Nov 27 2007
La vita è sogno
Calderon de la Barca (1600-1681) in pieno periodo dell'Inquisizione scrisse il suo capolavoro "la vida es sueno". L'atmosfera in cui si svolge l'azione è irreale, di sogno appunto. Il protagonista di questo dramma si pone la domanda: " se la vita non è che un sogno, se dal sogno della vita dovremo un giorno tornare alla realtà,non è meglio esercitare la virtù e fare il bene, per non correre il rischio di ritrovarci al risveglio rinchiusi entro un'oscura prigione?".
Richiamare il dramma del grande Calderon all'indomani dello scioglimento del Consiglio Comunale può aiutarci a capire se stiamo vivendo un sogno o siamo prigionieri di un incubo. Di questo si tratta. Quando nel 1992 ci trovammo di fronte al fatto compiuto dello scioglimento del Consiglio Comunale per "condizionamenti di mafia" eravamo in piena crisi della politica. I partiti di massa DC-PCI, e intermedi PSI, PRI, PSDI, non esistevano più, la guerra fredda era finita con il crollo del muro di Berlino, gli anni di piombo sembravano chiusi nelle patrie galere. I partiti non c'erano più ma rimanevano i loro frammenti. Lo stato centrale varava le leggi: 1) per l'elezione diretta del sindaco e 2) per l'accesso agli atti della Pubblica Amministrazione. Si cambiavano le regole per le elezioni e il sistema pubblico veniva sottoposto ai processi di privatizzazione. La politica era lasciata ai processi di smottamento verso nuove forme di ledearship sempre più spinte. I media assumevano un ruolo determinante per l'azione politica ma la svuotavano di senso. La TV ha sostituito tutto . La politica da dibattito pubblico è diventata spettacolo. Dopo quasi un ventennio ci si è accorti che il sistema della comunicazione invece di presentare istanze e problemi è diventato luogo della rappresentazione. Un palcoscenico. Negli ultimi due anni viene riconosciuto che senza nuovi strumenti che favoriscano la partecipazione a tutti i livelli anche al di fuori delle Istituzioni di rappresentanza, non è possibile più governare, si viene governati dalle ferree logiche del mercato. Ci si accorge che la sanità, la scuola, l'ambiente, la giustizia, il sistema produttivo, sono fuori controllo. Lo stesso "stato-nazione" ha ceduto la sua sovranità al mercato. Individuare forme partecipative è la nuova priorità dei nuovi soggetti politici, prima di pensare alla gestione delle Istituzioni.
La nascita del "Partito Democratico", fondato da una partecipazione popolare inedita, che ha superato i confini angusti dell'adesione associativa, rimanda al grande problema della partecipazione diretta. Siamo di fronte ai primi passi di un partito che deve "connettere" e non "dare identità". Deve ridurre la frammentazione, non soltanto attraverso il programma pre-confezionato ma attraverso l'individuazione delle forme di partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni che investono l'esistenza stessa. Nell'ultimo ventennio attraverso l'elezione diretta del sindaco si è favorita di fatto la formazione di nuove nomenclature. Lo abbiamo visto anche nella nostra città. Si è finito con il privilegiare alleanze con chi produce o porta consenso, al posto di individuare le competenze necessarie per rendere trasparente ed efficace l'attuazione del programma. Quante volte è stato sollevato il problema della comunicazione, dell'ascolto, della conoscenza dell'attività amministrativa? Non si è andati al di là della comunicazione unidirezionale del Bollettino Comunale. Il Bilancio Comunale è stato lasciato nelle sacre mani dei burocrati. Eppure il Bilancio è lo strumento di eccellenza che appartiene alla Comunità e da questa dev'essere elaborato e verificato. Speriamo che nella gestione Commissariale ci sia un audizione della città sul Bilancio 2008. Appartiene al sogno sperare di vedere manifesti che convocano la città alla elaborazione del Bilancio Comunale?
Quindi il nuovo Partito Democratico dovrà dispiegare molti sforzi in diverse direzioni: 1) in quella della massima partecipazione, 2)in quella della formazione alla cittadinanza attiva; 3) in quella della elaborazione delle politiche; 4) dello sviluppo di istanze critiche di valutazione degli operati compiuti.
Lo spazio politico chiede a tutte le culture di compiere sforzi notevoli per rimettere in marcia la partecipazione attraverso la salvaguardia del pluralismo. Le primarie autogestite rappresentano un salto di qualità per tutti i partiti. Per il Partito Democratico è una strada obbligata. E' giusto, quindi, che i candidati siano selezionati attraverso le primarie. Si deve evitare in assoluto che la città venga tappezzata di manifesti di inutili mezzi busto. E' bene conoscere i candidati attraverso le competenze politiche e amministrative, prima, dopo diventa un incubo. Ma soprattutto deve essere superato la "grande armada" collegata al candidato sindaco. Le alleanze devono essere esplicitate e motivate in quanto espressione di indirizzi unitari, non in quanto sommatorie di interessi delle lobby.
Gli strumenti della comunicazione dovranno rimanere tali anzi dovranno ampliare lo spazio per favorire più l'incontro che lo scontro. I media locali dovranno facilitare l'accesso di tutti i cittadini, soprattutto dei più deboli, devono fare dell'ambiente la "grande priorità" per rendere la città vivibile per tutti. Infine ognuno deve interrogarsi: "Quale città voglio?"e "Cosa posso fare io per cambiare le cose che non vanno?" In modo da evitare di dare deleghe che uccidono i sogni e producono incubi. Infine vorrei riproporre la funzione della "formazione alla politica", sul sito www.gioiadelcolle.info trovate la proposta in dettaglio. Questa non è un lusso di pochi eletti, ne può essere il mezzo per legittimare i nuovi potenti. E' necessario che diventi fatto permesso a tutti e tutte. La formazione è preliminare alle decisioni, soprattutto di quelle decisioni che investono il presente e il futuro delle generazioni. La formazione indica la crescita della città, non farla significa consegnarsi nelle mani di coloro che dominano applicando l'arte del cinico potere.
pubblicato su Gioia News del 24.11.2007
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