La gran serrata dei casari gioiesi – (prima parte)

Una delle questioni più dibattute delle ultime settimane è quella riguardante la costruzione di un centro di smaltimento del siero del latte, struttura di vitale importanza per la città di Gioia, stante la sua specializzazione nel settore lattiero-caseario. Proprio per siffatti motivi, non si tratta certo della prima volta che il comparto diviene oggetto di [...]

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bidone latteUna delle questioni più dibattute delle ultime settimane è quella riguardante la costruzione di un centro di smaltimento del siero del latte, struttura di vitale importanza per la città di Gioia, stante la sua specializzazione nel settore lattiero-caseario. Proprio per siffatti motivi, non si tratta certo della prima volta che il comparto diviene oggetto di un acceso dibattito tra le forze politiche e quelle produttive, entrambe pronte a fronteggiarsi a colpi di ordinanze e ricorsi pur di tutelare i propri interessi di parte, sventolati sempre, da tutti e due gli schieramenti, come coincidenti o affini al bene dell'intera collettività. E difatti, compulsando nella carte d'archivio, si scopre che un vero e proprio scontro oppose all'inizio degli anni '50, i casari gioiesi e le autorità amministrative provinciali. Seguire in maniera dettagliata l'evoluzione dell'industria dei latticini nella nostra realtà è una tentazione fin troppo forte, che tuttavia si scontra con gli inevitabili limiti spaziali imposti dalle esigenze di impaginazione, in ottemperanza ai quali si procederà solo ad una breve trattazione dell'argomento, indispensabile per la comprensione di quanto sarà raccontato nelle righe successive. Va subito precisato che se oggi Gioia è rinomata per la produzione di mozzarelle, un secolo fa erano altri i prodotti che portavano in giro per il mondo il suo nome: il vino "Primativo" ( la cui storia, peraltro, si intreccia con quella del latte), le numerose bevande della società di Paolo Cassano; e, un po' di tempo dopo, i tessuti lavorati dal lanificio della famiglia Lattarulo (cfr., di questa stessa  rubrica, il n. 2 del 2006), oltre ai prodotti dei settori molitorio e pastario. Ancora poche, invece, sono le notizie di quegli anni relative al comparto caseario, a proposito del quale una delle prime documentazioni scritte risale al censimento del 1936, da cui risulta che quell'anno erano attivi nel nostro comune 11 produttori di burro e latticini: Girardi Giuseppe, con una manodopera di 4 operai; Girardi Antonio, 2 operai; Mastromarino Donato, nessun operaio; Paradiso Maria, 2, Antonicelli Leonardo, 3; Romano Francesco, 2; Milano Francesco, nessuno; Guida Filippo, 3;  Perniola Stefano, 7;  Liuzzi Nicola, 2; Lippolis Antonio, 7 (Cfr. Archivio Comunale di Gioia del Colle, Busta 626, fasc. V, prot. n. 8.475). Un altro elenco di poco posteriore riporta grosso modo gli stessi nomi: scompare Guida Filippo ma entrano tali Gatti Rocco e Curci Giuseppe (Ivi, prot. n. 500). Tutte queste ditte però avevano una modesta capacità produttiva: per esempio, quella di Antonicelli Leonardo possedeva come macchinario solo una scrematrice con motore di potenza pari a 0.75 HP ed un capitale di lire 50 milioni (Ivi, fasc. IV). Per quanto riguarda la produzione del latte, secondo un'inchiesta effettuata nel marzo del '40, i quantitativi medi prodotti al giorno ammontavano a 6.500 litri nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile, ottobre, novembre e dicembre, a 8.000 a maggio e a 6.250 nei restanti mesi di giugno, luglio, agosto e settembre. Dalla stessa indagine apprendiamo che il consumo giornaliero complessivo dei cittadini gioiesi raggiungeva i 700 litri in inverno mentre scendeva sui 500 circa con l'arrivo della stagione calda. Più rilevante (700-900 litri) era tuttavia il quantitativo destinato alla città di Bari (Ivi, prot. nn. vari). Come riportato in una informativa del podestà Castellaneta al direttore del Consorzio Provinciale dei produttori agricoli, il costo del latte, nella primavera dello stesso anno era stato di lire 0.90-0,95 all'ettolitro alla stalla, se destinato all'industria; e di lire 1,05 se destinato all'uso alimentare (Ibidem). La consistenza del patrimonio zootecnico era discreta: 1.850 vacche da latte, su un totale provinciale di 14.021, nel 1930, 1.778 (su 14.273) nel 1936 e 1.435 (su 8.880) nel 1940; dunque, una quota oscillante attorno al 15% (Ibidem). Tuttavia solo nel secondo dopoguerra il settore andò assumendo una reale rilevanza. Le ditte più importanti, nel luglio del 1952, risultavano quelle di Filippo De Bellis, ubicata in via Buonarroti 35, di Vito Sisto, sita in via Le Strettole 74 e, soprattutto, dei fratelli Capurso, avente sede in via Carducci 50 (Ivi, fasc. XI, prot. n. 6.366). Nacque allora, verosimilmente, l'idea di costruire a Gioia un padiglione per ospitare un centro di raccolta per la centrale del latte di Bari (imprese Paolo Brescia). I proprietari di stabilimenti gioiesi per la produzione e lavorazione di latticini freschi e formaggi, preoccupati da tale provvedimento, il 18 luglio del 1951 inviarono una missiva al sindaco e al prefetto, in cui era scritto quanto segue: "E' in giro la voce che stia per impiantarsi a Gioia un centro di raccolta del latte per l'esportazione fuori comune e principalmente per l'approvvigionamento della centrale del latte di Bari [.]. Qualora ciò rispondesse a verità, i sottoscritti si permettono richiamare l'attenzione di codesta amministrazione sulle conseguenze gravissime che ne risentirebbero non solo la locale industria dei latticini, che rappresenta una delle attività più fiorenti del paese e dà da vivere a varie centinaia di operai e loro famiglie, ma la finanza stessa del Comune e dello Stato, e l'economia degli stessi allevatori del bestiame da latte. Infatti ove tale progetto dovesse realizzarsi, non è difficile prevedere che la quasi totalità del latte che si produce a Gioia affluirà al Centro per essere esportato a Bari, per cui non solo sarà compromesso il necessario rifornimento delle manifatture locali di latticini, ma potrà venire a mancare addirittura il fabbisogno del latte per l'alimentazione della popolazione, compresi vecchi, bambini ed ammalati. Di conseguenza, non potendo le industrie locali reggere alla concorrenza del centro [.] queste sarebbero costrette a chiudere e licenziare i propri dipendenti, mettendo sul lastrico parecchie centinaia di famiglie [.]. Inoltre, a giudizio degli industriali, anche il Comune e i produttori di latte ne avrebbero patito gravi conseguenze, "il primo per la cessazione del provento dell'imposta di consumo dei latticini e formaggi", gli altri "per il fatto che, venendo a cessare l'industria dei latticini", non avrebbero avuto più la sicurezza "di collocare l'intera loro produzione" sul mercato, tanto abbondante che solo in parte avrebbe potuto essere assorbita dal Centro, mentre il resto sarebbe rimasto invenduto o tutt'al più destinato alla trasformazione "in prodotti assai meno redditizi e di difficile smercio". Gli scriventi ricordavano come fosse stata appunto l'industria delle "provoline" – "che rimonta ad oltre un cinquantennio e [.] mercè l'iniziativa, l'attività e il sacrificio [.] di pochi volenterosi" – ad affermarsi "primissima fra tutte", dando "rinomanza alla nostra città", e sostenendo "l'altra non meno importante industria dell'allevamento del bestiame da latte, assicurando ad essa il collocamento [.] dell'intera produzione; garanzia che verrebbe a mancare domani qualora il deprecato progetto dell'impianto del centro dovesse avere attuazione [.]". Firmatari: Sebastiano Capurso, Vito Domenico Milano, Nicola Liuzzi, Filippo Continolo, Francesco Romano, Paolo Curci, Vito Sisto, Filippo Ferrante, Filippo De Bellis, Antonio Girardi, Mina Castellaneta, Paolo Oresta, Giovanni Losavio (Ivi, fasc. X,  prot. n. 5.641)…………. continua.

