Non si dovrebbe festeggiare l’8 Marzo se ………
……alle ragazze nessuno, forse nemmeno le madri, ha spiegato che per arrivare alla (seppur relativa) emancipazione di cui si gode oggi, le donne hanno dovuto sputare sangue.
Provo a raccontare……Nel 1858, in Inghilterra, nasce Emmeline Punkharst, viene mandata all'Ecole Normale di Parigi per i suoi studi. Quando torna a Manchester incontra e sposa il dottor Richard [...]
……alle ragazze nessuno, forse nemmeno le madri, ha spiegato che per arrivare alla (seppur relativa) emancipazione di cui si gode oggi, le donne hanno dovuto sputare sangue.
Provo a raccontare……Nel 1858, in Inghilterra, nasce Emmeline Punkharst, viene mandata all'Ecole Normale di Parigi per i suoi studi. Quando torna a Manchester incontra e sposa il dottor Richard Marsden Punkharst. Richard è un giovane e promettente avvocato che ha una "strana fissazione": vuole che nel Regno Unito sia concesso il diritto di voto alle donne.
Richard però, poco dopo muore e lascia Emmeline sola e con due bambine da crescere. Dopo cinque anni, che le servono per elaborare il lutto, decide di continuare la causa del marito. Le sue figlie sono ormai giovani donne e così nel 1903, quarantacinquenne, battezza il movimento per cui passerà alla storia: le suffragette.
Lei, le sue figlie e le altre signore che si uniscono alla causa, cominciano nel 1905 ad alzare la voce. Chiedono, in una conferenza pubblica, a Churchill se ritiene che le donne abbiano diritto o no al voto. Churchill non risponde e le fa arrestare. Tre anni dopo due donne scagliano sassi contro il numero 10 di Dowing Street e il primo ministro dichiara: "Le donne non sono assolutamente adatte alla politica".
Dal 1908 al 1914 Emmeline viene arrestata tredici volte e alla fine rinchiusa nel carcere femminile inizia lo sciopero della fame. Le figlie e le altre suffragette fuori non mollano. Presentano al Parlamento, per ben tre volte, la proposta di concedere il diritto di voto ad almeno un milione di donne, di ceto alto. Tutti gli uomini, di qualunque partito concordano sul NO.
Così nel 1912 la lotta assume carattere violento e alcune donne fanno una brutta fine come Emily Wilding che a 41 anni muore schiacciata dal cavallo di re Giorgio V. Tutto sembra inutile….ed è solo alla fine della 1^ guerra mondiale che le donne, dopo aver dimostrato di servire la patria quanto i loro compagni, ottengono il diritto di voto , solo però alle maggiori di anni trenta.
E' nel 1928 che il diritto di voto viene esteso a tutte le maggiorenni. Emmeline Pankhurst è morta poco prima, in povertà.
In Italia il fascismo ignorò a lungo quel diritto e anzi relegò le donne a rivestire esclusivamente il ruolo di donna e madre, fu infatti solo nel 1946, con il varo della Costituzione che le italiane ottennero di votare ricoprendo tuttavia e per lunghi anni sempre i medesimi ruoli secondari rispetto a quelli maschili.
Finalmente nel '68 qualcosa comincia a cambiare. Le donne imparano a mobilitarsi e scendono in piazza come accadde il 27 novembre 1976 dove in Piazza Esedra si danno appuntamento, con il solo passa parola, 20.000 donne. Gridano: "La notte ci piace, vogliamo uscire in pace" oppure "Riprendiamoci la notte". Protestavano contro la violenza domestica -tutta sommersa, come del resto anche oggi – e contro la violenza pubblica fatta di stupri , anche per strada.
TUTTO QUESTO come ho detto le ventenni forse non lo sanno, visto che la maggior parte di esse fa di tutto per "apparire" senza che dietro ci sia niente. Forse abbiamo toccato il fondo e non ci sono solo le veline, poverette. Tutta la televisione e i giornali sono dominati dal culto dell'apparenza ed esaltano i ruoli di sottomissione della donna. Si dice infatti che accanto a uomini di successo ci sia sempre una donna intelligente che ha accettato di assumere una posizione di subalternità. Bisogna però avere la "fortuna", oggi piuttosto rara, di incontrare la persona con cui aver voglia di fare questa scelta.
Il problema è quindi che nonostante le lotte, il traguardo per una effettiva emancipazione è ancora lontano, la figura femminile rimane ancora in ombra. Basta guardare un po' di cifre: le donne rappresentano solo il 17,6% dei Consiglieri Comunali e meno del 9,7% dei Sindaci. Qui la responsabilità è dei partiti che avrebbero dovuto dare l'esempio, non solo spennellando di rosa le campagne elettorali , bensì promuovendo norme e leggi che permettono veramente di rompere quel muro di gomma. Anche i rapporti Europei, ad esempio quello del 2007 sono deprimenti: il nostro Paese è all'ultimo posto, tra gli Stati europei , nella classifica mondiale sulla parità uomo/donna. La presenza femminile nelle cariche dirigenziali è pari all'1% in Italia, al 35% in Finlandia, al 10% in Gran Bretagna, al 5% in Spagna.
Davanti a questi dati allora è necessario un ripensamento sulle "quote rosa". Io stessa sono una "pentita" nel senso che fino a qualche anno fa ritenevo che accettarle significasse ammettere la nostra incapacità ma oggi credo che invece potrebbero essere utili, sono direi educative, poiché forse è l'unica via per mettere in risalto le capacità femminili in un mondo che tende a disprezzarle. Serve, in altre parole, per correggere e modificare il monopolio maschile del potere decisionale, cioè se non viene loro spontaneo includere più donne, bisogna obbligarli.
Oltre a questo stratagemma tecnicistico però, occorre ricostruire un dialogo femminile che adesso non c'è più. Donne di diversa fede politica, religione, professione, ceto sociale, devono riparlarsi per rivendicare ciò che poi serve a tutte, anche e magari, insieme a quegli uomini che finalmente accettino di mettersi in discussione e smettano di fingersi ignari che anche per loro il mondo è cambiato!
Non è un'utopia è credo una opportunità da cogliere….per tutti.
OCASAPIENS
8 marzo 2009











Si potrà dire che la parità tra uomo e donna sarà raggiunta, quando una donna stupida sarà chiamata a ricoprire un ruolo di rilievo. Questo, negli uomini già succede.