Nov 07 2007

Società civile e politici

Posta TastieraLunedì 29 ottobre, presso il Cine Sacro Cuore, è partito il progetto di Filippo Donvito, davanti ad una sala gremita di cittadini comuni ( come lui stesso li ha chiamati ) e di addetti ai lavori ( giornalisti e esponenti della politica locale ). Si tratta di un progetto lodevole quanto ambizioso, quasi Don Chisciottesco, ma proprio per questo motivo estremamente coraggioso.
Il suo promotore, all'indomani della caduta dell'amministrazione, ha chiamato a raccolta TUTTI, per costruire insieme il futuro di Gioia ( io aggiungerei per ri-costruire ) sulle ceneri del disastro Mastrovito: ha fatto appello essenzialmente alla " SOCIETA' CIVILE  ", definizione molto sgradita ai politici per mestiere ( come se loro non fossero " civili " ),   ma non ha chiuso la porta in faccia agli schieramenti di partito, purchè portatori di proposte collimanti con il principio ispiratore del progetto. E alla base del suo progetto c'è il desiderio della " GENTE " di vedere cambiare la politica nel suo metodo, di veder scomparire la politica degli affari, gli interessi personali anteposti a quelli comuni, di non vedere più gli spettacoli indecorosi a cui, purtroppo per Gioia del Colle, abbiamo  assistito negli ultimi anni ( 20 assessori in poco più di 36 mesi !!! ).
Già, sembrerà semplice, ma in effetti non lo è affatto.
Ma i cambiamenti devono gioco forza ispirarsi a idee nuove e coraggiose, altrimenti non di cambiamento si potrebbe parlare.
Del resto, a mio modesto parere, sarebbe anche un terribile errore non ascoltare la voce della CITTA', il cui urlo è andato sempre più crescendo in questi anni, per protestare contro ciò che vedeva e per ciò che invece avrebbe dovuto e voluto vedere ( mi riferisco alle tante promesse del programma del centro sinistra ).
C'è molto malcontento, nei giovani come nei pensionati, nei liberi professionisti come nei disoccupati, nelle casalinghe come negli operai, nei dipendenti pubblici, negli imprenditori e nei commercianti. E il malcontento altro non significa se non voglia di cambiamento. Ma se vogliamo avere una speranza che questo cambiamento possa esserci non è possibile fare a meno dell'apporto di tutti, di quella cosiddetta " SOCIETA' CIVILE " di cui sopra.
E' il momento di rimboccarsi le maniche e di dare tutti il proprio contributo, nessuno escluso. In sostanza è in questa direzione che Filippo Donvito si rivolge.
Nella serata di lunedì 29, nel dibattito seguito al discorso introduttivo del promotore del progetto, molti hanno parlato, esprimendo ciascuno la propria opinione. Si è detto che c'è una profonda crisi della politica, che però non è conseguente alla mancanza di ricambio degli attori della politica, bensì alla scomparsa dei partiti. Opinione molto discutibile, se pensiamo al numero di partiti esistenti, sia a livello locale che nazionale. Non ritengo che la crisi derivi dalla mancanza dei partiti perché penso che siano stati essi i primi autori dello sfascio in cui versa la politica, troppo impegnati ad applicare il famigerato manuale Cencelli, manuale di regole non scritte, in base alle quali viene spartita la torta: quindi l'interesse personale e  del partito anteposti all'interesse della collettività. Ritengo invece che la crisi sia dettata più dalla fine delle ideologie. Vediamo troppo spesso persone transitare attraverso tutto l'arco costituzionale, assolutamente privi di ideologie: non potrebbe essere altrimenti, analizzando la transumanza nel centro-sinistra di politici eletti nel centro-destra ! E' emersa la figura del politico corrotto, ma io sottolineo che non esiste corrotto senza corruttore e che se vogliamo che il cambiamento si possa realizzare non devono  cambiare soli i politici, ma deve mutare anche la mentalità dei cittadini, i quali non devono più vedere nel voto una maniera per raggiungere un fine personale. Il voto deve premiare le persone più capaci tecnicamente, più trasparenti, insomma più oneste, non deve essere voto di scambio. E' in quest'ottica che viene invocato il ricambio. Ma la classe politica come vede una tale prospettiva ? Non bene.
Si ritiene che il perfetto amministratore  debba essere un uomo di partito al cui interno abbia fedelmente militato e che da questa militanza abbia acquisito la dovuta formazione ed esperienza per ben operare. Sotto questa ottica viene visto di mal occhio il politico che venga dalla " SOCIETA' CIVILE ", il cittadino comune prestato alla politica. Vengono viste di traverso le cosiddette LISTE CIVICHE.  Si dice che " il medico prestato alla politica non sarà mai un buon amministratore come un politico prestato alla medicina non sarà mai un buon medico ". In linea di principio tale opinione non fa una piega. Ma allora come la mettiamo con il cambiamento che vuole la GENTE ? Dobbiamo rimanere sordi ?
E mi chiedo: se la GENTE desidera vedere la scomparsa della politica degli affari ( che anche alcune formazioni  politiche preconizzano nel loro programma ), quale maniera migliore ci sarebbe di vedere scendere in campo persone nuove, attivamente impegnate professionalmente  e che proprio per tale motivo non avrebbero nulla da chiedere alla politica ? Sarebbe forse meglio vedere fare politica a personaggi che lo fanno per mestiere, che fuori della politica non hanno un'identità professionale ben precisa  e che proprio per tale motivo nella politica non possono non far pesare il proprio interesse personale , la loro stessa fonte di sopravvivenza ? Oppure sarebbe meglio veder far politica sempre alle stesse persone? Quelle che stanno lì da oltre 30 anni, e che seguono la bandiera della convenienza e dell'opportunismo ?
E' pur vero che l'essere professionisti non pone automaticamente al di sopra dei sospetti. E allora? Che fare ?
Allora bisogna guardare all'UOMO, analizzare il suo passato e la sua opera nel sociale, passare al filtro tutto e poi esprimere una scelta oculata, mai condizionata dalla possibilità che possa e debba esaudire una richiesta.
Non è importante che non abbia le necessarie capacità tecniche e la dovuta esperienza, è importante che sia ONESTO: le capacità le si può acquisire operando. A Gioia si dice: NESSUNO NASCE "IMPARATO ".
Se il CITTADINO, nel segreto dell'urna, si lascerà guidare nella sua scelta da queste semplici regole, allora sì che potremo sperare di avere il sospirato ricambio, nella certezza che la classe politica di un paese è il riflesso di quel paese: OGNI SOCIETA' CIVILE HA I POLITICI CHE MERITA.

