Mag 20 2008
IL P.D. dalle primarie al voto. (lettera di Carlo Antonio Resta)
Dal 14 ott. Del 2007, giorno in cui si sono svolte le primarie del P.D. (primo atto costitutivo del nuovo partito), sono passati circa sei mesi. Un periodo di tempo sufficiente per poter fare un primo bilancio visto che abbiamo affrontato contemporaneamente, sia la nascita del P.D. che una campagna elettorale doppia (votazioni politiche e amministrative). In questo periodo siamo stati rincorsi da diversi appuntamenti incalzanti, mi riferisco prima all'iter per individuare ed eleggere i gruppi dirigenti del partito e poi dalle diverse fasi di preparazione e di svolgimento della campagna elettorale appena passata. Tutto quello che è accaduto, ritengo sia conseguenza diretta di quelle tensioni (che ho descritto su "Gioianews" di marzo) insite nel bagaglio dei soggetti che hanno costituito il P.D.. Conseguenze abbastanza prevedibili dal punto di vista logico. La sconfitta elettorale che ne è scaturita, la addebiterei non alla sostanza, ma al metodo con cui si sono preparate le elezioni. Sconfitta che ritengo direttamente figlia malsana, di quelle tensioni delle quali si è nutrita la fase di gestazione del P.D.. Non voglio fare un'analisi del voto, poiché la ritengo fuorviante. Tenderebbe ad evidenziare errori e problematiche apparentemente frutti di una campagna elettorale sbagliata, mentre a parer mio, direttamente collegati ad una iniziale fase della nascita del P.D. fatta di veti incrociati, dando molto peso alle vecchie correnti tipiche della Democrazia Cristiana e dando responsabilità in mano a persone non all'altezza del compito da svolgere. Non voglio addentrarmi molto, perché l'intento di questo scritto, non è quello di fare le pulci a tutti i costi o di una critica a posteriori facile e gratuita, ma cercare di dire prima a me stesso e poi a chi ha a cuore il P.D., che ci siamo incamminati col piede sbagliato e che questa strada porta solo a distruggere le nostre potenzialità e le nostre energie. Energie che se gestite e convogliate nella stessa direzione i risultati si dovrebbero capovolgere rispetto all'esito elettorale ultimo. La lezione ricevuta ci mette in una situazione molto delicata: quella di fare politica senza governare. E' delicata perché il paese chiede in modo insistente il rinnovamento dei gruppi dirigenti, una nuova classe politica, che se rinnovati, in molti sono impreparati al compito che li attende. Quando dico impreparati mi voglio riferire non tanto al cosa fare, perché nel P.D. le menti non mancano e con un buon coordinatore le condizioni per gestire ci sarebbero, ma mi riferisco ad una componente più difficile da individuare e quasi assente nella parte del nostro paese. Nel 94 ho avuto la fortuna di fare parte del gruppo attivo di un movimento civico. L'ho seguito e mi sono impegnato per circa 5 anni. In questo periodo ho avuto modo di apprezzare l'alto senso civico del suo leader (guarda caso è un friulano). Quel senso civico poco sentito fra di noi o presente in modo latente. Questa è la componente a parer mio vitale alla partecipazione, alla qualità dell'apporto politico, al partito e alla vita pubblica. Questo spirito dovrebbe muovere e sostenere quei nuovi dirigenti, attivisti e simpatizzanti per affrontare i prossimi periodo pieni di impegni non facili. Qui dovremmo tutti farci un esame di coscienza, mi riferisco a chi è vicino al P.D. ma in particolar modo a chi di politica non si è mai interessato e apprezzava quando seduto d'avanti alla televisione sentiva parlare del P.D. e annuiva. Non parlo solo a chi è più sensibile ma a tutta la gente, poiché è vitale per tutti partecipare alla vita sociale del nostro paese. Vogliamo toglierci quel peso che ci è stato messo addosso da una vecchia classe dirigente politica e non? Quel peso che ci colloca nel girone degli indifferenti non in grado di poter incidere ed intervenire sul proprio destino? E' possibile che in mezzo a noi gente del sud, non ci siano le potenzialità e le condizioni per alzarci da quella maledetta comoda-scomoda sedia che ci limita nel metterci in piedi e modificare uno stato di fatto? Da soggetto passivo a soggetto attivo che non subisce gli effetti di una società, ma li caratterizza! In mezzo a noi ci sono tanti leaders con quell'alto senso civico delle cose, anche se a livello potenziale, che abbiamo il dovere e l'obbligo di farli venire fuori perché devono diventare punti di riferimento per i nostri figli! Ci hanno rifilato tanti falsi sogni da vivere, perché non ce ne possiamo creare uno tutto nostro da soli? Sono disposto a fare l'impossibile per vedermi come in un sogno preso per mano dalla gente del mio paese e insieme alzarci in piedi e adoperarci per il nostro paese che altro non è che la nostra casa. Poiché sono convinto della validità dei concetti affermati, sono disponibile sin da subito, ad incontrarmi con chiunque mosso dagli stessi intenti, volesse con me percorrere un tratto di strada insieme.
Carlo Antonio Resta
E-mail restacalo2@libero.it
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