Dopo il voto: che fare ?

di Angelo Bertani (direttore ADISTA)
Non piangere e non ridere, direbbe Spinoza. Piuttosto occorre capire. E ci sono tante cose da capire, anche se molte erano prevedibili. Converrà capire, ad esempio, quali cause ha avuto e quali effetti potrà avere il mancato exploit del Pdl alle Europee. È vero che l'immagine del presidente del Consiglio appare [...]

Angelo Bertanidi Angelo Bertani (direttore ADISTA)

Non piangere e non ridere, direbbe Spinoza. Piuttosto occorre capire. E ci sono tante cose da capire, anche se molte erano prevedibili. Converrà capire, ad esempio, quali cause ha avuto e quali effetti potrà avere il mancato exploit del Pdl alle Europee. È vero che l'immagine del presidente del Consiglio appare più debole ed equivoca? Quale importanza hanno avuto (e non solo in Sicilia) le divisioni interne al Pdl? E quelle nel Pd? È vero che la vittoria della destra nelle amministrative è merito soprattutto della Lega? E perché? Quale ruolo hanno avuto nel risultato complessivo le polemiche interne al centrodestra e quelle interne al centrosinistra?

Converrà poi esaminare il ruolo svolto dai grandi media, tanto più efficace quanto più si è affievolita la comunicazione diretta e fiduciaria tra i partiti e la loro base (non solo degli elettori, ma persino degli iscritti); e studiare l'uso che i mass media hanno fatto dei sondaggi e di alcuni temi di grande impatto emotivo, a cominciare da immigrazione e sicurezza (per non scendere ai gossip). Insomma c'è molto da pensare e da fare per capire quel che sta avvenendo e per ristabilire un rapporto di dialogo e di fiducia tra la politica e la società civile.

Ma proprio qui si svela il problema centrale: chi può e deve pensare, capire, fare…? La risposta dovrebbe essere: i partiti. Ma la realtà è che i partiti sono liquidi almeno quanto la società. Fatta eccezione per la Lega, essi sono assai più un'apparenza che una realtà. O meglio, sono un'apparenza che spesso nasconde una realtà diversa e non propriamente politica: arrivismo, clientele, affari, sete di potere…

Il problema vero – non è una novità ma emerge nettamente anche da queste elezioni – è che occorre ricostruire i partiti, anzi re-inventarne una forma adatta all'attuale contesto sociale, economico e culturale. L'alternativa non è tra partiti pesanti o partiti leggeri, cioè più o meno strutturati, invadenti e costosi. Servono invece partiti democratici, partecipati, gratuiti, trasparenti, guidati da regole condivise, animati da grandi ideali, frequentati e guidati da gente per bene, radicati sul territorio e nella società, capaci di una grande passione e di una grande cultura. Come non ricordare il clima civile di venticinque anni fa, alla morte di Enrico Berlinguer?

Diceva Tocqueville che "i veri Grandi Partiti si rifanno più ai principi che alle conseguenze, più alle idee che agli uomini, più al generale che al particolare. Hanno tratti più nobili, passioni più generose, convinzioni più salde e procedimenti più franchi e arditi…".

Solo dei veri partiti saranno in grado di ristabilire dialogo e fiducia tra la politica e la vita sociale.

E tra partiti impegnati a far crescere la partecipazione dei cittadini alla vita della città e a rappresentarli nella amministrazione della cosa pubblica sarà anche più facile trovare l'accordo su programmi precisi, pur rispettando i diversi progetti ideali e la "scala dei valori" di ciascuno.

A modo loro i risultati elettorali costituiscono un forte invito affinchè tutta l'area di centrosinistra sappia trovare uno stile, un linguaggio ed un programma essenziale che possano essere largamente condivisi (senza demonizzare chi ritenesse di mantenere una posizione di principio senza mediazioni). Ma perché ciò possa avvenire è necessario un profondo cambiamento di pelle, di cultura e di uomini dentro ad ogni partito, gruppo, aggregazione. Un simile cambiamento chiede un supplemento di generosità e di coraggio, un cambio di mentalità e di immagine perché oggi la gran maggioranza dei cittadini pensa, non senza ragioni, che al vertice dei partiti si siano arroccati gruppi di persone mediocri con lo scopo di ottenere prestigio, carriera e guadagni, disposte a tutto pur di non lasciar emergere altri… concorrenti.

Angelo Bertani

Nato a Brescia nel 1944, Bertani è sposato, ha tre figli e due nipotine; è giornalista ed è una figura di spicco dell'associazionismo cattolico italiano.

Laureato in legge alla Cattolica di Milano, comincia ad interessarsi del mondo editoriale dirigendo Ricerca, il quindicinale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana; diventa vicepresidente della Federazione prima e del Movimento Laureati poi, proprio nei delicati anni conciliari.

Accanto a Vittorio Bachelet accompagna la "scelta religiosa" dell'Azione Cattolica fino al 1973, come responsabile della stampa associativa. Ricoprendo vari altri incarichi nel mondo associativo cattolico, Bertani diventa vaticanista per Avvenire e Segretario della Commissione italiana Giustizia e Pace della Cei.  Durante le presidenze di Alberto Monticone e Raffaele Cananzi si occupa dell'Ufficio stampa di Azione Cattolica, fonda il settimanale SegnoSette e lo dirige dal 1983 al 1992 per poi diventare caporedattore di Jesus e vicedirettore di Famiglia Cristiana.

Da ottobre 2008 è direttore di Adista, agenzia di stampa cattolica di base.

24 giugno 2009

  • Scuola di Politica

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