Giu 24 2007
Don Lorenzo Milani: chi era costui?
Lunedì 25 Giugno, ore 19,30 presso il Centro giovanile universitario di viale Gandhi, 2 (angolo via G. Petroni) a Bari, il prof. Sergio Tanzarella docente di Storia della Chiesa Pontificia Facoltà Teologica di Napoli interviene sul tema don Milani: chi era costui?.
Alle ore 18,30 sarà celebrata l'Eucarestia nel 40° anniversario della scomparsa di Don Lorenzo.
Si celebra quest'anno il 40° anniversario della morte di don Lorenzo Milani (26 giugno 1967) e dell'uscita di «Lettera a una professoressa» (maggio 1967)
La duplice ricorrenza del 40° anniversario della morte di don Lorenzo Milani e della pubblicazione di «Lettera a una professoressa» ha offerto in questi mesi l'occasione per una ampia riflessione sulla presenza del sacerdote fiorentino nella vita sociale, culturale e educativa degli anni Cinquanta-Sessanta e, al tempo stesso, ha proposto alcune suggestioni su ciò che don Milani e i ragazzi di Barbina possono ancora rappresentare per l'educazione e la scuola di oggi.
Il susseguirsi di convegni, articoli e saggi (oltre all'uscita di alcuni volumi) dimostrano che don Milani non solo è ancora vivo nella memoria, ma che le sue idee costituiscono tuttora, come quarant'anni or sono, stimolo per importanti discussioni e occasione anche di valutazioni diverse.
Il sacerdote fiorentino non fu, né mai ambì ad essere, un pedagogista o un sociologo o un politico dell'istruzione. Non elaborò metodi didattici, non mise a punto rilevazioni sociali e neppure immaginò qualche riforma della scuola. Dalle pagine dei suoi scritti (non solo «Lettera a una professoressa», ma anche «Esperienze pastorali», «L'obbedienza non è più una virtù» e soprattutto le sue lettere) emerge senza ombra di dubbio che egli fu prima di tutto e soprattutto un prete che pose al centro della propria azione pastorale il problema di come annunciare il Vangelo in modo non rituale o semplicemente devozionalistico, ma sostanziale e cioè in grado di entrare nelle coscienze, di essere capito e assimilato anche dalle persone più semplici e meno provviste di strumenti culturali. In una parola si propose di vincere la povertà spirituale di chi non era (e non è) capace di uscire da se stesso e di comunicare con gli altri a causa della sua marginalità sociale o geografica.
Periodico di Cultura e Politica
Cell: 339 4454584
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Domenica scorsa, ho visto su Rai 1, una puntata di TV7, dedicata interamente alla figura di Don Milani. Non ho potuto fare a meno di ricordare un sacerdote che ha guidato me ed altri amici, tra cui Sebastiano Tangorre, che con me condivide questa avventura di gioiadelcolle.info, in un percorso di crescita di fede e di amicizia in gruppo adolescenziale. Mi riferisco all’indimenticato (spero) Don Vito Palumbo che guidò come viceparroco la Parrocchia di Santa Maria Maggiore (Chiesa Madre), alla fine degli anni 70 (Parroco Don Franco Di Maggio), prematuramente venuto a mancare nel dicembre del 1978. Ricordo che nella libreria di Don Vito erano presenti entrambi i libri scritti da Don Milani, “Esperienze pastorali” e “Lettera ad una professoressa”, dei quali a noi, gruppo di ragazzi e ragazze adolescenti (i suoi ragazzi), lesse e fece leggere alcuni passaggi. Come Don Milani ai suoi ragazzi della scuola di Barbiana, Don Vito ci insegnava che la cultura, l’essere istruiti, è condizione necessaria per saper dialogare col mondo e non essere succubi dei potenti. Per ottenere questo nel nostro piccolo, Don Vito creò il suo gruppo di ragazzi adolescenti all’interno della Parrocchia, ci insegnò a saper combattere nella vita, non con la spada e le armi in pugno, ma con la forza della cultura e dell’amore. Oggi, i suoi ragazzi, ci siamo ancora, abbiamo fatto strada nella vita; ci siamo (è vero), un po’ dispersi perché il lavoro ci ha portati in luoghi diversi, ma tutti ricordiamo quei momenti passati insieme, intorno al nostro Don Vito.