Gioia del Colle e la nuvola nera
Vivo da un bel po' a Gioia. Grazie a me, la permanenza è stata bella e creativa, perché ho vissuto comunque la mia vita. A Gioia ho incontrato finalmente gli alberi, gli animali, l'aria pulita, "i pareti" antichi e dignitosi. Niente traffico, gran rispetto delle regole, delinquenza contenuta, droga praticamente zero, carino il rapporto amichevole [...]
Vivo da un bel po' a Gioia. Grazie a me, la permanenza è stata bella e creativa, perché ho vissuto comunque la mia vita. A Gioia ho incontrato finalmente gli alberi, gli animali, l'aria pulita, "i pareti" antichi e dignitosi. Niente traffico, gran rispetto delle regole, delinquenza contenuta, droga praticamente zero, carino il rapporto amichevole con le persone che incontri quotidianamente. Il paradiso? Purtroppo no. Ecologicamente, socialmente perfetta ma, in parte, mentalmente inquinata da pensieri e giudizi .
Ho impiegato svariati anni per capire che:
1) Alcuni gioiesi hanno la lingua biforcuta, ti sorridono e poi appena volgi le spalle ti pugnalano (questi stessi si autodefiniscono "Giudei").
2) Alcuni gioiesi spesso "giudicano" secondo sottotitoli standard dispregiativi che sono sempre gli stessi, poiché non hanno il cuore e l'intelligenza di "vedere" le persone nella loro autentica, contraddittoria, sofferta umanità.
3) Alcuni gioiesi si "divertono" sulle disgrazie altrui e sotterrano i cadaveri puzzolenti delle loro vite, mostrando al pubblico facciate accuratamente rifatte (lifting ).
4) Alcuni gioiesi quando incontrano una donna, interpretano con malizia qualsiasi vestiario, atteggiamento e comunicazione spontanea, proiettando sulla malcapitata i loro pensieri sporchi.
5) Alcuni gioiesi spettegolano con grande maestria diffondendo notizie assolutamente false; ciò si può capire poiché, essendosi ingabbiati negli schemi, guardano le soap opera o ne scrivono le sceneggiature utilizzando la vicina di casa e il signore che abita di fronte.
Le suddette persone producono la nuvola nera, col fumo coprente di pensieri e parole. La nuvola si aggira sulla bella Gioia del Colle oscurando la creatività (ce ava dice a ggente!), la spontaneità (nun si facenn ‘o scem), l'allegria (ma ce ha bevut?), la diversità (cud è ricchion), la pietà (cud s n'è sciut ‘i cozz ,n'alta volt se mpar), il cambiamento (c'adda sci facenn a chedd età, s'è separato). In pratica, la suddetta gente mutata in "Zombie"(morti viventi), odia chiunque abbia il coraggio di vivere .
Che fare? Isoliamo i custodi della più retriva mentalità, legata all'accumulo, al possesso, alla chiusura, al giudizio. Evitiamo di esprimerci riportando i luoghi comuni su Gioia, visualizziamola e descriviamola con parole positive (i pensieri e le parole creano la realtà), liberiamo il sole della creatività perché disperda la nuvola nera. Che la nutrita "intellighenzia" locale sferzi con l'energia del cuore le mummie rattrappite nell'anima e realizzi consapevolmente il destino posto nel nome di questa bella cittadina, che è la GIOIA. Gioia che rende flessibili, collaborativi, gioia che accende la comunicazione autentica e solidale, gioia che spinge ad accettare le diversità, gioia che incentiva il senso dell'umorismo e ti fa cantare, danzare e ridere, ridere, ridere "alla faccia di chi ci vuole male".
La pettegola ed il pettegolo, dopo aver letto l'articolo hanno esclamato :" Iè ver, have rascion chess, ce brutta ggente stè a Sciò!!"
Olimpia Riccio
Tratto da "la Piazza" ottobre 2008
16 ottobre 2008












Mai parole più sacrosante ho letto in questo blog come queste scritte dalla Sign.ra Olimpia Riccio. Quoto in pieno tutto quello che ha scritto e volevo farle i miei complimenti e per di più mi sono stampata questo articolo e me lo sono incorniciato.
