Quando eravamo clandestini (di Ocasapiens)

Lungo e appassionato è stato il dibattito sulla morte di Eluana Englaro. La nostra società è stata spaccata in due: da una parte la vita, dall'altra la morte!
Falso e ipocrita colui che per primo ha affermato questa distinzione, falso perché ha sbandierato un sentimento "la pietas cristiana"  che come dimostrerò anche questa volta non gli [...]

ClandestiniLungo e appassionato è stato il dibattito sulla morte di Eluana Englaro. La nostra società è stata spaccata in due: da una parte la vita, dall'altra la morte!

Falso e ipocrita colui che per primo ha affermato questa distinzione, falso perché ha sbandierato un sentimento "la pietas cristiana"  che come dimostrerò anche questa volta non gli appartiene.

Se di pietà sono capaci provino a spiegare i nostri governanti invece la mancanza di umanità che rivelano nei confronti dei cosiddetti "clandestini" facendo passare un concetto di territorio di esclusiva proprietà di alcuni.

Maroni afferma che è necessario essere "cattivi" e così impone una tassa agli immigrati, obbliga i medici a denunciare i malati clandestini.

In tutto questo dov'è la "pietas"?

Dov'è la "carità cristiana"?

Dov'è la Storia?

Quando eravamo dall'altra parte quel leader razzista svizzero di James Schwarzenbach si scagliò contro gli italiani che portavano di nascosto centinaia di figlioletti in Svizzera dicendo:"Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle, che minacciano lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello!" Questo non è accaduto nell'800 ma negli anni ‘70 e ‘80 del 1900. Storia appena trascorsa e già dimenticata.

La destra (o se volete i nostri governanti di destra) evidentemente non conoscono niente della grande emigrazione italiana. Non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina.

Schwarzenbach emanò leggi durissime, scatenò tre referendum contro i nostri emigrati dicendo: "Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s'ingegnano: mettono addirittura in  crisi la tranquillità dell'operaio svizzero che resta fermo al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, il figlio del guitto italiano".

A rispolverare questa nostra storia ci hanno pensato due studiose elvetiche Marina Frigerio e Simone Burgerr che hanno scritto un libro a mio parere molto bello intitolato "Bambini nascosti".

Raccontano la storia di un certo Paolo Iannillo che fu costretto ad assumere sua moglie come domestica per portarla a vivere con lui a Zurigo.

Raccontano che la Svizzera ospitò per decenni migliaia di bambini italiani clandestini portati lì a dispetto delle leggi elvetiche contro i ricongiungimenti  familiari. Bimbi costretti a vivere come Anna Frank. Sepolti vivi, per anni nelle loro stamberghe alle periferie delle città industriali. Coi genitori che , terrorizzati dalle denunce dei vicini, raccomandavano loro: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere.

Raccontano che "Lucia" fu chiusa a chiave nella stanza di un appartamento affittato  in comune con altre famiglie per anni e anni. Uscì fuori per la prima volta quando ne aveva tredici.

Un'altra, dopo essere caduta, restò per ore ad aspettare la mamma con due costole rotte. Senza un lamento .

In quel periodo per i circa 30.000 bambini italiani clandestini alcune parrocchie e organizzazioni umanitarie organizzarono addirittura delle scuole clandestine. I nostri orfanotrofi di frontiera erano pieni di piccoli che, denunciati dalla delazione di qualche vicino di casa, erano stati portati al di qua dei confini dai loro stessi genitori e tenuti lì per non perdere il lavoro e poterli vedere almeno nel fine settimana.

Questi bimbi raccontati nel libro oggi hanno l'età di Maroni, Cota, Gasparre, Calderoli.

Costoro si appellano alla legge, alla sicurezza, al bene degli italiani e, da una parte invocano alla vita, dall'altra senza alcuna pietà respingono e ammanettano i poveri perché sono poveri!  

ocasapiens

 

19 febbraio 2009

  • Scuola di Politica

Commenti

9 Commenti per “Quando eravamo clandestini (di Ocasapiens)”
  1. grillino grillino scrive:

    Grazie ocasapiens per questo ricordo.
    Il problema è che a quei politici non importa nulla, sanno di aver vinto una campagna elettorale fatta sulla paura e la sicurezza, e cercano di tamponare il problema con provvedimenti come questi, perchè sanno benissimo che neanche loro saranno in grado di contenere il fenomeno.
    Io ho sempre pensato, come sarebbe bello se tutti gli extracomunitari presenti in Italia andassero via, vorrei vedere gli imprenditori del nord-est che e anche del nostro sud, cosa farebbero a questi politici che loro stessi sostengono, a seconda della convenienza.

