Striscia la Notizia: Le vie del latte sono infinite
Venerdì 8 maggio è andato in onda l'ennesimo servizio di "Striscia la Notizia" su fatti e misfatti che accadono nella nostra Gioia del Colle. Questa volta si è parlato delle "infinite vie del latte".
CLICCA SULL'IMMAGINE PER VEDERE IL SERVIZIO DI STRISCIA LA NOTIZIA (n.d.r.).
Da gioiesi non abbiamo fatto altro nel corso del tempo di poterci [...]
Venerdì 8 maggio è andato in onda l'ennesimo servizio di "Striscia la Notizia" su fatti e misfatti che accadono nella nostra Gioia del Colle. Questa volta si è parlato delle "infinite vie del latte".
CLICCA SULL'IMMAGINE PER VEDERE IL SERVIZIO DI STRISCIA LA NOTIZIA (n.d.r.).
Da gioiesi non abbiamo fatto altro nel corso del tempo di poterci vantare della nostra famosissima, in tutto il mondo, mozzarella. "Benvenuti a Gioia del Colle, città del vino primitivo e della mozzarella" recita il cartello posto ad ogni ingresso della città dai paesi limitrofi. Ma siamo così sicuri che a Gioia i caseifici presenti (18 secondo i dati APA del 2006) producano questo celebre fior di latte lavorato esclusivamente con latte di Gioia del Colle o perlomeno con latte che abbia grosso modo le stesse caratteristiche nutritive e organolettiche come può essere quello che viene prodotto nella nostra murgia barese e tarantina?
Non sappiamo quanti siano i cari concittadini che credono ancora a questa bufala. Purtroppo sono ormai molti anni che a Gioia del Colle, la patria della mozzarella, città che conta nel suo vastissimo agro oltre 300 insediamenti zootecnici che allevano circa 18000 capi bovini arrivano regolarmente autotreni di latte di dubbia provenienza. C'è chi dice sia latte del nord Italia e chi, avvicinandosi di più alla realtà, parla di latte della Germania, nazione grande produttrice di latte. Sì, di latte proveniente della Germania si tratta, ma probabilmente non prodotto in Germania. La Germania fa solo da transito per molto di questo latte. In Germania ci sono grosse piattaforme di stoccaggio del latte. Latte munto con ogni probabilità in alcuni dei Paesi new entry nella Comunità Europea. Paesi dell'est europeo come Polonia, Romania, Ungheria e chi più ne ha più ne metta. Latte che riesce ad arrivare a Gioia e dintorni a costi inferiori a quelli di produzione che hanno i nostri allevatori. Che ormai sono sull'orlo di una crisi di nervi.
Solo su Gioia del Colle oltre dieci allevamenti hanno chiuso i battenti dall'inizio del nuovo anno. Non si può più sopravvivere facendo l'allevatore. Il prezzo attualmente pagato dall'industria casearia locale ai nostri allevamenti, per il latte crudo alla stalla, si aggira attorno ai 33-35 centesimi per chilo. Imbarazzante. Ben lontano dai 46 centesimi di prezzo regionale concordato a gennaio 2008 tra i sindacati di produttori e trasformatori alla presenza degli organi regionali preposti quali gli assessori regionali Russo e Frisullo. Prezzo, tra l'altro, mai corrisposto agli allevatori (i fatti ci dicono che da febbraio a ottobre dello scorso anno il prezzo corrisposto è stato di 42 centesimi/kg).
Ma questo latte di dubbia provenienza, importato perché costa meno, può mai avere le stesse garanzie di qualità del nostro latte? Migliaia di litri di latte importato che si trasformano miracolosamente in prodotti tipici, in "mozzarella della murgia barese e tarantina", in "mozzarella di Gioia del Colle".
Il primo passo, dunque, per salvare sia l'economia degli allevatori, che la qualità delle mozzarelle che mangiamo è l'etichettatura del prodotto. La legge 204/04, approvata dal Parlamento Italiano il 3 agosto 2004, peraltro, già disciplina l'indicazione obbligatoria in etichetta dell'origine dei prodotti alimentari e specificatamente, all'art.1 bis, comma 2 specifica che "per luogo di origine o provenienza di un prodotto alimentare non trasformato (ad esempio il latte crudo) si intende il Paese di origine ed eventualmente la zona di produzione e, per un prodotto alimentare trasformato (ad esempio la mozzarella), la zona di coltivazione o di allevamento della materia prima agricola utilizzata prevalentemente nella preparazione e nella produzione". Perché ciò non avviene? Quali sono i controlli che garantiscono per la nostra salute e sicurezza alimentare? Se è latte che proviene dai Paesi dell'est europeo che non hanno gli stessi protocolli di sicurezza alimentare che vengono osservati qui da noi, quali garanzie ci sono per il consumatore finale?
La stessa legge, poi, all'art.1 chiarisce i limiti di scadenza del latte fresco pastorizzato: "La data di scadenza del «latte fresco pastorizzato» e del «latte fresco pastorizzato di alta qualità» e'
determinata nel sesto giorno successivo a quello del trattamento termico, salvo che il produttore non indichi un termine inferiore. L'uso del termine «fresco» nelle denominazioni di vendita del latte vaccino destinato al consumo umano e' riservato ai prodotti la cui durabilità non eccede quella di sei giorni successivi alla data del trattamento termico". Quindi, nel caso del latte che arriva dai paesi dell'est transitando per la Germania, necessariamente pastorizzato e per il quale dal momento in cui viene munto fino alla sua trasformazione in mozzarella, potrebbe passare anche una settimana, quale magica sostanza viene immersa in queste cisterne per far sì che il latte si possa conservare così a lungo?
Nicola Paradiso
Segnalo il link per poter vedere il video dell'intelligente servizio montato dalla troupe di Striscia la notizia, girato a Gioia lunedì 4 e andato in onda durante la puntata di venerdì 8 maggio 2009.
13 maggio 2009












…e poi pretendiamo anche che ministri, onorevoli e quantaltro si prodighino per farci avere i marchi DOP, DOC e compagnia bella….che tristezza!
Come dicevano i nostri antenati, pecunia non olet…
marco
Ho visto il servizio di Striscia sulla mozzarella, servizio peraltro “commissionato” dai produttori di latte della nostra zona.
Dopo aver sentito ragioni che si volevano evidenziare, quella sull’origine della materia prima, il latte, mi sono chiesto:
ma quì a Gioia abbiamo mai avuto una produzione di latte tale da produrre altrettante mozzarelle?
Se sì mi chiedo e chiedo, il latte che non si riesce a vendere ai caseifici per colpa di tale concorrenza , dove va a finire?
Se invece la produzione del latte non è sufficiente, chiedo, da quando mangiamo mozzarelle “locali” con latte non prodotto nel nostro territorio?
E ancora, perchè non sono state denunciate in tempo queste dubbie manovre da parte dei produttori di mozzarelle?
Non vorrei che la denuncia (sacrosanta), scaturisce solo ora che a rimetterci (economicamente) sono i produttori di latte, dai quali ci saremmo aspettati una denuncia a priori, per tutelare soprattutto i consumatori, i quali in un modo o in un altro pagano per tutti.
Non tutto il latte prodotti dagli allevamenti locali viene prelevato dai caseifici.
Infatti a periodi quasi regolari una mia conoscente mi chiede se ho bisogno di prodotti caseari proprio per il motivo sopra esposto. Io glieli prenoto, dopodichè mangiano mozzarelle dal sapore di latte, ricotta che sà di panna e delle scamorze che più buone non si può. Io non compro più dai caseifici.
Volevo scrivere:” mangiamo”.