Tommaso Donvito

 

4 Commenti per “Società civile e politici”

  1. La Baronessa di Carinion 07 Nov 2007 at 15:10

    Lucida e appassionata questa accurata analisi di Tommaso Donvito che invito i lettori di questo portale a leggere e far leggere. Quattro i punti nodali su cui costruire, tassello dopo tassello, un programma di cambiamento per la “ricostruzione” della nostra città: il malcontento della gente, il contributo di tutti, volti nuovi di uomini onesti, coraggio dei cittadini nel cambiare l’abitudine al voto. Filippo Donvito sta coraggiosamente intraprendendo questa strada, parliamone e facciamo che se ne parli, allo scopo di raccogliere i pareri di più gente possibile, al fine di scrivere una nuova pagina della nostra storia in cui il cittadino sia finalmente al centro della città. Non guardiamo a queste iniziative con occhio guardingo, fidiamoci una buona volta e diamo la possibilità a chi ha da proporci qualcosa, senza un doppio fine, di provarci. Proviamo a crederci, ad ascoltare senza pregiudizi di sorta, ad avere fiducia nell’altro, a proporci, assumendoci delle responsabilità. Sarebbe intelligente e lungimirante da parte nostra. Scardinare lo schema del voto clientelare è difficilissimo, quasi utopico, lo sappiamo, ma se riusciremo perlomeno a scalfirlo, avremo fatto un grande passo in direzione di una democrazia “pulita”. Iniziamo allora con l’educazione dei giovani, un’educazione civica fatta di senso dell’appartenenza ad una comunità civile; coltiviamo il fermento perché quel che accade nel nostro paese c’interessa e deve interessarci. Smettiamola di piangerci addosso, di lamentarci come lattanti che chiedono aiuto alla mamma, scrolliamoci di dosso questa “omertosa apatia”, risolleviamoci, fieri di essere gioiesi. Nei prossimi mesi saranno organizzati incontri e laboratori tematici in cui si procederà dall’analisi dello stato di cose ad una propositività che preveda idee utili al problem solving. Le sterili critiche e polemiche, gradiremmo fossero lasciate a casa. Aggreghiamoci e lavoriamo a viso aperto. Abbiamo bisogno di voi!!! We want you… Paola Sorrentino