Domenico Paradiso (collaboratore del periodico locale La Piazza)

4 agosto 2007

  • Scuola di Politica

Commenti

3 Commenti per “La gran serrata dei casari gioiesi – (prima parte)”
  1. avatar Donato Stoppini scrive:

    Ci tengo a sottolineare che l’autore dell’articolo non sono io bensì Domenico Paradiso, un validissimo collaboratore del periodico locale “la Piazza”, di cui sono coordinatore per quanto riguarda Gioia del Colle.
    Grazie comunque per l’ospitalità, sia a nome mio che di tutta la Redazione de “la Piazza”.
    Un sincero saluto.
    Donato Stoppini

  2. avatar Vernia Andrea scrive:

    Scusate il ritardo cari Gioiesi, ma la salute non mi há dato la forza di collaborare al tutto. Comunque vorrei aggiungere la mia, al fatto che si cerca di creare un impianto di smaltimento per il siero della produzione dei latticini. Scusate tanto la mia Ingnoranza, ma perché volete smaltire un prodotto ancora capace di dare tanto? Ma é possibile che nessuno a Gioia del Colle prende le redini in mano, e per una volta prova a contattare le industrie chimiche e quelle farmaceutiche, e collaborando con loro si potrebbe capire a cosa e in che modo questi prodotti alimentari che hanno sicuramente un vitiperio di vitamine e accompagnatori alimentare come proteine etc. possono agevolare una qualsiasi produzione die medicine oppure sostenere visto il loro grado di insalazione a depurare tante scorie nocive prodotte nel nostro settore. Fate prima una ricerca globale, e poi decidete di raccoglierle e smistarle a chiunque ne possa fare uso legale, forse anche guadagnandoci anche qualche Euro sul tutto. Vi manca fantasia e lo sguardo in profonditá, oppure siete cosí sazi che non ve ne frega nulla di quello che state facendo da oltre 50 anni. Mi farebbe piacere se a Gioia del Colle, oltre quelle splendide persone di cultura si creerebbe un circolo di persone con inventiva, genio e soprattutto spirito giusto per far del nostro paese una cittá con fame europea. Vi prego di svegliarVi tutti, non Vi bastono i politici locali che fanno i belli addormentati nel bosco? Auguri a tutti coloro che hanno voglia di fare! Io sono sempre pronto ad aiutarVi, ma fornitemi almeno una formula chimica, cosí potró chiedere qui alle fabbriche mondiali come la HENKEL e la BASF cosa si puó fare. Buona settimana, buone ferie e buone mozzarelle a tutti, il Vostro compaesano Andrea Vernia dalla Germania

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