Mag 26 2008

CARO S. FILIPPO, ti scrivo

 per la seconda volta. Lo scorso anno mi rivolgevo a te con la speranza che tu ascoltassi la mia voce. L'occasione è offerta dalla festa che ti vede patrono nella mia città. Quest'anno ho deciso di scriverti in quanto ho imparato dai fratelli ebrei che "essere umano è colui che sa porre domande. Non chi dà risposte, ma chi sa porre domande. Perché chi pone domande apre alla produzione di senso, apre al futuro, dà alle generazioni a venire la possibilità di intervenire, di esistere. Perché la domanda è quella che apre la questione, sollecita una risposta anche su questioni già apparentemente chiuse; si trova sempre una nuova domanda". Per queste sapienti motivazioni ho deciso di riscriverti per porre le domande che emergono dalla tua storia e dalla nostra.

Quest'anno disponiamo di una ricostruzione storica del "culto e devozione a te rivolta da Napoli a Gioia"; nel mio tempo Napoli vive problemi terribili che mettono a rischio quel senso di allegria della vita esportato dal popolo napoletano in tutto il mondo. Quest'anno la tua storia terrena è stata inserita - dal prof. Girardi - in un triste periodo della storia: la Riforma della Chiesa, il sacco di Roma, la corruzione del clero, grandi masse di poveri. E' interessante cogliere l'ansia della Chiesa uscita dal Concilio di Trento di diffondere su tutto il territorio italico la tua figura educativa insieme al tuo impegno per gli infermi. In qualche modo sei stato un protagonista dell'unità d'Italia e del nuovo "welfare" , scusami il termine ma nel mio tempo serve per designare i servizi sociali e sanitari non più intesi come espressione dell'elemosina privata e pubblica ma come interventi che connotano il grado di civiltà di un popolo, di una comunità.

Dovresti spiegarlo per bene a chi pur di dividere l'unità popolare ha inventato una falsa identità chiamata "la Padania" e attraverso il cosiddetto federalismo fiscale vuole a tutti i costi rompere la solidarietà nazionale. Per celebrare la tua santità preti, frati, Vescovi,Cardinali, del tuo tempo si sono mobilitati per diffondere il tuo "Oratorio". Per onorarti degnamente le comunità ecclesiali fondarono gli "oratorii", strumenti educativi dove le generazioni si incontravano e scoprivano l'importanza dello stare insieme. Certamente il tuo "oratorio", oggi dovrebbe rappresentare uno spazio d'incontro e di ascolto dell'umanità proveniente dalle diverse sponde del Mediterraneo e dal Mondo, invece di relegarla in "Centri di permanenza temporanea" (Cpt). In questi giorni il "popolo del vento" (i Rom) è oggetto di una forte discriminazione, è vissuto come "il nemico" da espellere. Nella nostra realtà regionale abbiamo sperimentato l'integrazione e abbiamo raccolto risultati eccellenti.

Nella "storia" pubblicata dal Comitato, viene riportato l'episodio del giovane frate, natìo di Gravina di Puglia, poi divenuto papa Benedetto XIII, che ritenendosi graziato dal terremoto, ti ha proposto comprotettore di Gravina. Gravina è la città delle Murge pugliesi che ha vissuto di recente una tragedia: la morte di tre bambini mentre giocavano. Quelle morti ti sono molto dispiaciute. Allora la domanda è: che senso ha diffondere il tuo culto, dichiararti "patrono" o "compatrono" ( termini terribili che credo siano antievangelici) se ai più piccoli sono riservati i ruderi di antiche costruzioni abbandonate, individuate prima per il gioco di strada, poi per rifugiarsi nei falsi paradisi della disperazione? Perchè chi governa le città non assume l'infanzia e l'adolescenza come impegno di tutte le politiche per rendere le città a "misura dei bambini e delle bambine"? Se la città è costruita per i più piccoli, per i diversamente abili, per favorire l'integrazione dei nuovi arrivati, allora le forme della violenza si sciolgono come neve al sole.

Un'altra domanda che spero trovi una risposta convinta è quella di come ripristinare la festa di S. Sofia. Vedi, festeggiare una santa che ci aiuta a capire l'Oriente così come stanno le cose oggi, è davvero fondamentale. Una festa che riesca a far dialogare le tre grandi fedi del Mediterraneo può contribuire all'integrazione femminile nell'attuale società in modo che sia la pace a regolare i rapporti tra uomo e donna e non la sopraffazione dell'uno sull'altra,

Quest'anno troverai un nuovo sindaco eletto lo scorso mese di aprile. Io mi rivolgo a te, santo dei poveri e dei diseredati che chiedevi ai ricchi di convertirsi al Vangelo, indica a chi ha la responsabilità pubblica di compiere opere di giustizia e di non essere distributori di elemosine e favori. Ti prego calorosamente di aiutarci a capire il tuo insegnamento per contrastare e sconfiggere le antiche e nuove forme di povertà e di esclusione sociale. Il Figlio di Dio ci ha ammoniti che saremo "giudicati dalle opere di giustizia che abbiamo compiute" (Mt.25,31ss). Insegnaci a lavorare alle opere di giustizia con continuità, con competenza e con entusiasmo. Ridona alla nostra città la gioia di crescere insieme, aiutaci a saperci ascoltare, in modo da contrastare le forme di violenza con l'antiviolenza.
Con molti saluti.

Maggio 2008, FRANCO FERRARA

Articolo tratto da Gioia News

Nella foto: San Filippo Neri in un quadro di Guido Reni

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