luoghi, delle tante persone che Tonino Angelillo nei suoi 55 anni di ricerca professionale ha incontrato e "archiviato" con amore. Questa bimba oggi ha sessanta anni e forse si offrirà nuovamente all'obiettivo, stesso posto, stessa scena, un'altra vita…
In ogni foto, in ogni attimo rubato o "pensato" artisticamente sotto le luci, una pagina di storia inizialmente "scritta" con grafia incerta da un bambino che a 9 anni investiva risorse ed energie per "ghermire" istanti di vita, tentando di sgranare fotogrammi di eternità con la sua Comet, dono graditissimo di zii generosi.
Una passione "colta in fase di sviluppo" dal maestro De Marzo, il quale propose ai genitori di Tonino di mandarlo nel suo studio il giovedì e la domenica pomeriggio. Nasce così una professione vissuta con coraggio "… fotografavo i fidanzati per strada e poi chiedevo 30 lire e un po' di fiducia in cambio dello scontrino di De Marzo, subito investite in altri rullini…", sempre in giro con la sua bicicletta, pronto a cogliere un paesaggio "alla luce giusta" o l'attimo fuggente scevro d'intesa, rapito ad un personaggio destinato al mito paesano.
Una carrellata di indimenticabili visi, alcuni sdentati, con rughe scolpite dalla fatica e dalle privazioni… Marietta la "merlettar", Peppino "u' fiammuse", Vitucc "cicir e chiacchier", il profilo assorto di Fanuccio ancora vivido nella memoria di tanti, hanno scatenato emozioni indicibili, regalando ad ognuno il fotogramma di un ricordo "bambino" smarrito nel tempo. Altre immagini inedite ai più, hanno narrato la vita economica e sociale di Gioia con maggiore efficacia e ricchezza di dettagli di un trattato storico.
Trebbia, vendemmia, macine, tini, tessitura, panificazione, grappoli di cesti in attesa di frutti, carretti guidati con orgoglio da "massari" con camicia, giacca e fazzoletto al collo, anche in piena estate, "… per non far passare la polvere, perchè non c'era acqua per lavarsi", pantaloni di vigogna con le toppe non per moda ma per consunta "ereditarietà", teneri asinelli bardati per la fiera, allegri suonatori che durante "la passata del Monte" allietavano in cambio di poco gli astanti, ed una foto "scoop" datata 23 febbraio 1942, giorno in cui crollò il campanile della Chiesa Madre. Tanti i personaggi, alcuni celebri (la nobiltà gioiese), altri meno: Don Di Maggio, la famiglia Soardi in fase di "costituzione", la Carrà, Massimo Ranieri, Corrado alla Corte dei Sannaci nei mitici anni '70.
Da studio cinematografico le foto scambiate furtivamente tra fidanzati, in cui occhi lucenti, labbra tumide e sorrisi colmi di speranza esprimevano la magia dell'innamoramento. Ed ancora "Babbo Natale", che deve la fama all'azzurro cangiante dei suoi occhi, ad un abito di scena cucito dalla moglie di Tonino ed alle sue tante foto "ricordo", ormai così calato nella parte da divenire "figurante" nelle piazze del nord Italia.
Tra le immagini più care "Povertà", un'anziana gomitolaia, tra sterpi ed erba, accanto alla porta di un trullo, uno dei tanti dispersi nella "Marchesana", intenta nel suo paziente lavoro all'ombra di una pergola. Alcuni dettagli incantano: il numero 18 accuratamente dipinto sull'uscio, la camicia di un bianco abbagliante ed una gonna arabescata, consunta, ricordo di tempi migliori, una serenità fatta di piccole, semplici cose e tanta, tanta dignità.
Ancora lei accanto al caminetto de "Il focolare" ed infine in "Passatempo", costretta a spegnersi in una casa "di paese", lontana dalla sua terra, da ciò che ama davvero, persa in un solitario che non le dà le risposte che cerca. Al presente torna il colore tra l'iridescente scia di una lumaca in assorta contemplazione del tempo nel suo rifugio "di fortuna", tra i petali di un carciofo.
Un tramonto d'incanto sul mare, la storia raccontata dal "Santo Mola" e "Estate", un miracolo della tecnologia analogica: in primo piano grani di melagrana, pavè di cristalli color rubino, riverberano fulgidi e accendono di scintillanti bagliori il velluto nero, dietro un'altra melagrana, anch'essa perfettamente a fuoco, frutto di ricerca e sovrapposizione "manuale" di negativi. Pura arte!
Nel libro delle "firme" di chi ha ammirato le sue foto, tante dediche, un riconoscimento dovuto a Tonino Angelillo, "cantore" di una storia di immagini che va tramandata. Tra migliaia di negativi, tra i ricordi che essi custodiscono e generosamente risvegliano, 55 anni di storia rivivono!
Dalila Bellacicco
Tratto da "la Piazza"
26 giugno 2009