Cari gioiesi, fatevi un esame di coscienza e vedete se queste parole sono o non sono la sacrosanta verità. Signo.ra Riccio “santa subito”!
Saluti nuvola_nera (da premettere che non sono la nuvola_nera del titolo…)
Mi perdonerete l’intrusione. Sono un pessimista per natura. Ho purtroppo una visione “disperante” dell’uomo, essere fragile e propenso all’egoismo. Da credente ho la certezza della verità del “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. E’ proprio per questo mi intenerisce l’amore e la misericordia del Dio cristiano che nonostante le nostre invincibili debolezze si è abbandonato sulla croce pur di “rivelarci” il suo amore per quest’uomo. Per questo credo che quegli aspetti “neri” del gioiese sopra elencati appartengano anche a me, a voi, a tutti gli uomini. Sono gli inciampi che quella luce che comunque ci anima, subisce da quel “lato tenebroso” che è in ciascuno di noi. Il Vangelo intima che “chi vuol giudicare gli altri cominci col giudicare se stesso”. Ecco perché quel “pentagono” di negatività su “alcuni gioiesi” andrebbe esteso ad ogni uomo, me compreso. Dubito che esistano paesi dove non ci sia chi “spettegola”, chi “goda delle sventure altrui” o i “maliziosi” incalliti. Non è una “questione” del gioiese. E’ il cuore dell’uomo. La cura? Insistere sui “modelli” positivi. Evidenziare la “luce” che l’animo umano può partorire. Fare memoria di quegli spazi “sereni” che hanno il potere di diradare le nuvole nere. Ricordo, ad esempio, gioiesi che hanno dato la vita per amore della giustizia. Penso al gioiese Donato Boscia, ucciso dalla mafia il 2 marzo 1988 per non essersi piegato agli interessi malavitosi. O a grandi gioiesi che si sono distinti per spessore culturale e artistico come Pietro Argento, Raffele Chiaia o Paolo Falcicchio per quanto riguarda la musica. Nomi affermatisi in ambito internazionale. O come esempi (alcuni tra tanti) di gioiesi che hanno dedicato la loro vita all’educazione dei giovani, come il Prof. Armando Celiberti (1902-1963), uomo mite, stimato per l’alto senso del dovere, della giustizia e dell’onestà. Studiosi gioiesi come Camillo Ninni (1887-1960) che acquisì fama internazionale per i suoi studi contro la tubercolosi. “Un batteriologo che onorò Napoli..” così lo ricordò il Mattino di Napoli alla sua morte (divenne direttore degli “Ospedali Riuniti” di Napoli). Ma la lista potrebbe ricordare anche gioiesi viventi che alternano al lavoro il volontariato, che credono ancora che insegnare è testimoniare l’etica dell’amore, della pace e della bellezza, che ci insegnano a sperare con la loro arte, che partono missionari verso terre “aspre” e lontane (penso ad esempio a Padre Pio DeMattia), che hanno alle spalle storie di battaglie per la difesa dei diritti dei più poveri (come non ricordare le battaglie in difesa dei braccianti dell’amico e maestro Peppino Vasco).
Le nuvole nere, pertanto, mi inquietano. Perchè sono dentro di noi, parte di noi. Ma dimenticare anche quel vento mite che soffia e dilata il sereno anche in noi gioiesi, mi inquieta ancor di più.
Concludo con un invito, che rivolgo soprattutto a me stesso, a continuare a sperare in quelle energie “luminose” che abitano in ciascuno di noi. Anche in quei “alcuni gioiesi” di cui sopra.
Grazie
Personalmente non incornicerei il prensiero della sig.ra Olimpia Riccio, perchè se è pur vero che fa di Gioia una fotografia veritiera, è anche vero che ritengo utile cercare nell’uomo che si ha di fronte la luce che può rischiarare quella “nuvola nera” che risiede in tutti noi.
Teresa Genco