I paròle de tatarànne – Repertorio del dialetto gioiese

"Echi di sonorità verbali", di "dialektos" gioiese in una "gestazione" editoriale di Pino Romano, "I paròle de tataranne", durata due anni, concepita in una calda estate e tenuta a battesimo in una gelida serata invernale. A suo corredo centinaia di "pizzini", tessere di un dinamico mosaico di identità culturale che si avvale di 2800 vocaboli, [...]

Francesco Grandieri, Trifone Gargano, Gianfranco Amatulli e Pino Romano (l’autore del libro)"Echi di sonorità verbali", di "dialektos" gioiese in una "gestazione" editoriale di Pino Romano, "I paròle de tataranne", durata due anni, concepita in una calda estate e tenuta a battesimo in una gelida serata invernale. A suo corredo centinaia di "pizzini", tessere di un dinamico mosaico di identità culturale che si avvale di 2800 vocaboli, 800 modi di dire, 22 giochi di strada, diversi canti popolari e di un supporto multimediale, un pregiato "scrigno" di alta tecnologia "pensato" per custodirla e renderla fruibile ai più giovani. Racchiuse nel DVD, egregiamente curato da Francesco Grandieri, foto d'epoca, talune inedite provenienti da collezioni private, la voce dell'autore, impegnato in pacate, audaci letture, pagine in "ipertesto" e musica.

"Espressioni gergali talvolta triviali, debordanti arguzia e creatività popolare" sottratte all'afasia linguistica da Pino Romano, a detta di Gianfranco Amatulli, presidente della Pro Loco "non assillato filologo dell'antico, ma amante appassionato dei suoni e delle pregnanze delle parole, prima ancor che dei significatiCosì come altri fotografano persone, eventi, Pino Romano fotografa parole nella loro nudità sillabica, le lega e le porge alla collettività con l'intento di preservarle dall'assalto delle pulsioni tecnologiche del tempo, pur usandole…".

Trifone Gargano, docente di Letteratura Italiana presso l'Ateneo di Foggia, mentore "informatico" di Pino da tre lustri, individua  "tra bit e fonemi, l'innesto tra il sapere e le tecniche tradizionali, lineari e simbolico – ricostruttive, con tecniche e saperi innovativi, reticolari, multimediali…". Sua la prefazione in cui è ben sottolineata l'assenza "di un conflitto tra presente e passato, tra antico e moderno… ma convivenza, interscambio, meticciato arricchente…" ed ancor suo l'excursus storico, in cui ricorda le riserve che accompagnarono e demonizzarono la stampa "gutemberghiana", rea di "uccidere la cultura del manoscritto", così come oggi il multimediale "privo di confini, insidia il cartaceo, tanto caro alle passate generazioni eppur destinato ad una attuale "forzata" convivenza con la lessicografia digitale".

L'evolversi di un linguaggio, la scelta degli strumenti attraverso cui comunicare, la "tracciabilità" culturale di una comunità, sempre più esile ed inconsistente, "fagocitata" da una globalizzazione anche fonetica, snaturata da neologismi e contaminata da inglesismi, questo il contesto in cui nasce la "mission" di Pino Romano: recuperare, catalogare, preservare dall'oblio quei "semi fonetici" che hanno dato voce alla nostra storia ed ancora oggi riecheggiano in cadenzate prosodie. Una preziosa opportunità di incontro e confronto generazionale, un simpatico contraddittorio tra "ricordi" discordanti, un "riscoprire" tra detti, frizzi e lazzi, l'infinita saggezza dei nostri avi ed infine un "offrire" attraverso il sito www.iparoledetataranne.it, sagace intuizione dell'autore, ai custodi di altri "semi", emigrati nel mondo, un importante punto di riferimento, contatto e dialogo. Un prodigioso "fermo immagine" fonetico, imprigionato dalla distanza in una bolla temporale, priva di fisiologiche contaminazioni, una splendida integrazione per un'opera di "creatività collettiva" di agevole consultazione, patrocinata da Comune e Provincia e sostenuta da realtà economiche locali attente ai tratti distintivi di una collettività, veri e propri codici genetici che ne attestano l'unicità: semantica, fonetica e fraseologia.

Un'operazione culturale e sociale così "geniale" da vanificare l'umile schermirsi di Pino Romano. Eccezionale la sua "verve" (ci sia concesso il francesismo) oratoria in vernacolo e non,  trascinante il suo buon umore e davvero encomiabile l'appassionato e rigoroso impegno nel preservare la "musicalità" gioiese, sia essa in "dialektos" che in canti e danze popolari.

Dalila Bellacicco

Da: La Piazza - Gioia del Colle

19 febbraio 2008

  • Scuola di Politica

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  1. [...] alle sensazioni più intime e profonde. E' in questo contesto che ho ricevuto il libro di Pino Romano ‘I paròle de tatarànne' del quale si è già parlato, nella relativa sezione, in [...]



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