Aggiornamento dal KIVU
Ciao,
aspettavo l'uscita della legge che, come indicai nella mia ultima lettera di aggiornamento, darebbe cittadinanza congolese a tutte le migliaia di ruandesi infiltratisi ultimamente nel nostro Kivu, dal tempo della rivolta di Nkunda fino all'operazione congiunta congo-ruandese di gennaio-febbraio scorso. Visto che tarda ancora, preferisco dare subito quest'altro aggiornamento.
Anzitutto, la brutta notizia (come già predetto) [...]
Ciao,
aspettavo l'uscita della legge che, come indicai nella mia ultima lettera di aggiornamento, darebbe cittadinanza congolese a tutte le migliaia di ruandesi infiltratisi ultimamente nel nostro Kivu, dal tempo della rivolta di Nkunda fino all'operazione congiunta congo-ruandese di gennaio-febbraio scorso. Visto che tarda ancora, preferisco dare subito quest'altro aggiornamento.
Anzitutto, la brutta notizia (come già predetto) della recente legge di amnistia, del 27 maggio scorso. Per far piacere al CNDP (gruppo militare pro Rwanda), il governo ha approvato una simile legge. Sono quindi tornati in libertà tutti i massacratori di milioni di congolesi; così potranno continuare il lavoro di sterminio che ancora resta da fare, come spiegherò subito.
Ogni giorno ci giungono notizie di gravi violenze (case incendiate, saccheggi, stupri, ferimenti e uccisioni in gran numero) contro la popolazione del Nord e Sud Kivu. Come ho già riferito, queste violenze sono compiute sia dai gruppi ribelli, in special modo dal FDLR (hutu ruandesi rifugiatisi qui fin dal 1994) sia dagli stessi soldati congolesi. Il fronte di queste violenze sta avvicinandosi sempre più alla città di Bukavu. A Nord di Bukavu, in questi giorni sono state attaccate nell'Urega le mie vecchie missioni di Mwenga e Kasika. Invece a Sud di Bukavu è stata assaltata la nostra attuale missione di Luvungi: i padri sono stati legati e picchiati per molte ore, il tempo necessario ai banditi per saccheggiare tutta la casa.
All'udire dell'avvicinarsi o dei ribelli o dei soldati governativi la gente scappa in ogni direzione, abbandonando tutto, casa e campi, pur di salvarsi in qualche modo, ma spesso per sfuggire a un gruppo cade nelle mani dell'altro; e allora per loro non c'è alcuna pietà. Si calcola che in tutto il Kivu il numero degli sfollati oltrepassi già il mezzo milione.
Tra tanta barbarie, il crimine più disgustoso e frequente è quello degli stupri di donne e di bambine, a volte piccolissime. Come spiegavo in una mia lettera dell'anno scorso, lo stupro è programmato ed eseguito cinicamente, perché esso distrugge sia la persona individua (anche fino alla morte, in caso di stupro di gruppo o in caso di infezione di AIDS), sia la sua vita familiare e sociale. Per tale motivo lo scorso anno l'ONU ha dichiarato lo stupro un crimine di guerra. Ma qui, a causa della totale impunità di militari eribelli, esso viene commesso ordinariamente e senza alcuno scrupolo. Secondo Nestor Yombo, responsabile dell'OCHA (servizio umanitario dell'ONU), in questi ultimi tre mesi sono stati calcolati come minimo 463 stupri nel nostro Sud Kivu, ossia la metà degli stupri di tutto il 2008. Dalle notizie di prima mano provenienti dalle varie parrocchie di questa diocesi risulta che bisogna più che raddoppiare quella cifra, in quanto moltissime donne preferiscono non denunziare la violenza subita (le varie ragioni le ho spiegate lo scorso anno). E dire che siamo appena all'inizio dell'operazione congiunta congo-ruandese contro il FDLR nel Sud Kivu (operazione militare perfettamente inutile, com'è successo nell'analoga operazione di gennaio-febbraio nel Nord Kivu; ma tutti sappiamo che si tratta di una cortina fumogena per coprire interessi di tutt'altra natura, come ho spiegato ultimamente). Un rapporto di International Crisis Group dice che nel 2008 gli stupri denunziati nel Nord Kivu sono oltre 2.200 ; e tutti quelli non denunziati a quale livello disumano arrivano ? Si può solo immaginare la devastazione e l'immane sofferenza che quotidianamente si abbatte sulle donne del Kivu. Qui l'essere umano da tempo ha finito di essere umano; è stato declassato al livello animale; ragion per cui egli viene facilmete braccato ed ucciso, proprio come una qualsiasi selvaggina della foresta e della savana.
Il gruppo più feroce è il RASTA, un miscuglio di disertori hutu e congolesi ; per risparmiare le pallottole e per puro sadismo, essi preferiscono usare le armi bianche (pugnali e machette) contro la malcapitata gente incappata nelle loro mani. Se proprio non finiscono la vittima sventrandola o decapitandola, spesso passano a mutilazioni del sesso, di seni, mani, piedi o altro. La verità, che sappiamo bene da tanto tempo, è che i RASTA fanno un doppio gioco, nel senso che si fanno passare per un sottogruppo del FDLR allo scopo di scaricare ogni colpa di atrocità su questo gruppo e così demonizzarli a livello internazionale. In realtà, questi RASTA sono pilotati da mandatanti nazionali e internazionali vogliosi di mettere le mani sul ricco Kivu. Quello che questi RASTA stanno compiendo da anni è un'autentica pulizia etnica finalizzata all'occupazione, al controllo e allo sfruttamento di grandi territori ricchi di minerali preziosi da parte dei loro mandanti.
La settimana scorsa i vescovi del Kivu hanno scritto una lettera per denunziare apertamente l'attuale situazione.
Anche se in ritardo, alcuni osservatori stanno finalmente prendendo atto della situazione e cominciano a parlare apertamente. Ma è risaputo che le denunzie interne non servono a nulla; hanno invece un grande impatto quelle internazionali, come abbiamo constatato diverse volte in questi tredici anni di sconvolgimenti. Purtroppo però qui cresce lo scetticismo.
Comunque, visto che la speranza è l'ultima a morire, noi continuiamo a sperare che la comunità internazionale possa intervenire qui rapidamente e non a scoppio ritardato, quando il sangue starà già scorrendo a fiumi e ci si ritroverà ancora una volta impotenti davanti a una ennesima tragedia umanitaria.
Una preghiera per tutti noi, affinchè il Signore cambi il corso degli eventi e liberi questa povera gente da un'altra tragedia.
Ciao, PioDM
19 giugno 2009