  2. antoniocasoriaon 07 Nov 2007 at 21:16

    Vorrei approfittare dello spazio che questo bel sito offre per esprimere dei piccoli pensieri a proposito della famosa assemblea cittadina indetta da Filippo Donvito il 29 ottobre: c’ero anch’io e posso dire che ero lì quasi per caso. Dico questo perché sono un gioiese che ha lasciato il proprio paese per studiare e costruirsi un futuro altrove, dove evidentemente sembra più semplice realizzare i propri progetti. La mia permanenza in questo paese si riduce a pochi mesi all’anno e come potete immaginare la mia cognizione dei problemi politici di Gioia non è molto solida, anche se cerco sempre di tenermi informato su di essi quando sono all’estero. Quella sera, dicevo, ero presente anch’io. Devo confessare che mi ha molto sorpreso una così intensa partecipazione e quella fibrillazione composta tipica dei momenti in cui i cittadini prendono atto che è in corso un forte cambiamento al quale occorre prepararsi se non si vuole sprofondare in basso. Senza voler commentare l’intera serata e unirmi al coro di critiche all’amministrazione Mastrovito, mi piacerebbe solo fare delle considerazioni riguardo ad alcune questioni di fondo che mi hanno colpito ed estendere il mio discorso a considerazioni più generali: di questo mi perdoneranno i lettori dato che sono ormai un gioiese a metà e non mi è possibile entrare troppo nello specifico. Comincio col toccare un problema già spesso affrontato in questo forum: la crisi di rappresentatività. Si è spesso sentito dire che i partiti e i politici che ne fanno parte, in Italia come a Gioia, si sono ormai trasformati “in comitati di affari”, che non rappresentano i cittadini e non risolvono i loro problemi. Durante la discussione era abbastanza palese questa avversione, senza populismo, certo. Io condivido sostanzialmente questa critica anche se preferisco farmi un domanda: quali sono le nostre aspettative nei confronti della politica e nel processo decisionale? Voglio dire, se è maturata una così grave frattura fra politica e società civile gioiese non è forse dovuto anche al fatto che non abbiamo avuto abbastanza fiducia nelle potenzialità della stessa società civile e della partecipazione attiva? Io ho apprezzato moltissimo il progetto di Donvito proprio perché cerca di colmare questo vuoto, un vuoto causato non solo dalla cattiva politica ma anche dal credere che il fare politica della società non incida in alcun modo sulle decisioni dei cosiddetti politici di professione. Costruzione un progetto ambizioso partendo dal basso, così come è nelle intenzioni di Donvito, significa infondere nei cittadini l’etica della responsabilità: questo è, infatti, il primo passo per creare una collettività in grado di guidare le scelte e non farsi guidare da oligarchie di varia natura. Sono, tuttavia, personalmente convinto che dei partiti non se ne può fare a meno e che la costruzione dei progetti politici ha senso se essi hanno una base di discussione e condivisione ampia (ed è ovvio) ma anche uno sbocco in forme che fanno riferimento a dei partiti in quanto interlocutori, qualunque essi siano. È una ingenuità pensare che si è totalmente alternativi ed estranei ai partiti, è però fondamentale responsabilizzarli e legarli indissolubilmente alla realtà che rappresentano. A mio modesto avviso, possiamo costruire un futuro al nostro amato paese se sapremo sentirci parte del processo decisionale, consapevoli della complessità di questo compito: prendere decisione è sempre il momento più difficile della politica. Uno Stato, ma anche un comune, secondo quanto dice Boris Akunin, scrittore russo contemporaneo, “non è una casa, ma piuttosto un albero. Non viene