Donne: Figli o Lavoro ?
Italia: poche nascite e il più basso livello di occupazione femminile in Europa.
L'Italia è il Paese europeo con il più basso livello di occupazione femminile, largamente al di sotto della media dell'UE, e allo stesso tempo uno di quelli col tasso minore di natalità, al penultimo posto davanti alla Spagna. Dati tutt'altro che positivi, visto [...]
Italia: poche nascite e il più basso livello di occupazione femminile in Europa.
L'Italia è il Paese europeo con il più basso livello di occupazione femminile, largamente al di sotto della media dell'UE, e allo stesso tempo uno di quelli col tasso minore di natalità, al penultimo posto davanti alla Spagna. Dati tutt'altro che positivi, visto che sviluppo economico e situazione demografica vanno spesso di pari passo.
La popolazione continua dunque a invecchiare, altro male del Belpaese, e la causa è da attribuire proprio al fatto che di figli se ne hanno davvero pochi. Una situazione difficile, ma dalla quale è possibile uscire.
Qualche decennio fa per esempio, la Svezia si trovava nella stessa situazione della Penisola Iberica, ma nel giro di 20 anni, grazie a politiche sociali puntuali, miranti alla parità tra i sessi, è arrivata al primo posto della classifica demografica europea.
E in Italia? Da noi si esce dalla famiglia, si comincia a lavorare e si hanno figli sempre più tardi. Colpa della disoccupazione? Non si direbbe, dato che in molti casi i figli, anche se con un lavoro, continuano a rimanere in casa ben oltre i 30 anni.
Incidono piuttosto la difficoltà legata alla ricerca di un alloggio e la convinzione che uscire troppo presto dall'ovile comporta un maggior rischio di incontrare difficoltà economiche.
Uscite dalla famiglia, alle donne si presenta poi un'incognita in più: una volta diventate mamme hanno spesso difficoltà nel gestire carriera e prole. Molte si trovano a un bivio: dedicarsi all'una o all'altra?
Il dilemma è stato e continua a essere una scelta problematica per molte madri. Conciliare entrambe le cose sarebbe la soluzione ideale, ma non sempre è possibile a causa dalla carenza di strutture che aiutino le mamme a conciliare figli e lavoro, nello specifico di asili nido e tempo prolungato e mense scolastiche nelle scuole dell'obbligo.
Negli ultimi 10 anni gli asili pubblici per i piccoli sotto i tre anni non sono aumentati, al contrario di quelli privati che sono passati dal 7 al 20% dell'offerta totale. La percentuale di utenza infantile italiana è solo del 7%, contro la media del 30-40% dei Paesi del Centro e Nord Europa. Altro problema è che gli orari di apertura e chiusura di questi asili spesso non coincidono con quelli lavorativi delle madri.
I problemi non finiscono qui.
Spesso la maternità è ancora vista negativamente in ambito lavorativo, come un attentato all'efficienza produttiva e in ogni caso, una volta tornate al lavoro, il reinserimento per le neo mamme non è sempre facile.
Senza contare le aspettative di compagni e mariti, il senso di colpa e la sensazione di "rubare" tempo ai figli, con i quali molte donne che lavorano fuori casa devono convivere.
Il part-time può essere una risposta, ma è una realtà limitata: le donne che lo scelgono sono per lo più mamme con figli al di sotto dei 6 anni, concentrate nel Nord Italia.
Quali le soluzioni? Porre la famiglia al centro del sistema di protezione sociale? Agevolare il rientro al lavoro dopo una pausa per maternità dando alle neo-mamme la possibilità di seguire dei corsi di formazione o riqualificazione professionale? Aumentare l'offerta pubblica e privata degli asili nido oltre a renderne più flessibile l'orario e sviluppare gli asili nido aziendali? Istituire anche per le scuole dell'obbligo il tempo prolungato e le adeguate strutture che permettano ai figli di rimanere a scuola con serenità anche della mamma ?
Funzionerà? Se sì, forse le mamme lavoratrici potranno dedicarsi a figli e carriera, sotterrando i sensi di colpa ma non la voglia di realizzarsi in campo lavorativo.
8 marzo 2007











