Giu 13 2008
Giovanna Maione - Mostra fotografica di una giovane promessa nel settore
"Comunicare non è solo parlare, scrivere, dipingere… è anche silenzio, staticità, riflessione… è anche non comunicare". ![]()
Pensieri tutt'altro che statici nei "fermo immagine" in bianco e nero del reportage romano di Giovanna Maione. Gestualità e dettagli tracciano coordinate interpretative di chiara lettura, intercettando in diagonale emozioni "allo specchio" su tre livelli: emittente, ricevente e "obiettivo", terminale di un'attenta sensibilità affinata dalla ricerca dell'effimero, di una irripetibile e fuggevole emozione imprigionata in un "clik" a cui donare una silenziosa eternità…
Se parole, rumori, musica vi erano, si sono smarriti nell'eco di quel clik, svaniti nell'istante di un presente già passato. L'ascolto è superfluo in un contesto in cui l'immagine recita e domina, incontrastata, "estratta" dal tempo, rafforzata da un'immaginifica comunicazione visiva in dialogo con le emozioni.
La bimba che in una assolata e deserta piazza offre una monetina al trampoliere, chino al cospetto di tanta graziosa generosità, non ha voce, eppure il suo gesto canta il poema di una carità senza confini.
L'africano dietro le malinconiche ombre di statue lignee, totem e tamburi ancora vibranti danze della sua terra ed impregnati dal suo sudore, si perde nei ricordi e nei colori sgargianti di un'orgogliosa etnia offuscata dalla nostalgia e da un sottile profumo di incenso.
Il cinese curvo sulla fornacella di caldarroste, senza più sapore né odore, testimonia un'assenza di sensi che potrebbe divenire l'emblema di una insipida globalizzazione. La zingara accasciata in via Margutta tra eleganti negozi e passanti impietosamente "griffati", più attenti alle vetrine che alla sua povertà, attende invano che venga sconfessata l'umana ignavia da uno spicciolo, da un gesto pietoso, da uno sguardo che non la trafigga dietro un velo di trasparente indifferenza.
La 127 bianca in Porta Portese, assurge al ruolo di "bancarella" di un usato che trasuda miseria e disperazione, che sia Roma o Japigia poco importa… Semantici e significanti ritratti in chiaro scuro della nostra realtà che "urlano" nello tsunami del più sfrenato consumismo, il loro muto disagio.
Poesia nelle vetrine in cui si specchiano antichi palazzi, negli occhi traslati in dipinti che osservano i passanti, ignari dell'oscuro, ammiccante e irridente ideogramma loro accanto, segreto presagio di altre culture. Poesia nella cupola di san Pietro, sorpresa tra due ombrose colonne ed ancora nell'insolita angolatura di un suggestivo Colosseo, "ritagliato" in geniali, inedite geometrie triangolari.
Apice "comunicativo" pienamente raggiunto nei fotogrammi incatenati, gli unici in cui torna il colore… protagonisti: Giovanna e Mauro. Sconvolge l'urto devastante tra la scelta di un dialogo a forti toni e la sua totale negazione espressa in semplici, lapidari gesti… staccare la spina del telefono, accartocciare un bicchiere di carta, opporre un passivo ascolto ad un inutile, farneticante monologo.
Giovanna Maione, ventiduenne, fotografa per scelta e passione dall'età di otto anni, apprende in tenera età dagli appunti della zia come fotografare il mondo. Primi scatti con la "Reflex" del '75 ereditata dal papà, quindi consegue il diploma in "Tecnico della Grafica Pubblicitaria" con il massimo dei voti e frequenta con successo il corso triennale di Fotografia a Roma, presso l'Istituto Europeo di Design.
Oggi collabora con un studio fotografico di Putignano, crea cataloghi di moda, video e, pur se affascinata dalla camera oscura, non disdegna il digitale "utile nelle foto di moda da ritoccare". Idee chiare, ottima "messa a fuoco" sul futuro e tanta, tanta voglia di "comunicare" non solo professionalmente, attraverso le immagini, le sue notevoli capacità espressive.
Da: La Piazza - MAggio 2008
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