Stop alle “Stragi del Sabato Sera”
È purtroppo diventata una consuetudine dolorosa leggere, sulle prime pagine dei quotidiani domenicali, la notizia di giovani vite stroncate in un incidente automobilistico, nella notte. Per lo più si tratta di ragazzi di ritorno da una nottata trascorsa in un locale.
Il sabato è, infatti, consacrato dai giovani, liberi da impegni di lavoro o di studio, [...]
È purtroppo diventata una consuetudine dolorosa leggere, sulle prime pagine dei quotidiani domenicali, la notizia di giovani vite stroncate in un incidente automobilistico, nella notte.
Per lo più si tratta di ragazzi di ritorno da una nottata trascorsa in un locale.
Il sabato è, infatti, consacrato dai giovani, liberi da impegni di lavoro o di studio, al divertimento.
Abbiamo ancora tutti il ricordo delle terribili immagini dell'incidente frontale avvenuto nella notte tra il 2 ed il 3 marzo, nel Salento, nella quale hanno perso la vita cinque giovani, tra i 30 e i 18 anni.
Nella stessa notte altre quattro giovani tra i 17 e i 23 anni sono morti a causa dell'alta velocità in Romagna sulla statale 16, vicino a Cattolica.
Nel successivo fine settimana, in diversi incidenti, hanno perso la vita altri 10 giovani.
La causa sempre la stessa, l'altissima velocità (in uno degli incidenti il tachimetro era bloccato sulla velocità di 190 Km/h).
In un attimo vite distrutte ed anche quando le vittime di queste sciagure sopravvivono, può accadere che i postumi consistano in deficit cognitivi e motori talmente gravi da impedire loro di condurre un'esistenza soddisfacente.
Si hanno allora famiglie messe a dura prova, progetti esistenziali in fumo, sofferenze fisiche e psicologiche indicibili, bisogni assistenziali che richiedono la presenza costante di una persona 24 ore su 24, per il resto della vita. Tutto come conseguenza dell'errore di un attimo.
Il Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, ha in un'intervista alla Stampa annuncia un vero e proprio giro di vite contro le stragi del sabato sera ed i pirati della strada. ''I numeri degli incidenti – afferma – ormai sono da guerra civile: occorre dare un segnale forte ''. Prevede ''un pacchetto di misure al quale stiamo lavorando da tempo assieme a Interni, Politiche giovanili, Pubblica istruzione e Sanità".
In tutto sono 12-13 linee di azione ben precise su formazione, informazione, regole e controlli a cominciare dall'inasprimento delle sanzioni per quelle violazioni che sono alla base degli incidenti mortali: superamento dei limiti, guida in stato di ebbrezza e mancato rispetto delle precedenze.
Si rivedranno i criteri di penalizzazione sulla patente a punti con pene che vanno, fino al ritiro della stessa in caso di guida in stato di ebbrezza; velocità ridotta in maniera selettiva a 120 chilometri l'ora sulle autostrade, più pattuglie e più controlli; divieto dell'uso di auto di grossa cilindrata ai neopatentati.
Sarà sufficiente ?
Ricordiamoci che queste misure servono solo se poi ci sono i controlli preventivi effettuati dalle forze dell'ordine che, anche se sicuramente ci mettono tutto il loro impegno, devono fare i conti con le carenze d'organico (su tutto il territorio italiano ci sono poche migliaia di pattuglie, divise in tre turni).
Occorre sicuramente coinvolgere i gestori dei locali pubblici, intervenendo sugli orari di apertura, sulla distribuzione di bevande alcoliche, sul controllo dell'uso di sostanze tossiche all'interno dei loro locali.
Occorrerebbe fare più educazione, nella famiglia, nella scuola e nella società, perché il problema è sicuramente anche di ordine socio culturale.
La nostra epoca vive nel segno della velocità, dell'efficienza, della competizione e del consumo. Le industrie automobilistiche progettano vetture sempre più veloci, che tentano di imporre sul mercato con pubblicità nello stesso tempo seducenti ed aggressive. La macchina potente e veloce è sinonimo di successo, integrazione, conquista sessuale.
Andando più in profondità, molti ragazzi sembrano proiettati verso una disperata autodistruttività.
La cultura in cui sono immersi è concentrata più sugli oggetti che sulle persone; produce alienazione, mancanza di significato, disorientamento.
La famiglia e le altre istituzioni tradizionali sono in crisi, il mondo del lavoro non sembra offrire ai giovani gli sbocchi occupazionali desiderati.
I legami sociali si allentano, la comunicazione, anche all'interno del gruppo dei pari, appare superficiale; malgrado il diffondersi di nuove opportunità, quali l'e-mail e il telefonino, i giovani appaiono sempre più soli.
Per questo molti ragazzi cercano lo stordimento per vincere le angosce o il vuoto interiore: l'alcool, le droghe, la musica ad alto volume. Non a caso, è di frequente riscontro, in chi era alla guida in caso di grave incidente, l'abuso di sostanze tossiche.
Certo, bisogna distinguere caso per caso. Non si può generalizzare; tanto meno fare del facile moralismo: nessuno possiede la ricetta infallibile del buon vivere, siamo tutti allievi alla scuola della vita. Tuttavia, cercare di restituire un senso all'esistenza di ognuno di noi sembrerebbe un percorso praticabile.
Educhiamo questi ragazzi alla vita, anche nelle nostre famiglie.
17 marzo 2007











