Una storia di altri tempi – di Francesco Resta
Questa storia mi piacerebbe pubblicarla perchè racconta l'amicizia vera che si è creata tra me ed Ercole. Lo scopo principale è di farla conoscere ai gioiesi perchè ha fatto notizia da queste parti ma nel meridione non credo. In una delle foto c'è mia figlia Alessia. Ciao
Francesco Resta
Finalmente il mio amico Ercole ha riabbracciato il suo [...]
Questa storia mi piacerebbe pubblicarla perchè racconta l'amicizia vera che si è creata tra me ed Ercole. Lo scopo principale è di farla conoscere ai gioiesi perchè ha fatto notizia da queste parti ma nel meridione non credo. In una delle foto c'è mia figlia Alessia. Ciao
Francesco Resta
Finalmente il mio amico Ercole ha riabbracciato il suo Bamby
Oggi in II C è compito in classe, una noia infernale. Mi tocca fare il dobermann per due ore di fila in una gabbia di matti.
Mi avvicino alla finestra e osservo dall'ampia vetrata la catena innevata delle Orobie che si snoda fino in fondo alla valle dove troneggia imponente l'Adamello. Cerco tra boschi e declivi, tra villaggi sempre più lontani e minuscoli, quale possa essere la casetta di Ercole.
Era destino il mio che da piccolo dovevo assistere all'abbandono delle campagne da parte dei contadini del Sud e da grande all'abbandono delle montagne da parte dei valligiani del Nord. Certo qui abbiamo Bormio e Livigno, famose località turistiche, ma sono due puntini in un mare di cime e vallate. Specie i giovani fuggono tutti a valle o nelle città di pianura e quando mi avventuro tra queste gole ripide e desolate, che sembrano voler scoraggiare qualsiasi visitatore, fatico un casino a incontrare un'anima viva per poter avere le necessarie informazioni. Così è stato quando sono andato in cerca di Ercole e Luigi. Due esseri indifesi in via d'estinzione, così diversi dagli altri che addirittura Luigi è una femmina. L'altro è il solitario Ercole, attualmente il pastore più famoso d'Italia, sessantacinquenne di Castello dell'Acqua, paesino abbarbicato su queste impervie montagne. Dieci anni fa, mentre pascolava le sue mucche in Val Malgina, trovò nel bosco una capriolina appena nata e abbandonata dalla madre, infatti la legge della natura vuole che in caso di parto gemellare la madre ha il latte solo per uno. La trovò il giorno di San Luigi ed era così piccola da raccoglierla nel suo cappello da alpino. Per dieci anni l'aveva tirata su come una figlia e nelle notti d'inverno, quando la colonnina del mercurio scendeva a meno dieci, la faceva accoccolare vicino al suo camino. Ma l'anno scorso verso la metà di novembre, vai a vedere chi fu la santa persona che aveva fatto la carognata, si presentarono i carabinieri e gliela sequestrarono. Dispiaceva anche a loro ma li dovettero separare per forza, due umili bestiole che non davano fastidio a nessuno.
"Detenzione abusiva di fauna selvatica" così recitava il foglio lasciato nelle nude mani di Ercole. Ma il piccolo gnomo di Castello dell'Acqua non si perse d'animo, fece il diavolo a quattro, andò a finire su tutti i giornali d'Italia, al TG2, al TG5 e anche ospite di Magalli.
Luigi invece fu rinchiusa in un centro faunistico là vicino ma lei, più sensibile di un essere umano, lontana dal suo Ercole soffriva da morire, rifiutava il cibo e incominciò a perdere il pelo dal dorso del suo mantello. Dopo settanta giorni di questa lunga prigionia finalmente il lieto fine. Ercole aveva fatto un tale casino che la Procura di Sondrio è stata costretta a restituirgli la sua creatura.
Questa storia mi è stata raccontata in persona dal piccolo e grande Ercole, tra un italiano così così e un dialetto incomprensibile, poi quando poi gli ho chiesto:
"Cosa posso portare da mangiare a Luigi?"
Il furbastro mi ha sorriso mostrando le sue gengive e ha detto: "Porta qualcosa a me che a Luigi ci penso io!" A dire il vero, mi aveva già regalato una tavoletta di burro che sapeva di erba iva e genziana, fatta con la sua zangola di legno alla Baita Colombini.
Luigi inoltre, non può essere più considerata un animale selvatico, lei è stata abituata a pasta asciutta, pandoro e caffè; il fieno ormai gli fa schifo e quando è stata rinchiusa in quella specie di lager ha perso il pelo anche per il repentino cambio di dieta.
La volta successiva gli ho portato, tra le altre cose, una bottiglia di Sassella e abbiamo potuto brindare insieme in santa pace nella sua misera casupola. Ercole mi ha fatto assaggiare alcune costine cotte nel suo camino sulla "pietra ollare", mi ha promesso che questa estate all'alpeggio mi preparerà col paiolo la "polenta taragna" e, mentre accarezzavo il suo bamby, mi ha mostrato la "zangola ad acqua" che con una serie di pale sfrutta la corrente del torrente Malgina.
E così, a via di stare tra la gente delle vallate, nonostante i giovani valtellinesi scappano dalle loro montagne e scendono a valle attratti dai servizi e dalle comodità della città, io vado controcorrente, lascio il fondovalle per uscire volentieri dal mondo inutile e di cartapesta dei signori della città e mi rifugio nel mondo incantato del mio amico Ercole, che si fida solo di Luigi, perché una carognata come quella da lei non la riceverà mai.
Francesco Resta (Bormio – Sondrio)
5 aprile 2008











