Tra i magnifici tredici di Uèffilo Chiara Civello
Donarsi nel silenzio di un accordo, lasciare che le parole sgorghino dal cuore, ancor legate alle emozioni che le hanno generate, crea un'insolita, rarefatta intimità. La voce calda e seducente di Chiara Civello non graffia: accarezza, inebria, incanta…
Un antico, taumaturgico potere vibra tra le sue corde vocali, accende fugaci stelle di consapevolezza negli intarsi di [...]
Donarsi nel silenzio di un accordo, lasciare che le parole sgorghino dal cuore, ancor legate alle emozioni che le hanno generate, crea un'insolita, rarefatta intimità. La voce calda e seducente di Chiara Civello non graffia: accarezza, inebria, incanta…
Un antico, taumaturgico potere vibra tra le sue corde vocali, accende fugaci stelle di consapevolezza negli intarsi di giada e smeraldo del suo sguardo, sa di esser prodigio, magia. Nei silenzi densi di attesa racchiusi nei brani di ‘The space between", una profetica intuizione: uno "spazio" vissuto come opportunità, libera scelta e dimensione non solo fisica per esprimere il dilatarsi di un pensiero, di un'assenza, di parole non dette, di mantra che ossessivamente si rincorrono nella mente.
Tra le sue muse l'Amore con le sue albe, i suoi tramonti, la poesia di un incontro, di un addio condiviso, il tepore di un'ardente passione spentasi senza un perché, frammenti di anima spiaggiati nei nuovi inediti brani proposti in concerto a Uèffilo. In italiano, in inglese, cercando una nota sulla chitarra o sul piano, è un offrirsi continuo, totale che possiede e lascia possedere e genera emozione autentica in una sorta di partenogenesi collettiva.
Quando non canta, incanta scherzando con la sua band italiana: Marco Siniscalco al basso, Fabio Zeppetella alla chitarra, Fabrizio Fratepietro alla batteria contagiati dalla sua aura, brillano ma non di luce riflessa. Si eclissano, sottraendosi a malincuore a un così magnetico talento, solo quando soffia su di loro una virtuale polverina magica e crea dissolvenza per dialogare con il pianoforte cui affida le sue inquietudini di donna.
Nella musica esita l'eco di un tango argentino, si stempera e dissolve ogni affanno nel sortilegio di un canto d'amore. Dei diciotto brani proposti in concerto ben quattro inediti in produzione e l'ammaliante Trouble, scritta con Burt Bacharach in "Laster quarter moon", incisione di multietnica melodia, contaminata da blues, soul, funky, pop e jazz con incursioni brasiliane e bossa nova distribuita da Verve, casa discografica di Ella Fitzgerald, Louis Armstrong, Charlie Parker, Duke Ellington e per la prima volta di un'italiana.
Una creatività tutta "mediterranea" in Isola, concepita con Rocco Papaleo nei tramonti di Stromboli. Seagulls nasce sulla spiaggia di Brooklyn, a pochi passi da casa e Night vede la luce nella magia di una notte. Mediterraneo anche il suo DNA, con nonna Bianca di Martina Franca (suo il piano su cui ricama i primi fraseggi), mamma di Bari e papà siciliano. Chiara nasce a Roma il 15 giugno del 1975, studia jazz, a sedici anni vince una borsa studio presso il Berklee College of Music di Boston, spiccato il volo non torna più a casa, si trasferisce a New York e debutta con una produzione di Russ Titelman. Sarà lui a portarla a Santa Monica da Burt Bacharach, un incontro karmico da cui apprenderà moltissimo, destinato a cambiarle la vita.
Se le pietre di Uèffilo potessero raccontare la loro musica, ascolteremmo il corale palpito di un cuore, il vibrante respiro dei fiati, gli esitanti accordi di chitarre alla deriva di una tempesta che ha scardinato tasti e percussioni, l'ultima nota, "in cui è dolce naufragar" nelle profondità del basso e la voce di Chiara, alchemico sortilegio che dona alla pietra un pretesto di vita.
Sono questi gli artisti che Uèffilo ha portato nella sua Cantina del Sud, con una programmazione da brivido: tredici concerti e musicisti presenti in kermesse internazionali ed in televisione (Fabrizio Bosso ha improvvisato con la sua tromba accanto alla Vanoni a Sanremo, Paolo Fresu il primo maggio era in concerto con Vasco Rossi) e frequentazioni da Blue Note ed Umbria Jazz, coltivate con professionalità e passione da Marco Losavio, Alceste Ayroldi, Pino Donvito ed il mitico Filippo Cazzolla. Ricordiamo ancora una volta gli indimenticabili Sarah Jane Morris, Dominic Miller, Enrico Rava, Franco D'Andrea, Antonio Faraò, Antonello Salis, Jason Marsalis, Antonio Onorato, Eddy Palermo, Cinzia Tedesco, Cinzia Eramo e Amana Melomè.
Dalila Bellacicco
Tratto da "la Piazza" giugno 2009
21 giugno 2009