  2. galuanna galuanna scrive:

    Dio benedica i clandestini onesti che arrivano in Italia per lavorare con serietà e coscienza.
    Gli ” altri ” ( quelli che stuprano, ammazzano, rubano etc.) vadano a farsi accogliere in Russia, o nei Paesi dell’Est, saranno sicuramente ben accolti, rifocillati e potranno anche delinquere ( come succede da noi ).
    Gli Italiani, anni fa, sono emigrati in Russia ed ecco come sono stati trattati:
    Durante gli anni Trenta, il terrore staliniano colpì duramente le comunità straniere che vivevano in Unione Sovietica e, fra queste, anche quella italiana conobbe l’esperienza della persecuzione e della deportazione nei Gulag. Sospettati, nella maggior parte dei casi, di attività antisovietica e di spionaggio, alcune centinaia di italiani, per lo più emigrati politici e giunti in URSS negli anni Venti, morirono fucilati dopo processi sommari o subirono lunghe sofferenze nei campi di lavoro forzato. A questa vicenda di dolore e di morte si aggiunse, negli anni della seconda guerra mondiale, la dura esperienza della deportazione e del lavoro coatto nelle colonie per gli italiani che vivevano a Kerc’, in Crimea, questi ultimi discendenti di famiglie pugliesi trasferitesi in Russia sin dal XIX secolo.
    E’ anche questo “STORIA”.

  3. Donato Stoppini Donato Stoppini scrive:

    Ecco, per l’appunto, si trattava della Russia, una nazione in cui “Durante gli anni Trenta” regnava “il terrore staliniano” che “colpì duramente le comunità straniere che vivevano in Unione Sovietica e, fra queste, anche quella italiana conobbe l’esperienza della persecuzione e della deportazione nei Gulag”.
    Ma qui si sta parlando dell’Italia. Di una fra le nazioni ritenute (oggi più che mai a torto) più industrializzate e democratiche del mondo e facente parte del G7 – G8 – G20. Una nazione tra l’altro ultra cattolica, quindi più aperta verso i problemi dei paesi più deboli come il terzo mondo da cui provengono la maggior parte degli immigrati, siano essi regolari che clandestini.
    Ma questo all’attuale governo non interessa più di tanto. La sua unica preoccupazione è quella di incrementare queste paure, e a furia di gridare “al lupo, al lupo” è riuscito a creare un tale allarmismo sicurezza che ormai la gente vede il pericolo ad ogni angolo della strada. Una insicurezza creata ad arte affinchè non si parli dei problemi reali che attanagliano il nostro paese. Un progetto a medio termine che non prevede però l’adozione di misure necessarie per far fronte a questa emergenza, che nulla hanno a che vedere con la diminuzione della sicurezza nelle nostre città, bensì con un problema sociale, per non dire umanitario.
    Un governo che tra un decreto e l’altro sta lentamento ma inesorabilmente, e tutto ciò tra il disinteresse generale, ammazzando quella democrazia che i nostri progenitori hanno conquistato con il loro martirio, con il loro contributo di sangue e di coraggio.
    Oggi in Italia piuttosto che discutere su come risolvere questi problemi, magari dando più mezzi e risorse alle nostre forze dell’ordine, si preferisce per decreto, che dovrebbero essere utilizzati solo in caso di emergenze nazionali conclamate, istituire le ronde composte da cittadini, ex poliziotti e carabinieri in pensione o volontari, che dovrebbero sorvegliare le nostre città. Ma in che modo, con quali mezzi, con quale autorità, con quali risorse e soprattutto a quale titolo non è dato sapere. Dopo il poliziotto di quartiere (che in pochi hanno avuto il privilegio di vedere all’opera ma di cui questo governo si è riempito la bocca), le migliaia di soldati dislocati nelle varie città che contano, ecco l’invenzione delle ronde, l’ultima trovata di questo governo per combattere e contrastare una non meglio identificata criminalità. Per caso fra le loro peculiarietà è stata prevista la preveggenza che permetterà loro, per meglio prevenirle, di stabilire data, ora e luogo in cui i delinquenti decideranno di mettere in atto le loro opere delittuose?
    E ai problemi veri, quelli che hanno a che fare con la crisi economica, con la disoccupazione, con la povertà, con la preoccupazione di non poter arrivare alla fine della terza settimana, altro che quarta, quando questo governo inizierà a pensarci realmente, a parte questi inutili e illusori palliativi chiamati social card, bonus famiglia e bonus energia?
    Un saluto a tutti.
    Donato Stoppini

