Ott 30 2007

La Casta dei Giornali e il bavaglio del Web

Autore: La Redazione Categorie: Acculturi@moci ore: 3:00 Stampa questo articolo Stampa questo articolo Post2PDF

Riccardo FRanco LeviIl Consiglio dei Ministri lo scorso 12 Ottobre ha approvato un disegno di legge a dir poco scandaloso che, se approvato, tapperebbe la bocca a tutti i Blog in rete. Rendetevi conto anche voi leggendo l'articolo completo della sul sito della Repubblica, oppure scaricare l'intero Disegno di Legge, in particolare soffermatevi sull'articolo 6,  dice che chi ha un piccolo sito, o Blog, deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni. Non vengono chiesti soldi, ma solo il pagamento dei bolli dovuti per le richieste da presentare, si vuole burocratizzare il Web!

La Casta dei Giornali

O meglio si vuole tappare la bocca al Web,  siamo alla fine della democrazia. Anche Beppe Grillo, prima di noi ha denunciato questo DDL, se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia, ricordate il nome dell'autore del Disegno di Legge si chiama Riccardo Franco Levi. Vi starete chiedendo questo che c'entra con la sezione Acculturi@moci, questa notizia mi serve come assist per presentare un interessante libro di Beppe Lopez che parla della casta dei Giornali.

Anche le più recenti inchieste sulla "casta" e sui "costi della politica" glissano o ignorano uno dei più grossi scandali degli ultimi decenni: il finanziamento statale dei giornali. Non si tratta solo di un intricato caso di rapina delle risorse pubbliche, ma anche di una micidiale distorsione del mercato editoriale (che penalizza, marginalizza ed elimina l'editoria indipendente, minore e locale) e di una sistematica manipolazione della circolazione delle idee e della vita democratica. La casta dei giornali di Beppe Lopez, in libreria il 15 ottobre in una coedizione Stampa Alternativa‑Eri Rai, riempie questo vuoto. L'inchiesta di Lopez fa luce sul portentoso flusso di danaro pubblico, all'incirca 700 milioni di euro all'anno, che finisce per mille rivoli, sotto forma di contributi diretti o indiretti - attraverso una stratificazione di norme clientelari, codicilli, trucchi e vere e proprie truffe - nelle casse di grandi gruppi editoriali, organi di partito, cooperative, giornali e giornaletti, agenzie, radio e Tv locali, ma anche di finti giornali di partito, periodici di "movimenti" inesistenti e di cooperative fasulle. Rimpolpando gli utili degli azionisti di grandi testate in attivo. Alimentando sottogoverno e clientele. E consentendo illecite rendite e privilegi mediatici a un esercito di "amici degli amici". Di destra, di sinistra e di centro. Ne La casta dei giornali si ripercorre la storia ultra-venticinquennale di questa vicenda: dalla legge 416 del 5 agosto 1981 ("Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l'editoria") e dalle prime ragionevoli motivazioni dell'intervento economico pubblico diretto all'editoria, alla stratificazione progressiva di privilegi, norme clientelari, codicilli, trucchi, mediazioni, trattative di corridoio, accordi trasversali, inciucii e vere e proprie truffe attraverso le quali quell'iniziale intervento si è via via degradato e gonfiato a dismisura. Sino all'attuale, disperato tentativo - già fallito dall'ultimo governo Berlusconi e ora ripreso, fra mille, potenti resistenze trasversali dal governo Prodi - di risanare e ridurre quell'esborso pubblico. Lo scandalo è per la straordinaria entità di questa voce dei "costi della casta", ma anche sul piano etico e morale perché esso è stato sostanzialmente nascosto alla pubblica opinione e "trascurato" dai giornali, direttamente percettori di rendite inconfessabili o comunque "politicamente scorrette". I giornali, in questa vicenda, sono venuti meno non solo al sistema di principi deontologici che ne hanno conformato la funzione storica, sociale e morale, ma al principio più elementare che solo ne determina, giustifica e consente la sopravvivenza: dare le notizie. In definitiva il finanziamento pubblico dei giornali e le particolari tipologie d'intervento applicate hanno accentuato le caratteristiche di autoreferenzialità, di separatezza dalla gente e dal mercato, e di subalternità al potere politico ed economico che hanno storicamente qualificato il nostro sistema della comunicazione. Sino a farne complessivamente - a esclusione di poche isole di professionalità e di impegno civile - un pezzo della casta del potere.