costruito, ma cresce da sé, assoggettato alle leggi della natura, ed è una cosa lunga. Non ci vuole il muratore, ma il giardiniere”. Quello che mi auguro per Gioia del Colle è che la progettualità e la volontà di cambiamento di persone come Donvito, conservi il modo di lavorare dei giardinieri e non quello dei muratori, in quanto questi ultimi quando sono in politica fanno solo danni. Per me, infatti, ciò a cui dobbiamo puntare è di far rivivere un rapporto fra i corpi intermedi della società e le istituzioni. Dobbiamo farle rivivere con la nostra partecipazione e le nostre proposte. A questo proposito, ciò che ho molto apprezzato nell’intervento di Donvito è stato il richiamo ad alcune associazioni attive nel territorio (penso soprattutto a Recta Civitas) che si impegnano nella promozione di un modo più profondo di pensare la politica e la partecipazione democratica alla costruzione di un nuovo rapporto fra le istituzioni, i loro rappresentanti e i cittadini. Cito Recta Civitas non caso, dal momento che è stato proprio l’incontro con questa associazione che mi ha permesso di interessarmi nuovamente alla politica di Gioia nel senso più alto della parola soprattutto per il suo modo di coinvolgere i cittadini nella discussione di questioni socialmente rilevanti senza preconcetti e barriere ideologiche. I suoi membri si sono mostrati molto interessati alle esperienze di un “forestiero” come me e molto aperti nel confronto. In qualità di simpatizzante e interlocutore di questo tipo di associazionismo auspico che ad esso si dia, per il futuro, sempre maggiore risonanza come volano di idee e progetti. Lasciatemi spendere due parole sulla mia condizione di mezzo emigrante. Giorgio Gasparre, durante l’assemblea, ha espresso dei pensieri che mi trovano totalmente d’accordo. Bisogna, infatti, pensare a quelli che decidono di lasciare a malincuore la propria terra per mancanza di opportunità e dobbiamo chiederci se saremo in grado di offrire ai giovani quella qualità della vita che consente la realizzazione di se stessi attraverso il lavoro, se riusciremo a garantire uno sviluppo economico tale da consentire alle nuove generazione una vita decente senza la necessità di emigrare al nord o all’estero. Le questioni appena sollevate rientrano, a mio avviso, fra sfide più pressanti che abbiamo di fronte ed ognuno di noi è chiamato, se ama il proprio paese, a dare il proprio contributo. Vorrei concludere questo Post con alcune piccole considerazioni. Bisogna tradurre i buoni propositi in fatti e non cadere nella solita trappola che all’indomani delle elezione vede gli eletti chiusi nelle stanze dei bottoni e terminano di relazionarsi con la società quando non serve più chiamarla in causa. A mio parere il progetto di una rinascita di Gioia portato avanti da Donvito si sottrarrà a questa logica perversa soltanto se saprà sviluppare un continuo e serrato rapporto con la cittadinanza e far proprie le esperienze associative che sono la parte più vitale e propositiva della cittadinanza. Bisogna vincere quella cattiva abitudine di considerare la politica come un luogo distante dai problemi reali e corrotto (per molti aspetti lo è, senza dubbio) e riappropriarsi del ruolo di cittadini attivi che governano e non si lasciano governare passivamente. La politica comincia quando si prende coscienza che c’è un bene comune che ognuno deve, nella misura in cui ne è in grado, di rispettare e contribuire a difendere. Io auguro buona fortuna a Donvito per ciò che ha messo in campo e per il modo in cui lo ha fatto e spero che questa iniziativa inneschi un processo di partecipazione collettiva che già di per sè costituisce un forte segno di volontà di rinascita.

