Mag 31 2008
Successo per “Orgia” di P.P. Pasolini al teatro Rossini
La compagnia "DiversaMente" rivisita l'opera di Pasolini con audaci sperimentazioni sceniche
"Orgia" di P.P. Pasolini al teatro Rossini
Una pièce a tinte forti, decisamente non convenzionale, fuori dagli schemi, innovativa, intensa… in cui lo schema dell'aggressione amorosa, l'uomo sadico e la donna masochista, l'istinto omicida vorticano in complessi intrecci dando vita ad un'opera teatrale, "Orgia", mentalmente partorita da Pasolini nel '65 ma marchiata a fuoco dall'appassionata, sconvolgente, meditativa creatività di Vito Osvaldo, regista, attore e non solo, con "DiversaMente", compagnia filodrammatica che sin dal suo esordio si è proposta con spettacoli di pregio, forse amatoriali ma di certo non "da dilettanti". Architetture complesse, scenografie di forte impatto, dialoghi di alto profilo poetico e filosofico mai banali o scontati, queste le coordinate "di classe" che rendono geniale la produzione della compagnia.
"Un teatro come presa di posizione, come polemica, culturale e politica, come insulto, come rivolta, come dimostrazione di idee, di sfoghi personali, di malumori, di innamoramenti, di deliri sensati ed insensati, come osservazione di sé e degli altri…", in queste parole l'essenza dello spettacolo.
"Orgia" in scena al Rossini sabato 24 maggio alle ore 21 e domenica 25 alle ore 18, vedrà in prima linea Giovanna Carelli, Laura Colaninno, Rossella Cardilli e Vito Osvaldo, in seconda Marica Colaninno e Sofia Antonicelli, uno staff coeso, affiatato che ha condiviso, in spirito "gestalt", davvero tutto. Insieme hanno studiato il piano luci, elaborato le scenografie, vissuto gioie e affanni, sentita "propria" ogni scelta, ogni singola responsabilità, non solo tecnica. Per Osvaldo il teatro autogestito è considerato sussidiario al pari del "figlio di un dio minore, una bagatella, un niente d'oro legato a un nulla d'argento, l'ultima delle attività culturali. Ed ecco che il teatro che dovrebbe essere nostro, è sì nostro, ma non ci esprime affatto. Perché il teatro povero è il solo che possa fare delle vere sperimentazioni, perché rischia pochi (e propri) soldi e non ha abbonati da non deludere, borghesi da non scandalizzare, né una reputazione da mantenere, in quanto fuori da ogni schema, da ogni dovere prestabilito… Il solo modo per fare crescere un teatro italiano, vero, autonomo, originale e coraggioso è di appoggiare, sostenere e stimolare queste compagnie povere invece di lasciarle morire di fame".
Parole destinate a stemperarsi nell'eco di meritatissimi applausi, soprattutto di coloro che, conoscendo l'opera di Pasolini, potranno apprezzare le sottili sfumature e gli enigmatici ed originali inserti di "impronta osvaldiana".
Da "Il Levante" del 24/05/2008
Inserisci qui il tuo commento
Per inserire un nuovo commento effettua il Login
- Attenzione : Per inserire commenti devi necessariamente essere registrato, se non lo sei la procedura di LOGIN ti consente di poter effettuare la registrazione istantanea.