Beppe Lopez è giornalista dal 1963. Ha scritto inchieste, note e servizi per le più importanti testate italiane. Ha partecipato da cronista politico alla fondazione di «Repubblica». Per vent'anni giornalista parlamentare, è stato editorialista e inviato di economia per «Il Globo». Ha diretto la «Quotidiani Associati», la più importante agenzia di servizi per i giornali regionali e provinciali. Ha dedicato al mercato dei giornali e alle tecniche editoriali libri (in particolare Il giornale che non c'è e Il quotidiano totale) e interventi («l'Unità», «il manifesto», «Liberazione», ecc.).

PREZZO: 9,00 euro
ISBN: 978-88-6222-001-9

3 Commenti per “La Casta dei Giornali e il bavaglio del Web”

  1. paoloon 30 Ott 2007 at 23:37

    Volevo far notare alla redazione che il sottoscritto aveva già sottoposto questa gravissima azione di governo, in modo abbastanza dettagliato ,all'attenzione della stessa redazione attraverso una nota su un commento ( magari non a tema..ma non avevo scelta) che è stato colto dalla sensibilità solo di Tommaso Donvito . Sarebbe stato carino essere stati appoggiati anche dalla stessa redazione come segno di sensibilità anche perchè sono un vostro spassionato sostenitore ma soprattutto un sostenitore della democrazia e della meritocrazia. Rinnovo i complimenti per tutto. Paolo

  2. Giuseppe Zilenion 31 Ott 2007 at 1:36

    Si è vero hai ragione. Come te moltissimi in rete hanno espresso il loro disappunto su questo disegno di legge che ci sta ridicolizzando difronte al mondo intero, prima di tutti noi, c'è stato un tam tam gigantesco di mail e post su blog (il più famoso quello di Beppe Grillo). Noi abbiamo voluto proporre qualcosa di più, un libro che dimostra da chi e come viene gestita la libertà di stampa in Italia cioè dalle lobby di potere, quindi bravo paolo, dobbiamo evitare che tutto ciò si ripeta anche con la rete, e questo post è la dimostrazione che tutto quello che dicono i nostri utenti viene letto, discusso ed elaborato dalla redazione. Saluti.

  3. Francesco De Carloon 31 Ott 2007 at 1:50

    Caro Paolo non avevamo sottovalutato la tua segnalazione. Come tu stesso ci dai atto cerchiamo di essere sempre equilibrati nei giudizi e negli articoli (è l'essenza della democrazia) cercando di non pendere ne da una parte ne dall'altra, se non dopo un'attenta analisi dei fatti. Già due giorni dopo la tua segnalazione, Giusepe Zileni aveva preparato questo post. Nel frattempo e grazie soprattutto all'eco suscitato dalla notizia, è arrivata la dichiarazione del Ministro delle Comunicazioni, Gentiloni, che ha fatto il mea culpa ammettendo di non aver neanche letto la proposta di Decreto presentata da Riccardo Franco Levi e sciguratamente approvata in Consiglio di Ministri. Al primo problema (Bavaglio ai Blog), già molto serio, se ne aggiunto secondo me ora un'altro: Un Consiglio dei Ministri che approva un Decreto senza neanche leggerlo e/o capirlo. Praticamente qualsiasi funzionario dell'apparato o qualsiasi sottosegretario prepara i testi (senza spesso averne le capacità) e il politico approva senza leggerlo approfonditamente e verificando solo che non vada contro i suoi interessi personali, anzi è meglio se ci guadagni qualcosa. Questo ci spiega il modo in cui vengono fatte le Leggi in Italia, spesso sull'onda di un fatto emotivo, lasciando buchi enormi (più o meno volutamente per i vari furbi). Certo se il Decreto fosse passato così com'è, avrebbero messo il Bavaglio alla Democrazia, oggi è stato promesso PUBBLICAMENTE che il decreto sarà modificato in Parlamento per togliere questo "errore". Il nostro compito: VIGILARE SEMPRE ED ESSERE ATTENTI, intervenire quando si va contro gli interessi dei cittadini e della democrazia, segnalare ai cittadini queste cose dopo aver fatto un'attenta analisi dei fatti e col dialogo e la politica correggere il tutto in favore dei tanti e non dei pochi e dei furbi (questa è la partecipazione attiva che cerchiamo di stimolare) . Grazie dei tuoi complimenti, li accettiamo volentieri e continua a leggerci, a commentare e a segnalarci ai tuoi amici.

Trackback URI | Comments RSS

Inserisci qui il tuo commento

Per inserire un nuovo commento effettua il Login

- Attenzione : Per inserire commenti devi necessariamente essere registrato, se non lo sei la procedura di LOGIN ti consente di poter effettuare la registrazione istantanea.

AWSOM Powered