  3. filippo donvitoon 08 Nov 2007 at 8:55

    Non posso che condividere e sottoscrivere per il loro contenuto e per l'alto valore etico sia l'intervento di Tommaso Donvito che i commenti di Paola ed Antonio. In una città dove la politica è mercimonio, dove gli ideali sono disprezzati in nome dell'affarismo senza scrupoli, è bello sapere che ci sono persone che credono ancora nella politica 'pulita'. Non conoscendolo personalmente, mi ha particolarmente e piacevolmente sorpreso l'analisi di Antonio. Effettivamente siamo stati noi a permettere ai partiti di diventare tutto fuorchè quello che dovrebbero essere e dunque tocca a noi contribuire affinchè possano ritornare a svolgere il loro prezioso ruolo per la società. I movimenti e le liste civiche devono avere una vita breve, poi è evidente che bisogna restituire slancio ai partiti. E questo non possono farlo i singoli (che sarebbero 'sbranati' all'interno dei partiti) ma gruppi di persone o associazioni (come la Recta Civitas) che hanno maggiore forza e consistenza numerica. Devo dire che il panorama gioiese è particolarmente desolante. Credo che prima o poi sarà necessario raccontare alla Città il consociativismo imperante tra partiti di opposte coalizioni basate su interessi personali e non certo della collettività. A Gioia ad esempio accade che il leader di una coalizione, grazie alle complicità acquisite con i favori elargiti, decida anche i candidati sindaci delle altre coalizioni, naturalmente eliminando gli avversari pericolosi… Se non spezziamo certi legami e non spazziamo via certi personaggi, io, Paola, Tommaso, Antonio e tanti altri resteremo sempre emarginati. Il nostro impegno c'è tutto, ma tocca alla Gente sostenerlo nei fatti. Filippo Donvito

  4. Vernia Andreaon 08 Nov 2007 at 11:32

    E bravi concittadini, finalmente si muove qualcosa. Ma questo movimento v’ alla parte giusta? Leggendo il commento della Signora Sorrentino, che personalmente non conosco e per cui chiedo scusa, vedo il fervore del cambiamento voluto a tutti i costi, bene così­, è proprio necessario questo cambiamento, ma, stiamo rifacendo gli errori di sempre. Costruire su favoritismi, alleanze, cordate non ha senso! Dobbiamo far crescere la cosa persa totalmente: La fiducia del singolo cittadino. Come già ho scritto 2 volte, è necessario lasciare le strade calpestate dalla politica cittadina, e dare una rampa di lancio ai Manager delle medie e grandi industrie locali. Loro conoscono la gente, i problemi e le apatie secolari Gioiesi. Svegliamoci e mettiamoci il cuore in mano. Guidare il nostro paese non è facile per nessuno, per cui qualsiasi gruppo cittadino si mette al servizio per il paese, e dopo aver dato un preciso piano d´avanzamento, deve poter lavorare tranquillamente per almeno 4 anni. Basta con tutte le repressaglie politiche, noi abbiamo il dovere e il diritto per un futuro vivibile di fare tutto il possibile nel bene del paese e dei nostri figli che ci seguono.Noi insieme possiamo ottenere di più lavorando con le industrie nostrane, aiutandole a qualificarsi nazionalmente e anche in campo internazionale. per questo bisogna iniziare a creare posti di lavoro e di apprendistato ai nostri giovani per dare a loro un futuro in casa e l’ancora per il nostro paese. Vi ho già offerto di aiutarVi per quando riguardano le risorse europee, ma solo se facciamo il giusto per il nostro paese. Tutto senza politica, perché la politica è una cosa vergognosa ed incredibile. Noi siamo il popolo, noi i cittadini. Diamo ai Manager industriali e commerciali la palla per iniziare una partita dura e faticosa, ma l´unica che vale per ottenere un futuro vivibile per tutti. Avanti i volentierosi fateVi conoscere e date le Vostre idee. Un cordiale saluto a tutti dalla Germania, Andrea Vernia

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