  4. m.losavio Marco Losavio scrive:

    La debolezza culturale ma anche strutturale di una politica come quella che viviamo oggi, in una societa’ sempre piu’ sbandata, e’ proprio in questo decreto, nella istituzione di queste ronde. Una forma di “volontariato” che deborderà laddove sarà attuato o non servirà assolutamente a nulla in tutto il resto del Paese. L’immigrazione clandestina è frutto di leggi deboli e di collusioni forti. Basterebbe agire su queste leve per arginare seriamente il fenomeno sostenendo, invece, una politica sociale attenta e dignitosa che, come paese civile, cristiano, dobbiamo sempre avere come faro in ogni forma di comportamento. La sicurezza del cittadino è raggiungibile solo con una presenza costante di chi è preposto (titolato e legittimato) dotandolo di mezzi adeguati. Io non mi sentirei più sicuro se il mio vicino mi difendesse, ma se non ci fosse la necessità di essere difeso. Poi ci vuole anche un’attenta e altrettanto costante prevenzione che si effettua attraverso una politica sociale sostenendo uffici che oggi invece rientrano nei tagli. E infine, direi soprattutto, si devono rimuovere quegli interessi che inevitabilmente hanno origine dietro ogni forma di illecito.

    Circa gli stupri, atti spregevoli senza pari, esiste una realtà sommersa che vorrei portare all’attenzione e che i media (compresi i governanti) ignorano (non certo perchè non ne sappiano nulla). Ecco due link “interessanti”:

    http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_10/stupri_stranieri_istat_17ce1b8e-a70e-11dc-a6a3-0003ba99c53b.shtml

    http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/stupri/stupri/stupri.html

    Certo, la violenza attuata dal rumeno fa notizia, ma staremo a vedere se questo decreto sarà applicato anche a tutti quegli italiani che si macchiano di questo reato quotidianamente e senza riflettori.

    marco

  5. grillino grillino scrive:

    Amici del blog, potremmo riempire pagine a iosa su questi decreti attuati dal governo, che servono in realtà solo a distogliere l’attenzione sulla gravità economica in cui versa il nostro paese, d’altronde anche il ministro Scaiola ha richiamato il presidente di Confindustria a non essere pessimista sulla situazione, come se l’ottimismo risolverebbe tutto, ma questo come detto, serve a loro più che altro per non fare in modo che se ne parli, e chi ne parla, si provvede a zittirlo.
    Poi ci sono quelli che ogni tanto “rispolverano” il comunismo con la sua dittatura, ecc… ecc…, non sapendo che in quei paesi, allora e oggi governata dall’amico del nostro premier, Putin, per chi delinque le pene sono certe, e non si inventerebbero mai di formare le ronde contro gli stupri.
    Quindi invece di tagliare i fondi alle forze dell’ordine, ma quì qualcuno come al solito direbbe che non è vero, ma E’ COSI’, mettendoli nelle condizioni di ben operare;
    invece di pensare a proteggersi la propria incolumità parlamentare con leggi ad personam, ma quì si continuerà a dire, per colpa di alcuni magistrati politicizzati, mettete nelle condizioni la magistratura ad operare con leggi che gli consentono di applicare pene certe.
    Ma quì poi entrerebbe in collisione con tutti quei parlamentari che di professione sono avvocati, guarda caso prevalentemente in quella parte politica, con i quali difficilmente si troverebbero in sintonia.
    E appunto per questo, che se ne potrebbe parlare all’infinito senza trovare la via d’uscita, tutto viene magistralmente effettuato PER DARE E DIRE QUELLO CHE SI VUOLE.

  6. rocco rocco scrive:

    Premetto che tutti i reati efferati andrebbero puniti, con certezza della pena, indipendentemente che siano commessi da italiani, comunitari o extracomunitari e indipendentemente dal colore che governa, perché e ovvio che il cittadino (me compreso) ha voglia di sicurezza per se e la sua famiglia.
    Ma una cosa mi suona strana in questi giorni …
    http://www.affaritaliani.it/cronache/decreto_stupri_governo_ok_ronde200209_1.html
    Il capo del governo dichiara che gli stupri sono in diminuzione del 10% in tutta Italia; ma allora perché si ha la sensazione che stiano aumentando, perché ogni giorno la TV ci martella con lo strupro commesso dall’extracomunitario di turno.
    Eppure sappiamo pure di quanta violenza c’è nelle nostre case.
    La mia idea è che si stia creando, un’informazione volutamente distorta e concentrata su 2 questioni che stanno a cuore agli italiani (clandestini e dipendenti pubblici lavativi e fannulloni).
    Questo governo sta risolvendo questi 2 problemi (e solo questi).
    A sentire in giro la gente, questa è contenta di questo modo di lavorare del governo perché si da in testa agli extracomunitari (in noi c’è tanto razzismo) e si da in testa a quei lavativi della pubblica amministrazione (che ci guardano male ogni volta che gli portiamo lavoro da fare).
    Dopo di che togliendo di mezzo fannulloni ed extracomunitari abbiamo risolto tutti i problemi del paese.
    E’ un po come a livello locale, ho apprezzato come l’amministrazione si è mossa per liberare le strade principali dalla neve in un solo giorno, non era mai accaduto.
    Ma la gente vuole questo, la risoluzione del piccolo problema che assilla ciascuno di noi, la risoluzione dei problemi che sentiamo direttamente sulla nostra pelle.
    Io un lavoro c’è l’ho, cosa m’importa della situazione dei precari o di chi perde il lavoro o di chi va in cassa integrazione (tanto, penso che l’operaio che va in cassa integrazione , nel tempo libero farà l’idraulico a nero e prenderà pure il contributo statale).
    Quello che voglio dire è che si sta perdendo sempre più l’interesse per le cose pubbliche, collettive, dei problemi degli altri. Si sta andando verso una società sempre più egoista, ma fino a quando qualcuno di noi sarà disposto a cercare di pensare di risolvere i problemi dei più deboli ….?

  7. Frandalex Frandalex scrive:

    Il solo filo (logico) conduttore fra il caso Englaro ed i clandestini è il fatto che qualcuno (per entrambi gli argomenti) non la pensa come te.
    Ho sempre pensato e lo riaffermo: la politica dell’”antiqualcosa” è povera.
    Ho vissuto i miei primi cinquant’anni di vita nell’antifascismo. Per carità nulla da eccepire se non un fatto logico; come può durare cinquant’anni l’antifascismo se il fascismo è durato venti? Delle persone in età di voto oggi chi può sentirsi responsabile di essere (stato) fascista?
    Dopo l’antifascismo abbiamo avuto: l’antidemocraticocristanismo, l’antiandreottismo, l’anticraxismo…. ed ora abbiamo l’antiberlusconismo.
    … e poi c’è qualcuno che si meravigla che i propri voti colino a picco!?!?.
    ABBIAMO BISOGNI DI IDEE. Chi ha idee sui faccia avanti; se non le ha taccia per dinci!

    Viva la libertà, viva le idee che ne sono il seme.
    Frandalex

  8. marianna franca colapinto scrive:

    Frandalex, guarda che i tuoi primi cinquant’anni, li avrai vissuti anche nell’anticomunismo. L’hai dimenticato? O l’hai fatto apposta per scansarti l’obiezione per cui l’antifascimo è alla base della nostra Costituzione e della nostra Repubblica ed è il valore fondante che guarda al futuro e non al passato? E dimentichi che in Francia ci si ispira ancora alla Rivoluzione Francese? E che in America si guarda alla Costituzione della fine del ‘700? Ciao.

  9. Frandalex Frandalex scrive:

    M’inviti a nozze!
    Non mi pare si possano confrontare così semplicemente la carte fondamentali italiana e francesce.
    Già che c’eri potevi parlare della Magna Charta; è più antica e l’esempio sarebbe stato più calzante.
    Nel 1977 nel tema d’italiano del mio esame di maturità parlai della contraddizione, ad esempio, fra l’art. 3 della nostra Carta (sintetizzo all’eccesso: uguaglianza x SESSO, razza, lingua, religione …) e la disposione transitoria XIII che, fino a pochi anni fa, ha discriminato i discendenti MASCHI di casa Savoia.
    Mi piace credere che i valori fondanti della nostra Carta vadano ben oltre l’antifascismo oppure …?http://it.wikipedia.org/wiki/Post_hoc_ergo_propter_hoc

    un salutone
    Frandalex

Inserisci qui il tuo Commento

Fai conoscere alla comunità la tua opinione per il post appena letto...

Per inserire un nuovo commento devi effettuare il Connettiti

- Attenzione : Per inserire commenti devi necessariamente essere registrato, se non lo sei la procedura di LOGIN ti consente di poter effettuare la registrazione istantanea.