I Vincoli del Bilancio (terzo ed ultimo articolo)
Nel discutere sul bilancio occorre ragionare all'interno di precisi vincoli, alcuni di senso comune, altri più specifici. Ne ricordiamo qui quattro, peraltro intuitivi, come principali:
1 – il vincolo di pareggio di bilancio, per il quale le uscite non possono superare le entrate del periodo; 2 – il vincolo del rispetto degli impegni pregressi; 3 – [...]
Nel discutere sul bilancio occorre ragionare all'interno di precisi vincoli, alcuni di senso comune, altri più specifici. Ne ricordiamo qui quattro, peraltro intuitivi, come principali:
1 – il vincolo di pareggio di bilancio, per il quale le uscite non possono superare le entrate del periodo;
2 – il vincolo del rispetto degli impegni pregressi;
3 – il vincolo dell'equilibrio di lungo periodo;
4 – il vincolo di destinazione delle entrate;
Il primo vincolo può apparire scontato; come conseguenza diretta del vincolo di pareggio di bilancio, per ogni spesa aggiuntiva bisogna reperire nuovi fondi o tagliare una spesa già esistente.
Esistono però, e non si può non tenerne conto, degli impegni pregressi che vanno comunque rispettati. Si tratta di impegni di durata pluriennale che sono difficilmente modificabili.
Primi fra tutti i pagamenti degli stipendi ai dipendenti e il pagamento delle rate mutui. L'incidenza di queste spese sul totale della spesa corrente è definita indice di rigidità della spesa, ma esistono altre spese almeno altrettanto incomprimibili. Basti ricordare il riscaldamento, l'acqua, l'energia elettrica, il carburante per fare muovere gli automezzi, le spese per i contratti dei servizi appaltati, i compensi ai professionisti per gli incarichi, il rispetto delle convenzioni stipulate e così via.
Tutte queste voci assorbono, come ho detto nel precedente articolo, la quasi totalità delle risorse correnti a disposizione rendendo molto stringente il vincolo di pareggio di bilancio.
Si può dire quindi che "le scelte di ieri" hanno importanti riflessi sulla "gestione di oggi", così come le scelte che si fanno oggi hanno implicazioni sul futuro.
Così il ricorso ai mutui, le assunzioni di personale, l'incremento del patrimonio immobiliare e via dicendo devono essere sostenibili nell'immediato, ma anche negli esercizi futuri garantendo al comune un equilibrio finanziario di lungo periodo.
Infine la legge prevede per alcune entrate un vincolo di destinazione che deve essere rispettato. Per citare il vincolo più rilevante, le entrate in conto capitale e i mutui sono vincolati agli investimenti e possono essere utilizzati in parte corrente (oneri di urbanizzazione) soltanto per coprire eventualmente, le manutenzioni ordinarie.
Per concludere
Facendo un parallelo con una realtà che tutti tocchiamo con mano, possiamo pensare ad una famiglia che pianifichi i conti dell'anno.
I concetti fin qui esposti sono perfettamente sovrapponibili.
A fronte di una previsione di entrate derivante per esempio dagli stipendi dei coniugi bisognerà tenere presenti innanzitutto le spese correnti, e quindi il cibo, vestiti, spese per le bollette del telefono, della luce, del gas e dell'acqua, le spese per la casa e gli affitti, le spese per il carburante, per le tasse, i bolli e le assicurazioni, le spese scolastiche, le spese mediche, il rimborso dei prestiti eventualmente contratti.
Quello che rimane è il risparmio che la famiglia dedicherà, agli investimenti presenti o futuri: acquisto della casa o interventi di ristrutturazione della casa, acquisto dell'automobile, acquisto di titoli, rinnovo degli arredi o degli elettrodomestici. Nel contrarre mutui o nel comprare automobili o nell'iscrivere i propri figli all'università la famiglia dovrà tenere conto che le spese negli anni successivi si incrementeranno per effetto di queste scelte e pertanto diminuirà la quota di reddito disponibile.
Ogni scelta influenza le altre: chi opta per un maggiore livello di spese correnti avrà un tenore di vita più alto ma meno fondi a disposizione per gli investimenti. Chi deciderà invece di spendere di più per beni durevoli avrà meno risorse a disposizione per le spese in sevizi e beni di consumo. Così un investimento di peso rilevante ne escluderà un altro e così via.
Molto similmente opera il comune, sia pure con un grado di complessità più elevato. Il comune può in qualche misura modificare il livello delle proprie entrate modificando le aliquote fiscali e le tariffe dei servizi, nel fare questo dovrà tenere conto da una parte di criteri di equità del prelievo e dall'altra parte delle esigenze finanziarie.
Le scelte in questo senso effettuate sono definite "politica fiscale e tariffaria".
Sulla base della propria politica fiscale e tariffaria, dei trasferimenti statali che la legge finanziaria destina ai comuni, di quelle che sono le previsioni di andamento delle altre entrate, il comune formula una previsione di entrata complessiva.
Prioritariamente queste somme dovranno coprire le spese per il rimborso dei mutui e le spese correnti per la gestione dei servizi.
Le entrate vincolate, i mutui e prestiti e quelle quote di entrata che non sono assorbite dalle spese correnti finanziano gli investimenti.
La scelta delle priorità nella distribuzione delle risorse è una delle più importanti scelte politiche di una amministrazione e viene attuata con riferimento fondamentale al programma di legislatura degli organi di governo locali, che su questo programma hanno avuto il voto dalla cittadinanza.
Mantenere o incrementare un servizio, istituirne di nuovi, prevedere o non prevedere nuove opere pubbliche.
Ogni anno per il comune servono nuovi interventi su strade, scuole, verde, illuminazione. Servono nuovi servizi, servono nuove opere, nascono nuove esigenze. Come le famiglie il comune è sottoposto alla pressione dell'aumento dei costi dei beni e dei servizi. Molte delle risorse a disposizione tendono invece a diminuire, come gli interventi dello Stato, o non crescono a sufficienza.
Ogni scelta ne esclude o limita altre. L'equilibrio fra bisogni e risorse è un'opera delicata e complessa perché è il frutto di una mediazione fra esigenze contrastanti.
Per concludere è il caso di ricordare che l'autonomia contabile consente ai Comuni di mettere a punto strumenti sia di adeguata informazione sui fatti della gestione destinati ai cittadini, sia di controllo interno delle attività e dei processi svolti al fine di monitorare il grado di raggiungimento degli obiettivi tanto a livello politico-strategico quanto operativo.
Noi della redazione di gioiadelcolle.info, ci auguriamo che l'Amministrazione Comunale di Gioia del Colle, voglia attivare le migliori forme di diffusione, tra i cittadini della nostra città, del redigendo Bilancio di Previsione tra i cittadini della nostra comunità.
Sebastiano Tangorre
22 gennaio 2009











Caro Sebastiano,
siamo alla fine del primo quadrimestre scolastico, tempo di verifiche e di valutazioni.
Fuor di metafora, davvero un dieci per l’ottimo lavoro che hai svolto in queste tre puntate sul Bilancio.
Così si aiuta i cittadini a crescere, a responsabilizzarsi, a capire i meccanismi di gestione di un Comune, a pensare di attuare finalmente quell’idea lanciata già nel 1995, cioè di un Bilancio Partecipato e non più affidato a burocrati trincerati nelle loro stanze a far quadrare conti che, sovente, sono lontani dalle reali aspettative ed esigenze di una Comunità.
Così si cambia…
Grazie.
Un cordiale saluto a tutti
Franco Giannini