Lug 27 2008

I paròle de tatarànne - S

I paròle de tatarànne

Dunque, altra lingua, altra cultura, altra "visione" (ideologia), altro immaginario collettivo, altre speranze, altri sogni, altri progetti di vita, da tutelare, tutti, da conservare, da tramandare e da trasmettere innestandoli sull'antico. Non conflitto, quindi, tra presente e passato, tra antico e moderno, tra vecchi e giovani, ma convivenza, interscambio, meticciato arricchente.

Mi permetto di indicare, a questo proposito e licenziando questo mio breve "invito alla lettura" del repertorio approntato da Romano, un'antica metafora, quella utilizzata dagli Umanisti, nel XV secolo, i quali, per esprimere il loro problematico rapporto con l'età Classica, amavano definirsi «nani sulle spalle dei giganti».

(da: Pino Romano - I paròle de tatarànne - Bit e fonemi: lessicografia digitale e memoria collettiva prefazione a cura di Trifone Gargano).

Tratte dal libro di  Pino Romano ‘I paròle de tatarànne' .

saramìjnde (i) sarmenti, fascina  
sarcenìjdde (u) (i) fascio di sarmenti, fascina, id. pertà a s. = portare sulle spalle  Ascolta
sarchià zappettare  
sarchiòdde (la) (i) piccola zappa  
sàrte (u) (la) (i) 1 il sarto, la sarta; 2 grappolo di aromi o ortaggi intrecciati e appesi; id na s… d'agghjie, de pemmedòre  
sbaleiá giochicchiare, utilizzare il tempo in maniera leggera e piacevole  
sballá nei giochi di carte si usa per indicare che si va con il punteggio fuori del limite massimo del gioco  
sbanáte agg.1 della vite che ha perso la filettatura 2 detto di chi è fuori di testa  
sbegghiecuá (rse) scoprire, togliere un coperchio, scoprirsi  
sbetterrá detto dei liquidi che fuoriescono dal recipiente  Ascolta
sbiellàte detto di qualcosa o qualcuno che non è nel giusto assetto  
sblacche agg.  e sost. Detto di persona non proprio rispondente ai canoni del sentire comune; persona stramba  
sbrugghiàrse liberarsi dall'imbroglio, dalla difficoltà  
sbùtte (u) (i) l'urto  
scacazzàrse aver paura  
scalcagnáte in genere riferito alle scarpe  = rotte, che hanno perso la forma originale  
scald(t)ìne (u) (i) antico contenitore in rame, con manico, che serviva per scaldare il letto e per stirare  

Tratte dallo stesso libro di  Pino Romano ‘I paròle de tatarànne'  riportiamo alcune frasi tipiche del dialetto gioiese.

sciàmene a còlche ch'è fàtte nòtte, sciàmene a fa ciò ca n'aspètte, pìle sòpe e pìle sotte, nu frùtte remmàne ìjnde indovinello=l'occhio  
scirasìnne e còzze perdere tutti i propri averi, le proprie disponibilità di denaro  
scirasìnne o vìjnde capire al volo attraverso piccoli indizi  
se dègghia mètte 'e stàmbe! che si metta alle stampe! (ironico) riferito a qualcosa che è stata detta e che è giudicata assolutamente insulsa  Ascolta
se la sènde se la prende, si rode  
se la vète ìjdde cu mèse de Marze per dire che qualcuno se la deve sbrogliare da solo  
se la vètene gliòre! è affar loro, se la sbrigano da soli  
se ne véne che stì vasce caitàne! viene fuori con queste adulazioni!  Ascolta
se páije? None… e ijùngeme tutte! si paga? No …e allora ungimi completamente, dammene tanta (riferito all'oggetto del discorso)  
secònde l'azzuèppe a seconda della piega che prenderanno le cose  
sènz'ammangamènde! espressione utilizzata per rispondere  contracambiando a qualcuno che chiede di salutare a casa  
seppe l'amòre de Dì sia per l'amor di Dio  
serrá la vècchije festa del secondo martedi dopo l'ultimo martedi di carnevale in cui un invitato, ad occhi bendati  rompe una pignata colma di doni e leccornie che i presenti si contendono co' l'unghie e co' denti (arrànghe arrànghe)  
sevìjrchìje! è già abbastanza!  
sfrùsce de scòpa nòve si dice quando qualcuno sull'onda della novità fa qualcosa di buono  
 

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